Tante di quelle cose strane (Cap 7.3 Parte Seconda)

© Marino Sterle – Trieste – Molo Audace

Il Controllo onnipotente consiste nell’idea di poter influenzare e controllare il mondo.
(Elementi di Psicologia Criminale a cura di Roberto Turrisi)

sinossi e puntate precedenti

Entrò nel bar ad aspettare Jole e intanto approfittò per leggere quello che Stalker 1 insisteva a scriverle.

Lui era il classico double face; appariva come l’eroe dal cuore puro sui social, e continuava a mandare messaggi come “devo vederti assolutamente perché ci sono delle cose che devo, devo, devo assolutamente dirti, vediamoci per un caffè” (senza nessuna anticipazione e quindi Nor fiutò la scusa) o “spero mi inviterai un giorno per un caffè” (da notare la finezza di questo depistaggio).

Si erano incontrati solo qualche giorno prima in un bar, ma temendo che qualcun altro potesse leggergli quel messaggio (magari la moglie, giustamente gelosa) lo aveva scritto lasciando ad intendere che non si fossero mai visti o almeno non di recente.
Scriveva una messaggio solo apparentemente neutro ma in codice per far capire solo all’interessato che se lo avesse raccontato a qualcuno sarebbe apparso come quello che esagera e pensa subito male senza motivo.
Astutamente diabolico ma prassi fin troppo comune, anche i messaggi con minacce velate del suo ex erano così.

© Furio Zuliani – Trieste

Nor, dall’ultimo incontro aveva capito come il “vediamoci… per un caffè” di Stalker 1 andasse inteso “vediamoci… per fare sesso”, e di quanto fosse inutile provare a spiegargli di come i traditori e i bugiardi non la attirassero. Ci aveva provato e lui invece di offendersi e desistere era diventato ancora più ringalluzzito, sicuro che le avrebbe fatto cambiare idea.
Mica poteva rifiutare una simile occasione; non era incredibilmente bello, sportivo, simpatico ed intelligente? E lei non sapeva che il tradimento fa parte della natura umana? Che traditrice lo era anche lei, se non in atto almeno in potenza? Quindi tanto valeva tradire con lui (sua moglie). Ma lui non voleva far soffrire nessuno e quindi il suo mentire era un gesto da spirito nobile. Detto in soldoni: la classica manipolazione psicologica del narcisista.

Nor sospirò, ci voleva pazienza; e naturalmente non gli scrisse nulla in risposta.

Quando leggeva quei messaggi le giungeva anche una sorta di atmosfera, come se nei suoi messaggi fosse impresso il marchio del suo essere. Un po’ come l’odore particolare e personale di ogni persona che però resta impresso negli abiti indossati, nei maglioni e lo si respira nella casa, nell’ufficio, nell’auto anche quando la persona è altrove.

Deve essere sinestesia da stress e sta peggiorando” pensò Nor, senza dargli la minima importanza.

« Ciao! Sei qui da tanto? »
Jole era appena entrata e si sedette a quello stesso tavolino di fronte a Nor.
Ordinarono bibite calde per scaldarsi e Jole con occhiaie profonde e guance scavate che neanche con il trucco riusciva a nascondere cominciò fievolmente a raccontare:

« Se quel giorno ci avesse viste assieme, perché io e lei ci frequentavamo, avrebbe potuto uccidere anche me. La sera noi due uscivamo spesso; lei lo voleva lasciare, per ricominciare a vivere perché lui era un uomo violento ed ossessivo ».

A tratti, per qualche istante, sul volto le appariva un’espressione così strana ed estranea che a Nor pareva, in quei momenti, di avere davanti un’altra persona.

« Noi nei locali ci abbracciavamo e baciavamo come se fossimo una coppia, esagerando ma per finta, era per riuscire a trovarmi un fidanzato, sai come si fa, no? »

Nor sbatté gli occhi lentamente, muta, perché finora non le era mai venuto in mente di pensare che qualcuno potesse cercare di far colpo su di lei baciando un altro o altra che fosse, e sarebbe continuato così.

« Lo sanno tutti che agli uomini piace vedere due donne che si baciano fra di loro e meno male che suo marito non ci ha mai beccate sennò… Sono ancora sotto shock, tremo dalla paura! »

E cominciò a frugare smaniosa nella sua borsetta appoggiata sul tavolo.

« Vuoi assaggiare il mio Irish Coffee? » ovviamente Nor sperava che declinasse l’invito, voleva soltanto distoglierla da quella irrequietezza.

« Eccolo! » gridò Jole con un tono così stentoreo da far girare alcune persone presenti nel caffè bar. La catenina del pendolino stretta attorno al pugno.

Il volto di Jole, accuratamente truccato eppure adesso così orrendo, e quegli occhi accesi da uno splendore pericoloso.
Lo sapeva di non stare bene, ma sperava fosse solo la febbre 
a martellarle le tempie. Stava provando un forte impulso interiore, il comando di avere delle risposte dal pendolino, lì a quel tavolino, in quel momento; si passò una mano sulla fronte sforzandosi di capire cosa chiedere al suo onnisciente suggeritore, e per calmarsi lo fece.

« Qualcuno vuole farmi del male? » e lasciò che il pendolino si mettesse ad oscillare per poi appoggiare la mano sul tavolino come stordita.

Ma quell’uomo dopo l’omicidio si era già suicidato, quindi cosa temeva? 

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grazie della lettura Bloody Ivy

 

 

4 Commenti

  1. Scusa il ritardo, di questi tempi ho avuto un periodo molto indaffarato, che mi toglieva le energie per il resto…
    Andiamo sempre bene, mi pare, quindi sui contenuti non dico nulla: mi limito a un’osservazione linguistica piccola piccola. Al terzo paragrafo c’è un “lasciando ad intendere” in cui la preposizione non va; altrimenti, visto che “ad” non suona male, c’è sempre la variante con “dando”.
    Minuzie, per carità, ma possono sempre tornare utili. Ora mi metto in pari col resto. 😉

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)