The Twilight Zone

Ho aggiornato la pagina PROCUSTE con un altro pezzettino di storia. Ancora non lo si capisce ma è di genere Horror; mi piace arrivarci con un piccolo brivido di paura alla volta. Lo riporto anche qui sotto, il nuovo pezzettino.

Mi è stato difficile scriverlo stavolta e non tanto per mancanza di tempo (ormai è cronica) o l’esagerata stanchezza (che ti fa sentire rintronata) ma per… mancanza di senso. Voglio dire, non so ancora quali e quanti impegni mi aspettano per il 2020; è un banale disguido, un ritardo, una burocrazia farraginosa e, i miei problemi veri sono altri. Però senza obiettivi certi mi sento un po’ nella Twilight Zone, senza punti di riferimento chiari che mi indichino dove posso atterrare.
Cos’è che ti dicevano nei telefilm della serie The Twilight Zone?

Stai viaggiando attraverso un’altra dimensione. Una dimensione non solo fisica e sonora ma della mente.
Nella terra di mezzo tra luce ed ombra, tra scienza e superstizione.
E si trova tra la fossa delle proprie paure e il vertice delle proprie conoscenze.
Stai viaggiando attraverso una dimensione di immaginazione. Sei appena passato nella Twilight Zone
. “

Beh!? Cercherò di trascorrere un’altra settimana nella nebbiosa Twilight Zone nel migliore dei modi (anche perché non è che posso fare diversamente) e nel frattempo vediamo cosa riesco ad imparare anche qui, ai Confini della Realtà e dell’anno 2019.

Buona settimana,
Bloody Ivy

¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪

da Procuste
Le mandò un messaggio per avvisarla:
« Per i prossimi 30 min sarò da Z, passa se riesci».

Purtroppo o per fortuna non ricevette risposta. Purtroppo, perché così restava nell’incertezza, per fortuna, perché le tipiche risposte di Nor la lasciavano intontita da una perplessità inquietante per ore, come un oppressivo cerchio alla testa che passa solo con un analgesico.

Ci volevano solo una decina di minuti per arrivarci a piedi, indossando scarpe con i tacchi alti e con un’andatura sicura ma anche rilassata e morbida, da vincitrice che si gode il suo momento di gloria.

Ogni avvocato ha il suo bar preferito, tanto che nell’ambiente non si nominano i bar con i loro veri nomi, quelli scritti sulle insegne ma si dice “Bar” aggiustandolo con il cognome dell’avvocato; così Palacinke Bar, quello della famiglia di Zdenka, era in realtà conosciuto come il bar di Rosenfeld.

Gli avvocati marcano così il territorio in modo di evitarsi spiacevoli sorprese l’un l’altro, vale a dire incontri, magari proprio con l’avvocato della controparte o comunque di un altro studio legale.
Sì, perché gli avvocati sono creature molto territoriali, si sentono come delle primedonne e con lo sguardo e l’orazione amano dominare e governare la scena. Mettere assieme due o più avvocati in un stesso bar (a meno che non siano esemplari dello stesso studio, cresciuti assieme e in questo caso potrebbe esserci anche una convivenza pacifica, dovuta al fatto che la supremazia di un singolo esemplare, il titolare dello studio, è già stata stabilita e riconosciuta) è come far stare più galli eccentrici ed aggressivi nello stesso piccolo pollaio, si rischia una cruenta lotta tra galletti.

Inoltre non va dimenticato il pericolo insito di un’oratoria incontrollata (difetto e virtù di tutti gli avvocati ma decisamente solamente una pecca quando viene esercitata in un bar) perché si potrebbe venir captati da qualcuno in ascolto e poi ogni chiacchiera sfuggita può essere usata contro per malevolenza.

Ovviamente c’è una ratio nel modo in cui ci si spartisce il territorio. Perché gli avvocati non fanno nulla senza astuzia e ogni atteggiamento che agli altri può apparire spontaneo e sincero è in realtà una strategia pensata per far abbassare la vigilanza su di loro; una vera deformazione professionale.

Il bar più vicino al Foro è indiscutibilmente quello dell’avvocato più temibile cioè importante; quello che, se a fine giornata, nel “suo” bar vuole ordinarsi qualcosa di non esageratamente alcolico, come un prosecco o una birra, da gallo ( o primadonna) intoccabile, lo può fare.

Alcuni preferiscono i caffè storici o quelli letterari, più raffinati e profumati di cultura e così accettano di dividerli con lo scrittore, l’intellettuale, l’artista altrettanto habitué del locale purché abbia idee simili, ovviamente.

Celestina Rosenfeld aveva scelto il bar dove lavorava Zdenka perché era un’amica di Nor e così le pareva di andare sul sicuro. Perché in ogni altro bar, ogni barista e ogni cameriere avrebbero potuto essere “delle cimici” in potenza, orecchie pronte ad ascoltare e memorizzare conversazioni o frasi sentite al banco, per poi andarle a raccontare, anzi a barattare, in cambio di qualche favore.

Celestina non aveva tempo da perdere nel cercare di conoscere bene una persona tanto da decidere se poteva definirla affidabile o meno ma Zdenka e Nor erano legate da anni di amicizia e quindi qualcosa in comune quelle due dovevano averla.
Nor detestava ogni tipo di corruzione, in modo esagerato, persino sconveniente e non avrebbe mai legato con qualcuno che la pensasse diversamente da lei su quest’argomento. Così aveva deciso di fidarsi e quello che per le altre persone normali in città restava il Palacinke Bar, nell’ambiente era diventato il bar di Rosenfeld. Arrivata al locale restò un paio di secondi sulla soglia, il tempo di dare un’occhiata furtiva ai presenti e poi, con un’espressione compiaciuta per aver trovato tutto e tutti a posto, si avvicinò al banco.

«Buongiorno, un espresso macchiato».
Disse bruscamente come fa un avvocato quando vuol far trasalire un testimone.

¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪¸¸.•*¨*•♫♪ Thanks