Tante di Quelle Cose Strane (Cap 7.3 parte prima)

© Mauro Zorzenoni Trieste, Molo Audace
© Mauro Zorzenoni
Trieste, Molo Audace

Ultimamente erano successe tante di quelle cose strane che Alice aveva cominciato a credere che di impossibile non ci fosse quasi più nulla.
Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll

sinossi e puntate precedenti

Nor di notte fece uno dei suoi soliti sogni. Si era fatta una campagna di guerra in Russia, chissà in che anno, chissà dove, forse Siberia perché i suoi stivali affondavano sempre in molta neve.
Non aveva ucciso nessuno ma percepiva l’odio dei soldati nemici, incredibilmente numerosi che si stavano avvicinando.

Ad affrontarli con i suoi compagni sarebbe stato un inutile suicido, buono solo a far sentire più forte l’arrogante nemico.

Lei, che nel sogno era un lui, convinse gli altri, una manciata di uomini ormai considerati amici per i racconti della loro vita ascoltati durante i turni di guardia notturni, fra un sorso di vodka e un altro, a nascondersi fra gli abeti della taiga, continuando ad osservare il nemico senza farsi scorgere.

Dopo qualche settimana di quella vita emerse dal sogno svegliandosi nel suo letto.

Salutò affettuosa le gatte, si preparò una pinta di caffè, si vestì esagerando con i maglioni ed uscì di casa tuffandosi nei flutti di bora e lasciandosi trasportare.

Fuori dal portone trovò la vicina di casa pettegola, assieme alla sua amica.
Nor le sorrise a mo’ di saluto e aggiunse un ironico « Buon giorno, bel venticello oggi, eh? ». Fatti neanche due passi la sentì commentare ad alta voce cioè ad urlare come un ultras allo stadio, per farsi sentire nonostante il mugghiare del vento: « Hai visto che gente maleducata e schifosa abita da queste parti? Questa è peggio degli immigrati, neanche ti saluta! », e a Nor arrivò l’onda nauseante di disprezzo appena scaturita da quel cuore.

Si accorse che in effetti aveva ragione la pettegola xenofoba. Nor le aveva sorriso ma senza usare la voce per augurarle “Buon giorno”: le sue solite difficoltà relazionali. Era appena tornata da un luogo dove comprendeva tutto quel che gli spiriti delle persone le stavano dicendo, dove la parola non era solo energia sonora ma mentale, psichica e anche le gatte al suo risveglio l’avevano salutata in quel modo perché da sempre la sentivano così e lei sentiva loro. Così si era dimenticata di ritornare a comunicare in modalità voce, ma in fondo le aveva sorriso e non avrebbe potuto voler evitare il saluto per un forte mal di gola?
“Demenza senile?” si chiese Nor.

© Leonardo Pellegrin
Trieste, Molo Audace

Più in là passò davanti al bar. Fuori, nell’angolo riparato dai refoli, gli irriducibili fumatori le urlarono volgarità accompagnate da risate gracchianti che, non si sarebbero mai potute scambiare per spiritosaggini licenziose. Lei si era messa addosso il piumotto imbottito anti bora due taglie più grande e come silhouette era simile all’omino Michelin. Attorno al collo e fino a coprire il volto aveva tre giri di sciarpa di lana grossa più un grosso nodo e il cappuccio calato in testa, fermato stretto con il cordino, il tutto era più coprente di un niqab. Quindi, quale deviazione sessuale perversa poteva spingerli a fare delle avance esplicite all’omino Michelin?

Si era presa la giornata libera. Aveva ricevuto un altro messaggio dall’ex, una cosa teatrale come “ti farò soffrire fino all’ultimo dei tuoi giorni”, e voleva provare ad andare alla stazione dei Carabinieri e segnalarlo.
Il precedente messaggio “Sto arrivando a Trieste e sono armato” mostrato alla polizia in questura non era stato preso in considerazione e anzi lei era stata inquadrata come la solita ex moglie rompiscatole che vuole rovinare un brav’uomo ma poi le amiche, una avvocato l’altra assistente sociale avevano insistito spiegandole che a non segnalare quell’istrionico bugiardo, rischiava di passare dalla parte del torto lei.

Non che avesse paura di qualcuno che considerava tanto falso quanto codardo, convinto di essere il grande genio del male nel riuscire ad infondere paura con minacce velate, quasi in codice, in modo da non risultare tali se lette da altri. Quindi per ottenere un minimo di attenzione stavolta cercò di mostrarsi con la faccina addolorata e gli occhi grandi sufficientemente impauriti, alla cucciolo Disney.
Il maresciallo dichiarò che quel messaggio non si trattava di una minaccia e quindi niente si poteva fare, ma Nor riuscì ad incuriosirlo e presi i dati dell’ex e si mise a fare ricerche al computer.

« Uh! Oh! Addirittura!? Che tipo! Ma chi si crede di essere, Terminator? C’è una lista lunga che non finisce più su di lui e… Uh! Oh! Naturalmente sono notizie riservate e non le posso rivelare nulla » Nor riuscì a fargli un sorrisino che palesava la sua perplessità e annuì con la testa.
« Ma le ha scritto un paio di giorni fa, vero? Perché qui di nuovo vedo un fatto fresco, recentissimo, dell’altro giorno e… se le combina grosse! Tipo violento e pericoloso eh?! Ma io non posso dirle niente, mi capisce? » Nor capiva che era un bravo e solerte carabiniere ma decisamente poco adatto a rassicurare le persone ma sorridendo annuì di nuovo.

« Ma quante armi ha? Un arsenale! Sicuramente ci sarà un traffico d’armi sotto, perché sennò è un pazzo pericoloso! Lo credo che era preoccupata lei! »

© Pietro Corrao
Trieste, Molo Audace

Stavolta Nor fece spallucce e provò a fargli un’espressione rassegnata del tipo “io lo dicevo ma nessuno mi ascoltava!”.
« Lei non può sapere nulla di quel che ho letto qui su di lui, non glielo posso dire, ma cerchi di immaginare! In ogni caso, dovesse incontrarlo, anche solo vederlo da lontano, a Trieste o dovunque, si nasconda e ci chiami, noi arriveremo subito, perché adesso per un po’, non deve spostarsi da dove sta » e poi nicchiando e facendo l’occhiolino che sembrava un tic nervoso « Ci siamo capiti, vero? ».

Qualcosa aveva capito sì, ma adesso aveva un tale miscuglio e confusione di idee che non avrebbe saputo dire se l’aveva rassicurata o ulteriormente preoccupata.

Ringraziò, salutò e avendo finito prima del previsto si mise d’accordo con Jole, depressa e in lutto per la morte di un’amica. Un femminicidio, per la precisione omicidio-suicidio, perché era morto anche il compagno assassino.
A Jole serviva un’ora per prepararsi e raggiungerla, così Nor ne approfittò per fare due passi sul Molo Audace, la sua passeggiata di sempre nei giorni di bora.  

Non si era ripresa del tutto l’uso delle gambe, quando camminava il ginocchio le tremava ancora dalla debolezza lasciata dalla paralisi, ma concentrandosi per non perdere il dominio della volontà su quella gamba, diventava sempre più abile e ad ogni passo sentiva distintamente che la salute stava tornando.

Le raffiche di bora e l’odore dello iodio sollevato dalle onde che si infrangevano con un suono terribile ed imponente sul molo erano per lei terapeutici. La bora infuriava strattonandola di qua e di là, ed era in balia di quei  refoli. Sentiva scatenarsi attorno a lei una tempesta di vento di indicibile violenza che, come tutti i nativi, sapeva dominare.
Alle sue spalle all’inizio del molo c’era la città ma era come se gli spruzzi del mare e il fragore del vento gliela stessero nascondendo e si sentiva sospesa nel vento, librando al di sopra di tutto, svicolata dal tempo e dallo spazio.

Restò così a pensare, alienata da tutto il resto,  e poi ecco un lampo blu, forse un bagliore nel cielo o forse un fosfene dell’occhio ma fu come evocare quel pensiero nel mondo fenomenico. Si incupì, si voltò e cominciò a tornare indietro.

Prima dell’inizio del molo, sulla strada, c’era un gruppetto di signore tutte vestite e truccate alla stessa maniera, quindi amiche fra di loro, che sentendosi forti perché assieme cominciarono a crocchiare con acuti spacca bicchieri: « Peccato che il vento non ti abbia fatto cadere in mare e affogare, stupido fascista di merda! ».

by Hiller Goodspeed

Nor era davvero ben nascosta, nel suo giaccone enorme, avvolta da giri di sciarpa di lana verde che le arrivavano fin sotto gli occhi come un passamontagna e i capelli coperti dal cappuccio. Avrebbe potuto essere chiunque ma le persone continuavano ad immaginarsela come volevano loro; gli ubriaconi del bar avevano visto una bomba sexy e a quelle galline pronte a sfogare la rabbia verso l’uomo fascista convinto della sua superiorità virile, era apparsa proprio così.

Strani pensieri, deliranti convinzioni che lavoravano nella testa, nell’immaginazione e nel cuore delle persone senza nessun riscontro con la realtà .

Entrò nel bar ad aspettare Jole e intanto approfittò per leggere quello che Stalker 1 insisteva a scriverle.

fine Cap 7.3 parte prima

sinossi e puntate precedenti

grazie della lettura Bloody Ivy

 

2 Commenti

    • quella grande in evidenza? di mauro? molto bella vero? da poster!! NOn è un mio conoscente, ci siamo solo scambiati qualche messaggio dove mi assicurava che potevo usare le sue immagini nel blog. Molto bravo, davvero.

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.