Un Saluto e Cap 13.8 (Storia Horror)

Lo so, lo so che non si capisce bene come la storia continui. Ogni domenica scrivo un pezzetto senza far molta attenzione se è legato al precedente o vive di vita sua, ma di più non riesco; però quest’estate (e ormai ci siamo, oggi i triestini erano quasi tutti al mare) conto di riprenderla e rimetterla in sesto, rileggerla, potarla di qua e infoltirla di là.
Ho deciso di usare più colori cioè emozioni legate alle cose colorate e per questo da un po’ scrivo post dedicati ai colori (messi tutti qui) per capire come reagisco io e che sensazioni hanno gli altri di fronte al nero, al giallo, al viola… Per questo grazie davvero ai commenti che lasciate sotto quei post.
Penso anche di (ma sarebbe un esperimento in stile scienziato pazzo) trasformare la storia in un docu-fiction.
Questa settimana ho usato i momenti free per visionare i vari temi WP. Questo installato (Donovan) mi piace ma ne ho ancora una trentina salvati e in attesa di prove, quindi, non è detto che resterà definitivo.
Le immagini usate in questo post le ho prese da “Surrealismo”, pagina fb di un’artista che si sbizzarrisce in mandala e altre illustrazioni davvero particolari, nonché blogger (e quindi appena ho tempo le chiederò informazioni e materiale per presentarla come merita in un post). Inserisco il link nei disegni in modo che basti cliccarci sopra per arrivarci.

E… ok, Grazie! Bloody Ivy

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CAPITOLO 13.8

“Everybody’s looking for something. Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused.”
Sweet dreams (Are Made of This) – Eurythmics

Cinguettio o meglio il suono di notifica per messaggio ricevuto.
Essendo assolutamente insensibile alle apparenze sociali Nor sbuffò e cercò il primo gradino per potersi sedere; poco fine e signorile ma necessario. Grazie al Cielo, quella città era piena di gradinate.
Con quella gamba che quando la sollevava per fare il passo non le dava sicurezza di come sarebbe stato quando avrebbe di nuovo appoggiato il piede sul terreno, doveva concentrarsi nel camminare senza dare segni di passo claudicante e non sarebbe riuscita a leggere, rispondere e continuare a fare qualcosa che per lei non era per niente semplice ed automatico come passeggiare.

Il suo numero non era conosciuto a molti, e questi pochi sapevano che non andava usato per chiacchierate quindi doveva essere qualcosa di urgente ed importante, così si era già pentita per essersi seccata così tanto.

Con la vista di tre cuoricini rossi invece si pentì di essersi pentita.
3 cuoricini rossi, “Ciao, spero che tu stia bene! Tvb” 3 emoji che mandano baci, altri cuoricini. Stalker uno! Lo sapeva; quando chiaramente gli si diceva di vivere la sua vita, con la sua famiglia senza cercare di allargarla con avventure, almeno per quanto riguardava lei, l’ascoltava e spariva, non facendosi più sentire per 3, 4 mesi. Però era un narcisista e per non cadere in depressione aveva bisogno di lodi “Bravo!”, “Figo!”, “Intelligente!” e che lasciassero intendere “Super eroe!”, “Magnifico Imperatore Galattico!”, “Indomito Guerriero!”.

Non rispondere al “spero tu stia bene!” sarebbe stato scortese ma farlo voleva dire accettare i cuoricini, il tvb e i baci vicini alla frase, nonché le seguenti richieste di appuntamenti che le sarebbero arrivate.

E, sia per professione che per convinzione sapeva che un narcisista anche del tipo “buono” mente per ripararsi in anticipo; “ma i cuoricini e il tvb era per amicizia” avrebbe detto. Perché il narcisista resta sempre nel vago per avere più vie di uscita, farla franca lasciando qualche dubbio e quando mente aggiunge pezzi di verità che sbandiera come prove e confonde facendo credere agli altri di averlo frainteso e giudicato con malizia. Si fa passare per vittima (e disposta a perdonare) quando invece si tratta di un attacco psicologico molto potente.

Non va ascoltato, mai, perché tutto ruota attorno a lui e, che effetto otterresti su questa categoria che si nutre di complimenti, dandoglieli?

Così non gli passò neanche in mente di rispondergli ma invece di alzarsi rimase lì seduta su quel gradino a pensare, con i pensieri dopo quel messaggio era ormai entrata nell’atmosfera del profiler. Quella mattina pensava di preparare profili di due persone che aveva già identificato come Procuste.

Era una sindrome conosciuta che incontrava sempre più di frequente, l’aveva personalizzata dividendo i casi che aveva già incontrato in Procuste Scorpioni, Procuste Zombi, Procuste Draghi, Procuste Vampiri, ma le tipologie sarebbero potute aumentare.

Per rientrare nei Procuste bisognava però avere delle caratteristiche comuni.

Il primo tratto era il disprezzo per chi era migliore di loro, più leale, più prudente, più responsabile, più sincero o ritenuto più intelligente ma non per doti di natura, ma perché invece di passare le notti nei Casinò o davanti alla tv studiava e si sacrificava.

Il disprezzo è un sentimento legato a doppio filo con l’autostima e chi soffre di questa sindrome è frustrato e con una perenne angoscia di essere definito come “quello sconfitto”. Per questo, il secondo tratto che hanno in comune i Procuste è il voler annientare, distruggere, schiacciare, ammazzare ma non solo fisicamente perché sarebbe davvero troppo poco e non li farebbe sentire meglio, quindi non rientravano mai nei classici autori di femminicidio, per esempio.

I Procuste cercano di annientare gli amici, i colleghi, i familiari, i conoscenti cominciando con la maldicenza, proseguendo con la diffamazione, la calunnia ma non basta. I Procuste tendono ad essere dei leader (capo gruppo, capo redattore, un profilo social con tanti iscritti…), per poter raccontare le storie false al loro seguito e le persone si sa, sono pronte a credere storie su ogni argomento immaginabile.
A queste cose stava pensando quando: «Klinggg!». Il rumore metallico di una moneta lasciata cadere sul gradino.
Nor sollevò lo sguardo per capire a chi era caduta e trovò davanti a lei una vecchietta, ben vestita, ben pettinata di quelle che ci tengono all’eleganza nonostante l’età avanzata. Raggiante e dagli occhi buoni e ingenui le disse:
«Per te, cara!» accompagnando la frase con il moto di un piccolo bizzarro eppure semplicissimo inchino.

«Uh! Grazie signora ma no. Vede io non…»
«Su, su cara, prendi, mi fa piacere aiutare una di noi»

Nor le sorrise ma un po’ perplessa, perché “una di noi” poteva voler dire tante cose: noi donne, noi dalla pelle chiara, noi viventi in questo secolo e su questa Terra, noi…
Si rialzò ma la vecchietta che evidentemente aveva delle gambe migliori delle sue si era già allontanata.
«Forse dovrei smetterla di andare in giro con i jeans strappati e sedermi così sulle gradinate» pensò, ma senza convinzione.

puntate precedenti

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grazie per la lettura 🙂