Viola Estremo

« Si ha la sensazione di stare osservando un funambolo, il quale deve fare la massima attenzione a bilanciarsi costantemente dalle due parti. Dov’è il confine del viola che lo divida nettamente dal rosso o dal blu? »
Vasilij Kandinskij

Avevo iniziato a scrivere un post della storia horror ma, mi sono fermata alle prime righe. Sì, sono lenta in effetti, perché come tutti gli altri giorni della settimana ho le mie gatte da pelare (brutta metafora però…) e sono pochi i momenti di “libertà mentale” dove potermi finalmente scatenare e anche perché, come dice mia figlia, “sono una pigna” (io preferisco definirmi affetta dalla sindrome del Tenente Colombo) e finché le cose non mi convincono, non proseguo.

Stavo raccontando dell’esorcista che si mette sulle spalle la stola viola (in una storia horror l’esorcista è una conditio sine qua non) e mi son detta “identifichiamo questo personaggio con il viola!”, che poi è in un certo senso, l’attrezzo del suo mestiere.

Io adoro il viola, come un po’ tutti i colori ma di alcuni sento di più il magnetismo, anche per come stanno in abbinamento con altri; viola e verde smeraldo, viola e nero tenebra cioè il color perso (“lo perso è un colore misto di purpureo e di nero, ma vince lo nero, e da lui si dinomina” dice Dante quando lo vede nell’Inferno). Insomma, uno si sceglie sempre i suoi colori preferiti, quelli che sono uno specchio del suo carattere, ma il colore dipende dalle nuance (come scrivono le confezioni per le tinte dei capelli) cioè dalle sfumature di quel colore perché il viola della prugna non è il viola del glicine e, appunto, anche dai colori con i quali si combina.
Forse è per le onde elettromagnetiche emesse; il viola lo percepiamo con frequenze fra il 380 e 400 nm, e lo dico solo perché sto pensando a come colorare (ovviamente a parole) una storia fantasy horror dove, le ipotesi che mi passano per la mente è sufficiente siano verosimili e non necessariamente rigorosamente scientifiche.

Io associo il viola al profumo delle violette selvatiche, quelle del sottobosco, quelle nascoste, quasi invisibili e dal profumo intenso. Non solo, ma è l’associazione più profumata!
Come tutte le persone che fanno del loro meglio per cercare di apprezzare l’arte (Sgarbi mi chiamerebbe comunque “capra”) sono un pochino sinestetica, ed è questo il bello che ti fa assaporare l’arte, perché se ti basta vedere una cosa per intravederne anche un’altra vuol dire che queste due cose non sono separate, ma ci sono dei collegamenti che puoi trovare e cominci a pensarci, come fossero indizi che possono farti risalire al colpevole.

È la forza della Guernica di Picasso, per esempio. Vedendo un disegno intravedi altro (come sensazione, stato d’animo, profumo, come suono, urla, ricordi, come pensiero…). Non vedi separatamente quel disegno, isolato dal resto del mondo, ma ti ci inoltri (è la foresta misteriosa, incantata, anche un pochino rischiosa). È l’invisibile evidenza che hai proprio lì davanti, guardi il quadro ma devi oltrepassarlo fino a percepire altro, come negli stereogrammi, quei disegni dove guardi le immagini finché emerge dallo sfondo una figura tridimensionale. Il nostro cervello si spinge oltre e percepisce che anche in una immagine piatta è nascosta un’altra immagine in 3D. Il cervello riceve segnali e li ricombina, li collega in modo differente.

E se si guardasse così un colore?
« Le prime tre cose che colleghi al colore viola? » ho chiesto oggi per fare una prova, ad una persona adulta, lo ripeto, ad una persona adulta, e la risposta è stata: « la melanzana, la strega Salamandra, la sfiga ».
Vabbé!

Presso i Romani, nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, chiamato dies violaris, le tombe venivano ornate di viole.

La Chiesa definisce viola il colore della penitenza, del digiuno, della quaresima e del lutto, ma anche il colore dei cardinali però lì il tono di viola è diverso e significa altro.
In ogni caso il mio “esorcista viola” non corrisponde a queste caratteristiche, va oltre a quei viola, oltrepassa!

Viola è “mysterium coniunctionis” per Jung, il colore di sintesi dove gli opposti si congiungono aprendo la via alla manifestazione del Sé.
Carl Jung era uno psichiatra, uno psicoanalista e quindi quando ha messo le mani (cioè le sue idee) nei colori è stato per trarci fuori quel che gli serviva in base al suo ruolo. Il suo punto di vista sui colori è da psichiatra, giustamente.

Il viola è composto di rosso e blu, una dialettica maschile- femminile; se inclinato verso il rosso è ricerca attiva e rivendicativa, se verso il blu è incline alla ricerca introspettiva e recettiva, diceva.
È anche il colore dell’ermafroditismo simbolico tanto che in Francia gli omosessuali erano detti les violettes, e persino Lüscher riferiva di dati statistici atti a dimostrare che il colore viola veniva scelto da persone omosessuali con frequenze superiori rispetto alla norma (1947). Il viola è il colore dell’extra ordinarietà.
Che ne penso? No comment! (It’s a long, long way to…)

Il viola è anche il colore dell’ametista non tanto pietra lavorata quanto la nicchia rocciosa in cui si vedono i cristalli impiantati sulla parete interna. All’ametista si attribuisce il potere di contrastare l’ebbrezza e di preservare la ragione, placando gli stati alterati di coscienza nonché quello di contrastare gli incantesimi e qui andiamo verso il punto di vista “esoterico”. È il colore delle esperienze paranormali.

Per Rudolf Steiner nei colori si nascondono forze spirituali che offrono un valido aiuto a pittori ed educatori nella ricerca di una coscienza nuova del fenomeno colore. Scrive Steiner: « In una stanza lilla, cioè tutta tappezzata di lilla nel suo interno, si possono benissimo tenere dei discorsi mistici, tanto nel buono quanto nel cattivo senso » (1929).
Il viola è il colore degli altri mondi e nell’induismo (di cui non so nulla perché il mio pensiero è decisamente occidentale) è il colore del chakra Sahasrara, il settimo, quello del terzo occhio, dell’intuizione, dei saggi.

Goethe lo chiamava colore irrequieto.
Sicuramente si tratta di un colore estremo, dopo il viola si estende la gamma degli ultravioletti, il mondo sterminato dell’invisibile.

Dovessi descriverlo usando un po’ di sinestesia: ha una voce morbida, profonda come un eco nello spazio interstellare, nel quale guizza di tanto in tanto un suono più acuto, forse per la veloce rotazione di una sfera celeste o un sibilo di vipera.

GRAZIE DELLA LETTURA, BUONA SETTIMANA VIOLA
BLOODY IVY