Volontari Ospedalieri Trieste, un’Esperienza in Dialisi

Ospedale Maggiore, Trieste

Non sono volontaria A.V.O. (associazione volontari ospedalieri), ma a Trieste ho conosciuto da vicino e conosco tutt’ora persone che ne fanno parte, compresa mia figlia, lei in dialisi.
Naturalmente non si viene retribuiti. I volontari sono quelli che fanno questa cosa perché la ritengono giusta; semplice.

Sono necessari perché gli operatori sanitari hanno altre mansioni, il loro numero è limitato e non possono né devono dedicare troppo tempo ad un paziente solo.
Chi sono? Più di un centinaio, per la maggior parte studenti (vengono concessi crediti formativi) e pensionati ma anche persone non più studenti, non ancora pensionati che per qualche motivo (in questi momenti c’è anche chi è in cassa integrazione) si ritrovano con più tempo a disposizione.

C’è il corso base di formazione, gratuito e dalla durata di poche ore sparse lungo qualche giorno dove viene spiegato il volontariato e con quale spirito entrare a farne parte (“Ascolto, Amicizia, Aiuto” è il motto dell’Associazione che si propone di umanizzare l’ambiente ospedaliero). Quest’anno 2017, a Trieste il corso è capitato nelle giornate del 6, 8, 10, 13 e 15 novembre; ma nel caso lo si perda o se soltanto se ne volesse sapere di più, si può assistere ad una della giornate di aggiornamento per i volontari che si tengono durante l’anno, meglio ancora contattare la Segreteria A.V.O. (a fine post le informazioni per quella di Trieste).
Poi sono previste 4 settimane di tirocinio, cioè volontariato accompagnato da un volontario già esperto che spiega in che modo aiutare e come comportarsi con i pazienti di quel determinato reparto (e se per qualsiasi motivo il volontario comprendesse di non essere adatto, potrà cambiare reparto).
Gli ospedali triestini con volontari A.V.O. sono due, Ospedale Maggiore e Cattinara mentre i reparti dove operano vanno dalla Dialisi alla Geriatria, alla Neurochirurgia, alla Clinica Medica, alla B.I.C. (bassa intensità di cura), Clinica Ortopedica e Traumatologia, Medicina Clinica, III Medica. Questo per sottolineare che i compiti del volontario variano molto a seconda del reparto, allo stesso modo dei bisogni dei pazienti con i quali sarà in contatto.
 

novembre 2017 – incontro del corso base di formazione per volontari ospedalieri.
E’ intervenuta la Presidente dell’AVO di Trieste, Domiziana Avanzini, che ha presentato l’Associazione ed hanno testimoniato la loro esperienza di servizio ospedaliero alcuni volontari AVO: Gigliana Bianchi, Donatella Ubaldini, Isabella Ciccolo ed Aredo Bossi.
Immagine dalla pagina FB – Associazione Volontari Ospedalieri Trieste

In dialisi per esempio, a differenza degli altri reparti, i pazienti ritornano, a giorni alterni e si fermano per almeno 4 ore di dialisi, per tutta la loro vita.
Infermieri e volontari imparano così a conoscerli.
I volontari, non sono lì per chiacchierare e raccontare di sé, ma per ascoltare il paziente, sfoghi compresi, e il paziente deve essere sicuro che le sue confidenze non verranno riferite ad altri e che il volontario non prenderà parte a pettegolezzi e mai farà battute che lo possano umiliare.
I volontari sono lì 
per aiutarlo a rivestirsi (alcuni si tolgono il cappotto e arrotolano la manica della camicia, altri si portano il pigiama da casa per farsi una dormita durante quelle ore attaccati alla macchina ma alla fine sono troppo esausti per farcela a rivestirsi da soli) e per controllarlo; perché le sedute di dialisi debilitano, e nonostante gli si offra un panino a fine trattamento, non si riconoscono così deboli da non avere la forza di camminare se pur accompagnati dal volontario fino all’uscita dell’ospedale (dove ambulanze e furgoncini sono pronti per riaccompagnarli) e, non chiedendo l’aiuto della sedia a rotelle rischiano cadute.

Spesso i dializzati sono anche diabetici, o detta più elegantemente, la nefropatia diabetica è la principale causa di insufficienza renale terminale. Il dializzato quindi deve seguire una dieta specifica soprattutto limitando al massimo l’assunzione dei liquidi, così anche la richiesta di mezzo bicchiere d’acqua per assumere meglio le pastiglie non si può esaudire a meno di non essersi consultati con l’infermiere della dialisi che conosce caso per caso.

Le due torri, medica e chirurgica, dell’ospedale Cattinara a Trieste
©Paolo Carbonaio

I dializzati vivono in una condizione di dipendenza da altri soggetti, dalla macchina di dialisi e dall’equipe medica.
Sapere che i volontari sono lì per aiutarli, un aiuto senza condizioni di sorta, perché per loro il fatto che il paziente può aver bisogno di qualcosa è una ragione sufficiente per esserci, incide positivamente sui dializzati.  

La maggior parte, almeno qui a Trieste è over 65 ma ce ne sono di tutte le età e qualcuno non ha raggiunto i 30 anni. I giovani aspettano il trapianto per tornare ad una vita normale, a meno che non siano fumatori o lo siano stati per troppo tempo in passato.
Che i fumatori non possano mettersi in lista per un trapianto lo si sa già da sani ma non ci si fa attenzione; 
sentirselo ribadire dal medico che ti comunica l’insufficienza renale e del fatto che trascorrerai in questa condizione tutta la tua esistenza senza via d’uscita per colpa delle sigarette, è diverso. 

novembre 2017 – incontro del corso base di formazione per volontari ospedalieri.
Il tema dell’incontro: L’integrazione del volontario AVO con il personale sanitario. E’ intervenuta Giorgia Toso, Coordinatrice Infermieristica del Reparto di Terza Medica presso l’Ospedale di Cattinara.
Sono seguite alcune testimonianze di volontari AVO che prestano servizio nel Reparto: Monica Schiavon e Francesco Losciuto
Immagine dalla pagina FB – Associazione Volontari Ospedalieri Trieste

La depressione può essere sia un disturbo psicologico dipeso dalla loro situazione sicuramente stressante come uno dei sintomi dell’uremia, cioè legata alla loro insufficienza renale cronica e inerente alla condizione medica. Il volontario non deve fare lo psicologo ma semplicemente rispettarlo indipendentemente dall’umore e dal carattere, non permettendo in nessun caso che sentimenti di avversione, di antipatia o di disgusto lo possano distogliere dalla responsabilità di aiutare il paziente.
E il paziente deve sapere di potersi fidare, perché nonostante possa rappresentare un peso o un fastidio in ragione delle sue disabilità avrà l’aiuto di volontari che non si tireranno indietro ma anzi, faranno quanto richiesto perché se ne sono presi la responsabilità

I volontari ospedalieri sono tenuti a comprendere la sofferenza dell’altro riconoscendo che potrebbe essere la propria e per questo scelgono di non chiudere gli occhi di fronte al bisogno di aiuto altrui.
Con la vicinanza del volontario al dializzato si porta un volto umano in ospedale dimostrandogli di aver capito che ognuno può ammalarsi in futuro e per questo non gli 
può pesare la sua dipendenza.

Naturalmente questo è solo un veloce resoconto di esperienze sentite dai volontari di un unico reparto, la dialisi. Diverse sono le esperienze  dei volontari nei reparti di Geriatria, di Neurochirurgia e per tutti gli altri, ma questo post era un modo per dare l’occasione a chi mi legge di sbirciare in un altro mondo, quello del volontariato ospedaliero.

Ospedale Maggiore, Trieste

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
Segreteria A.V.O. Trieste
LU, MA, GIO, VE dalle 10:30 alle 12:30
i pomeriggi su appuntamento
Presso Ospedale Maggiore – III piano – Piazza Ospitale, 1 – Trieste
tel 040- 3992550
email avotrieste@gmail.com
A.V.O. Trieste —– pagina Facebook

 

 

Bloody Ivy

 

12 Commenti

    • il lavoro dei volontari è molto prezioso, indipendentemente dal reparto.
      Mia figlia è in dialisi ogni sabato e se ha più tempo libero dagli studi anche qualche giorno in più, ma come volontaria e non come malata.
      Però c’è chi ha i ragazzi in dialisi come pazienti che attendono il trapianto di rene e, purtroppo ce ne sono, troppi. A loro vanno baci, abbracci e tanto coraggio, io ho solo scritto un post.

      • Ohh, meno male! Di ragazzi in dialisi che aspettano il trapianto ce ne sono troppi: poca prevenzione sulle patologie, poca cultura sulla necessità di controlli fin dall’adolescenza da parte di tutti! Grazie per il vostro lavoro <3
        Bacio
        Sid

    • contenta, anzi felicissima di averti incuriosito. Io penso che la dipendenza / disabilità faccia parte della nostra natura. Dipendiamo dagli altri da bambini, da vecchi e nel mezzo a questi due periodi, da malati, Chi più, chi meno… ma è una cosa che ci accomuna tutti.

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