Un Vecchio Barbone – Cap 11.2 (1parte) – Storia Fantasy Horror

— Tutto si collega soltanto in apparenza sono coincidenze però in realtà non lo sono.
— Che voleva dire?
— Che tutto si collega.
— Spieghi.
— Lei va in barca sul mare e vede un’isola e dice “è un’isola!” ma non è vero si sbaglia, non è affatto un’isola. Tolga l’acqua e potrà vedere che anche un’isola è legata alla terra ferma.
— E per lei le coincidenze sono come isole?
— Ma naturalmente. Tolga l’acqua signore e vedrà.

Belfagor serie tv 1965 (prima puntata)

 

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Fuori dal coro, da quella bolgia che festeggiava l’eclissi danzando ai silent parties , c’era un anziano stravagante, sicuramente uno studioso, che osservava la luna nel buio della sua camera da letto contenente più libri che mobili. Stava affacciato alla finestra con un’espressione seria e concentrata di chi sta ragionando su cose alte e metafisiche, che superano di molto i limiti della capacità di comprendere di quelli che si accontentano  di vivere la vita senza farsi troppi problemi.
Una stanza con lo stretto indispensabile: un letto e accanto uno sgangherato comodino, un vecchio armadio dalle dimensioni di un frigorifero, un tavolino scrittoio, una sedia, una libreria stipata di libri e poi pile di libri ovunque quasi a formare una seconda parete, e probabilmente ne aveva anche sotto il letto.
Sopra il letto, attaccate con del semplice nastro adesivo alcune immagini davvero particolari, religiose ma sicuramente non ortodosse né tradizionali.

“Portae Lucis” stampato a Augusta, in Germania, nel 1516.
Opera cabalistica di Joseph Gikatilla (Yosef Ben Avraham G’iktilih) (יוסף בן אברהם ג’יקטיליה) (Spagna 1248 – 1325) tradotta in latino dal filosofo tedesco Paolo Riccio (1480 – 1541). Foto di Holger Duschneit
(osservatoriolibri.com)

Diede un’ultima occhiata attenta a quella luna di sangue e poi attraverso la stanza nera illuminata soltanto da quei bagliori rossastri provenienti dal cielo, andò a sedersi allo scrittoio e accese una lampada di quelle fatte apposta per chi passa le notti sui libri a studiare. Anche su quel tavolino c’erano pile di libri chiusi ma grossi perché rimpinzati da segna libri di vari colori, un modo per trovare subito le pagine più importanti. Testi davvero strani e antichi, non canonici, non ufficiali.

Stava avvolto da un’ampia zimarra nera e logora, aveva i capelli  bianchi e la barba color latte, uno sguardo nobile e profondo da asceta o da cavaliere, ormai anziano ma sempre pronto a morire combattendo.

Era un personaggio “folkloristico” da quanto era conosciuto in città. Uno di quelli che appena si intravvedono arrivare da lontano subito li si addita con tanto di risatina e battuta cafona scambiata con chi si ha di fianco.
«El xé nero come un bacolo» dicevano sempre, tanto per dire qualcosa e per totale mancanza di fantasia, e lui faceva le sue apparizioni pubbliche sempre un abiti dai colori molto scuri, color scarafaggio. Non possedeva la lavatrice a casa, forse non poteva permettersela o piuttosto era una rinuncia volontaria, una specie di voto originale. Quel che è certo è che mai a nessuno era venuto in mente di chiederglielo, di offrirgli un aiuto a quell’anziano solitario ma anzi, con la scusa che non era altro che un vecchio barbone lo trattavano come tale, schernendolo e tenendolo a distanza.

Tutti dicevano, e se lo dicevano tutti un fondo di verità doveva pur esserci, che da giovane era stato un religioso, forse prete, forse frate, peccato che nessuno ricordasse a quale confessione religiosa fosse appartenuto, d’altronde in città c’erano chiese per ogni tipo di fede.
C
‘era stato anche un grande scandalo, uno scandalo coi fiocchi! Però che tipo di scandalo non lo sapeva nessuno, nemmeno per sentito dire ma in fondo l’importante era riuscire a riconoscere quel personaggio originale quando lo si incrociava per città, additarlo all’amico e ridacchiare.
Lui non si era mai interessato a spiegare, raccontare qualcosa su se stesso e a sua discolpa mentre, dicevano, un innocente lo fa. Quindi qualcosa sotto doveva pur esserci. Invece, quando veniva salutato, sempre con sorrisini o toni da presa in giro, lui rispondeva al saluto con voce educata, in modo serio ma sbrigativo e accelerava il passo, diritto, a testa alta e sempre severo; con la noncuranza dell’uomo sul quale simili sciocchezze non hanno effetto. 

Ora stava seduto allo scrittoio a consultare quei libri già preparati con i segnalibri per aprirsi nei punti giusti. Pagine scelte dopo faticosi studi e notti passate a pensare, cercando di mettere assieme in modo sensato tutte quelle conoscenze. I libri trattavano un po’ tutti gli argomenti e le materie dalle più moderne e scientifiche come la neuroscienza, alle più antiche ed esoteriche come la cabala, testi sacri e non di diverse religioni, i libri di filosofi di più epoche e culture. In un angolo di quel tavolo, affiancato alla parete c’era una colonna di libri, testi di al-Farabi, Tommaso, Ibn Sinā, Gioacchino da Fiore alternati, nella stessa pila con testi di psicologia, neurochimica, sul campo magnetico terrestre e quello dell’attività cerebrale e le sue onde elettromagnetiche.

Perché per lui tutto era collegato, nulla di inutile o insensato, e (natura nihil facit frusta) la natura non fa niente di invano così cercava di sistemare le nuove piccole comprensioni degli studi quotidiani, in un intero disegno mentale, come i pensieri fossero tanti piccoli colorati tasselli che appaiono nel caleidoscopio, ordinati, assemblati in un unico disegno magnifico, grandioso e imperscrutabile a chiunque guardi solo il frammento, un solo tassello seppur in modo attento e profondo.
Per le sue idee veniva indicato come eterodosso, eretico, eccentrico ma così andava il mondo da sempre, e chi osava dimostrare e spiegare perché due più due fa quattro veniva punito dai fautori del cinque, spesso in maggioranza. Lo sapeva bene.

autore Vincenzo Gemito (il Filosofo 1917)

Non aveva soltanto libri nella stanza, c’era anche qualche oggetto, sicuramente legato a lui per motivi di studio perché solo della conoscenza gli importava. Era vecchio ma non aveva perso l’intimo bisogno e il bruciante amore di cercare il vero.
Viveva da eremita distaccato dall’umanità come se ci fosse un oceano a separarlo dai propri simili, pur uscendo di casa ogni giorno e incontrando quotidianamente persone; perché la sua grotta, la dimora da anacoreta era nella mente, una roccaforte psichica ed emotiva.
Aveva ormai raggiunto l’atteggiamento del filosofo puro: la contemplazione.

Così, accanto alla pila dei libri appoggiati sull’angolo del tavolino teneva un caleidoscopio in semplice cartone e quando lo appoggiava ad un occhio come fosse un cannocchiale e ruotava la ghiera all’altra estremità, osservava il disegno, il mandala che si formava all’interno, creato dalle riflessioni degli specchi e dei frammenti di vetro colorati come fanno i bambini per giocare. Ma per lui erano parabole sugli eventi che accadono nella vita e di come ogni fatto, relazione, pensiero ne influenzino gli altri. Come i giochi di luce fra quegli specchietti colorati durante il movimento di rotazione, disordinati solo in apparenza e poi appariva il nuovo disegno; perché l’ordine di fatto, ha una forza incredibile che prima o poi ha la meglio su tutto.

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★★★★★★★★
sì inserisco un nuovo personaggio, per far sì che sia lui a dare delle spiegazioni che sennò sarebbero toccate al narratore onnisciente… e poi… vediamo 🙂
grazie per l’attenzione Bloody Ivy

 

2 Commenti

  1. Grande Ivy, ben rifinito e cesellato.
    Facezie: io raccolgo segnalibri, ormai ne ho più che libri. E i miei libri sono tanti…
    2+2 fa 4 solo in matematica ehehe…nella vita succede di tutto, a volte fa 5, a volte 37…dove c’è di mezzo l’essere umano salta tutto per aria!
    Bella la citazione d’inizio, lo diceva sempre il mio maestro d’aikido: “è vero ciascuno di noi è un’isola, ma se provate a guardare sott’acqua vedrete che tutte le isole sono collegate da un medesimo fondale”
    a presto

    • un collezionista di segnalibri! Molto interessante! (in realtà tutto quello che riguarda i libri mi attira, sono una falena da biblioteca, vengo attirata dai libri invece che dalle lampadine accese 🙂 )
      La citazione era stata trovata per caso, ero davanti al computer, stavo per iniziare a scrivere ma mi ero data del tempo per finire di bere il caffè e per caso son capitata nelle puntate di belfagor. Proprio adatta, vero? ciao

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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