Suicidio in Adolescenza

Edwin S. Shneidman
Le vergini suicide è un romanzo scritto da Jeffrey Eugenides, pubblicato nel 1993.
Il romanzo, attraverso un narratore collettivo di un gruppo di ragazzi, raccontala vicenda delle cinque giovani sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza. Le ragazze, bellissime, si suicidano tutte nel giro di un anno.

Ogni anno nel mondo circa un milione di persone muore per suicidio, un decesso ogni 40 secondi.
Il suicidio è tra le principali cause di morte nell’età tra i 15 e i 24 anni, successiva soltanto agli incidenti stradali.

La dimensione sociale del suicidio è sottostimata e, spesso le morti catalogate come improvvise, con cause sconosciute, accidentali, in realtà sono suicidi. Per ogni suicidio portato a termine si verificano dai 10 ai 40 tentativi di suicidio non riusciti.
I metodi più utilizzati in Italia sono l’impiccagione (54,5%), le armi da fuoco, la defenestrazione.
L’avvelenamento (inalazione di gas, avvelenamento da farmaci) sta scomparendo grazie al miglioramento delle procedure di soccorso e l’introduzione di farmaci antidepressivi meno tossici.
Spesso il metodo viene suggerito dagli episodi di cronaca di suicidi e si diffonde per imitazione con effetto Wertherinoltre si è visto che ha un forte effetto imitativo la pubblicazione della notizia di un suicidio a cui si dà molto rilievo, con foto e racconto dettagliato dell’accaduto.
Il suicidio, compreso il suicidio in adolescenza, non può essere compreso alla luce del solo evento scatenante, ma è il risultato di un insieme di fattori biologici, psicologici, sociali, culturali, ambientali… di solito associati alla crisi dei fattori protettivi che variano a seconda della situazione e degli individui.
Si tratta di un gesto individuale e sociale che nasce dalla disperazione personale, di chi presuppone che familiari e conoscenti non potranno essergli di aiuto.
Per studiare ed indagare sui suicidi si usano le autopsie psicologiche.
L’autopsia psicologica è una forma di perizia psicologica usata nei casi di morte violenta. E’ una procedura che raccoglie i dati riguardanti la vittima, gli accadimenti dell’individuo, i comportamenti sociali e psicologici, gli eventi che hanno preceduto il suicidio, mediante interviste fatte a persone che conoscevano molto bene il defunto, testimonianze provenienti dalla sua storia clinica.
Si vuole costruire il profilo psicologico della vittima, per cercare di ricostruire il suo stato mentale prima del suicidio.

Usando la definizione del suicidologo  Edwin S. Shneidman (13 maggio 1918 – 15 maggio 2009) è la ricostruzione retrospettiva della vita di una persona scomparsa, ricostruzione necessaria per meglio comprendere la sua morte e le cause che l’hanno provocata.
La persona interessata a capire la mente suicida con l’autopsia psicologica viene proiettata nello scenario dei pensieri che accompagnano l’individuo in crisi.
Nei casi di suicidio l’autopsia psicologica è un valido strumento per stabilire un modello generalizzato del potenziale suicida da utilizzare a fini preventivi.

Attraverso l’autopsia psicologica si cerca di comprendere il fenomeno del suicidio adolescenziale andando ad indagare l’ambiente, il contesto sociale e familiare dei soggetti, poiché i fattori psicosociali incrementano notevolmente il rischio di suicidio tra i bambini e gli adolescenti.
In questi studi è emerso che i fattori di rischio per il suicidio maggiormente riscontrati sono i conflitti in famiglia, le scarse comunicazioni con i genitori, problemi con la polizia, una storia familiare con presenza di suicidi, perdite di relazioni affettive (soprattutto per il sesso maschile), problemi a scuola o al lavoro, abusi fisici, bullismo anche psicologico e, presenza di armi da fuoco in casa.
C’è una relazione tra disturbi psichiatrici e suicidio adolescenziale, in particolare i disturbi dell’umore (anche se, in generale si può affermare che il 50% dei disturbi mentali nella popolazione degli adulti ha origine prima dei 18 anni).
Gli studi sull’autopsia psicologica hanno rilevato la presenza di sofferenze psichiche fino al  95% dei bambini e adolescenti.  Circa il 50 – 75% di bambini e adolescenti che si suicidano hanno un disturbo dell’umore, più comunemente una depressione maggiore.
Il fattore di rischio più importante per il suicidio è difatti la depressione.
Edwin S. Shneidman
Autopsia di una mente suicida

Mentre il tentativo di suicidio è considerato il migliore indicatore clinico di un altro tentativo suicidario o suicidio completo nel  futuro.

I tentativi quasi letali sono frequentemente seguiti entro pochi giorni da un suicidio letale.
Il 10% degli adolescenti che hanno tentato il suicidio lo ritenterà entro i tre mesi successivi.
Per ogni tentativo di suicidio il rischio che un altro tentativo di suicidio si verifichi nel corso dei due anni successivi aumenta oltre il 30%.
Tuttavia la maggior parte dei suicidi si verificano senza nessuna storia di tentativi precedenti, in tutte le fasce di età.
Altri comuni campanelli di allarme sono il ritirarsi dalle attività che prima impegnavano, calo del rendimento scolastico, pensieri depressivi (comunemente presenti nell’adolescenza e che rispecchiano il normale processo di sviluppo del giovane che inizia a riflettere sui problemi esistenziali) da cui il ragazzo non riesce a distogliersi.
L’abuso di sostanze (alcol, droga) può determinare la comparsa di sintomi correlati alla depressione, aumentare i livelli di rabbia e di aggressività nei confronti degli altri o a comportamenti distruttivi verso se stessi, compresi quelli suicidari (sei volte maggiore nei ragazzi che hanno tentato il suicidio).
Dagli studi di suicidologia è emerso che i tentatori di suicidio mostrano una maggiore rigidità cognitiva, che determina una ridotta capacità nel risolvere i problemi.
Ne risulta che il comportamento suicidario potrebbe essere strettamente correlato ad una incapacità di generare soluzioni alternative alle proprie problematiche in grado di fronteggiare in modo adeguato e costruttivo gli eventi stressanti della propria vita.

Gli adolescenti che hanno tentato il suicidio utilizzavano un minore numero di strategie di coping di fronte a situazioni di rischio o eventi che possono innescare i tentativi di suicidio o il suicidio.
‘Il coping’ è il fronteggiamento, la capacità di rispondere efficacemente, con strategie mentali e comportamentali, a situazioni ed eventi di sofferenza o altamente stressanti.
Una insufficiente capacità di coping è accompagnata da una maggiore rigidità cognitiva e difficoltà nel generare soluzioni di fronte a difficili questioni sociali ed emotive.
Ne consegue che gli adolescenti con tentativi di suicidio hanno la sensazione di avere problemi irrisolvibili, provano sentimenti  di hopelessness che li porta a interpretare il suicidio come l’unica soluzione possibile. E’ una distorsione della percezione della realtà che si verifica quando il livello di disperazione, di sofferenza psichica, è molto alto e le relazioni fra genitori e figli (o la figura adulta a cui fanno riferimento) sono insoddisfacenti.

I Fattori di protezione sono quegli elementi essenziali per la costruzione di difese e in grado di ridurre la probabilità che un individuo possa mettere in atto il comportamento suicidario.

I fattori protettivi possono essere suddivisi in interni ed esterni.
Tra i fattori di protezione interni è la capacità individuale di attuare risposte adeguate di fronte a situazioni piene di sofferenza, frustranti, stressanti (strategie di coping, resilienza); tra i fattori esterni c’è la presenza di un adeguato supporto sociale, le persone adulte più vicine a cui si è legati con una relazione positiva e di fiducia (genitori, familiari, insegnanti, allenatori…).
L’ambiente familiare resta uno dei luoghi in cui si attua la prevenzione primaria del suicidio perché buone relazioni familiari caratterizzate da calore e affetto da capacità di cura adeguate, accompagnate da un attenta attività di sostegno e supervisione sono riconosciuti come alcuni tra i più importanti fattori protettivi.
L’adolescenza rappresenta un periodo di grandi cambiamenti sia dal punto di vista biologico sia da quello cognitivo che da quello sociale per questo è essenziale incoraggiare le interazioni familiari per creare e sviluppare un ambiente positivo e aiutare i familiari nella comprensione dei problemi del giovane.
Il suicidio non è mai un evento imprevedibile, piuttosto è l’esito di una lunga catena di eventi nella quale è mancata l’occasione di intervenire efficacemente. Non emerge mai da momenti di vita sereni, ma è sempre legato a dispiaceri, vergogna, umiliazione, paura, terrore, sconfitta e ansia; sono questi gli elementi che conducono a uno stato perturbato per cui il suicidio appare come l’unica soluzione per porre fine ad un dolore psicologico sentito come insopportabile.
Edwin S. Shneidman

Per Scheidman il suicidio si verifica quando la soglia individuale di sopportazione del dolore mentale, viene superata e il soggetto non può più tollerare la sofferenza che alberga nella sua mente. Come suicidologo pone l’accento sull’individuare una via di accesso al dolore mentale, anche tramite semplici domande: “cosa ti fa soffrire?”, “dove senti dolore?”, “come posso aiutarti?”.

Il dolore psicologico è fatto di pensieri il cui contenuto rimanda ad emozioni negative come vergogna, umiliazione, sconfitta oppure a correlati di perdite o tradimenti.
Schneidman trova nell’individuo a rischio di suicidio, in crisi, disperato, nel suo dolore mentale insopportabile che non lascia altra via di uscita se non la morte, nulla di folle o necessariamente un epifenomeno di disturbo psichiatrico, ma un processo, sebbene aberrante, funzionale ad abolire la coscienza e dunque la sofferenza. C’è di positivo, insegna Schneidman, che quella coscienza può essere alleviata proponendo delle alternative al suicidio.
 
In tanti hanno voluto esprimere la loro opinione sul suicidio del ragazzo a Lavagna, io ho preferito ricordare con un breve e certamente non esaustivo riassunto cosa dice la suicidologia (usando come fonte del post questo manuale) perché ne ho lette di cotte e di crude al riguardo, dai pensieri intelligenti alle panzane. Beh, gli studi freddi e asettici sono questi, spero possano essere utili a sviluppare punti di vista intelligenti e ad arginare le panzane, tutto qui.
grazie per la lettura Bloody Ivy  

24 Commenti

  1. L’analisi del suicidio è facile ma essere nella mente di chi arriva a sacrificare il dono più bello che è mplto difficile … la spinta emotiva è notevole e la ricerca della pace interiore è la scelta finale, con tutti i lati negativi che comporta ed espone.

    • Edwin Shneidman ci ha impegnato tutta la vita per riuscire a capire come fare e soprattutto come aiutare. I più grandi sviluppi per la prevenzione dei suicidi li abbiamo grazie a lui. Prima di Shenidman il suicidio era preso in considerazione come disturbo psichiatrico, “si è suicidato? aveva un disturbo psi”; lui ha spostato lo studio della malattia da fuori a dentro l’individuo cercando di andare a toccare i punti della sofferenza con domande chiave. Suicidologo esperto sì, ma per aiutare i vivi.
      Ho usato come immagine la copertina di un suo libro proprio per suggerirne la lettura.
      (ps: in realtà suggerisco anche il romanzo “le vergini suicide” che ho messo come prima immagine o il film tratto dal libro, “il giardino delle vergini suicide” diretto da Sofia Coppola, molto bello, triste e davvero particolare)
      ciao 🙂

      • Grazie per le deludicizioni, io non discuto il lavoro di Shenidman ma dico solo che la verità, il motivo e come ci è arrivato a quel gesto lo sa chi non c’è più, perchè il suicida se non more ci riprova ancora … purtroppo. L’adolescenza odierna è a rischio!

        • Sì, beh… hai ragione, non si è mai in grado di comprendere (entrare nella testa) completamente un’altra persona. Difendevo Shneidman perché nel campo della suicidologia i suoi studi sono stati di grande aiuto.
          L’adolescenza è a rischio e, appunto perché sono ancora adolescenti che dipendono da altre persone già adulte, per il loro sostentamento, formazione, educazione… ci sono delle responsabilità.

  2. È molto interessante questo post, ho un figlio preadolescente e credo che sia molto importante riconoscere i sintomi della depressione e aumentare le difese individuali in particolare la capacità di fidarsi e di gestire la frustrazione. Anche non denunciare alla finanza il proprio figlio penso che comunque aiuti

    • essere genitori è un ruolo di un importanza incalcolabile, lo sono anche io e, è un impegno che richiede tanto amore ma… di quello vero, quello serio, non quello “ti accontento con quello che vuoi così poi sei felice”. E’ un indagare sul proprio figlio ma non andando a controllare cosa ha nelle tasche o nei cassetti ma cosa ha nell’anima, come è il suo carattere che si sta formando e trasformando negli anni, quali sentimenti (non cose) lo farebbero felice e… un convincerlo che si può fidare, che si potrà sempre fidare di noi.
      Ecco, ho evitato di dirlo nel post ma nei commenti non riesco a trattenermi. Quella signora che si crede così buona, così santa, così buona, così umile, così martire, tanto da denunciare il figlio pur di farlo smettere… ha fatto ben più danni della finanza o della droga. 🙁

        • sono tanti i genitori il cui figlio si è suicidato, ognuno con la sua storia, con i rimorsi. Sono pesi tremendi. E nessuno sa cosa ci capiterà e come noi reagiremo, se bene o sbagliando. Inutile predicare bene ora se poi nel futuro saremo noi a razzolare male. Solo dispiacere per il ragazzo, dal profondo

  3. …Nota didascalica… credo che avesse tipo 16 grammi di erba o giù di lì… E che avesse paura di finire “dentro”, come ce l’avrei io e ce l’aveva Hitchcock (anche senza fumare).
    Non per un/il reato, paura in generale: di non potersi discolpare in alcun modo. Senza stare ad analizzare da cosa, è un dato di fatto che si è buttato come ci si butta quando la casa è in fiamme e non c’è altro da fare.

    • non credo che sia stata la paura di finire dentro… a 16 anni lo sai che per 10 grammi non ti sbattono dentro e gettano via le chiavi 😉
      è più probabile sia stata la rabbia, il sentirsi incastrato, tradito. Il voler farla finita con la vita orrenda che aveva a casa nonché il punire la madre.
      La motivazione di molti suicidi è perché si vuole punire qualcuno che soffrirebbe per la nostra morte (i biglietti di addio servono più che altro per incolpare o riempire di sensi di colpa). “Tu mi hai costretto a farlo!”.
      Prima di mandargli la finanza probabilmente la madre lo avrà minacciato “se non smetti guarda che ti denuncio!”. Ma ci sono dei toni che vengono interpretati come un “lo faccio perché ti voglio bene” e altri toni che sembrano un “e così vediamo chi comanda qua”. E allora o ti ribelli (anche con l’atto estremo) o ti pieghi. “Scusa mamma, non mi drogherò più, hai ragione tu” (anche se non lo sai perché lo faccio, quale è il mio dolore, perché probabilmente non mi ritieni degno o abbastanza importante per meritare la tua attenzione)
      La finanza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso che però si stava già riempiendo da chissà quanto tempo.
      Non la so o non me la ricordo più la storia di Hitchcock, andrò in cerca.

      • Interessante e ti risponderei anche perché il discorso meriterebbe però … è anche giusto lasciare perdere questo caso. E’ uno dei tanti dove una famiglia manda il figlio all’ospedale psichiatrico invece di parlargli, lo denuncia ecc ecc… Si, il suicidio come denuncia è forse proprio questo caso e boh, rileggendo il tuo incipit in fondo è bene parlare in generale. Mi fa comunque grande tristezza. Il caso, non l’articolo, quello è ottimo.

  4. Questo è un tema che suscita inevitabilmente un dibattito sociologico importante. Purtroppo i media sintetizzano sempre male un fatto liquidandolo con i soliti cliché, e provocano di reazione le più disparate opinioni, ampliate poi da trasmissioni assurde che continuano a gestire male l’accaduto. L’adolescenza è senz’altro un periodo particolare, e gli equilibri emotivi di tanti giovani sono a volte difficili da capire, nonostante l’enorme possibilità di discussione che ci offre il quotidiano di oggi. Alla fine è sempre la personalità debole o forte che prende il sopravvento sull’emotività, ma sono sempre i genitori che devono capire le dimensioni del proprio figlio. Dici bene quando affermi che il ruolo di padre e di madre è di un’importanza incalcolabile, perché in questa modernità che ci circonda, spesso, l’individualità, la superficialità e l’egoismo, stanno prendendo il sopravvento: ed è su questo punto che si dovrebbe intervenire, perché sostanzialmente siamo tutti colpevoli, tutti partecipi a uno slittamento della società che sta perdendo i suoi valori primari. E’ vero che si parla sempre del male, mentre d’altro canto cui sono milioni di giovani attivissimi sia nello studio che sul piano sociale, e tendiamo a generalizzare troppo e sempre, però in casi come questi, una vita ha sempre un valore universale e ci dobbiamo porre tutti delle domande per evitare una degenerazione ulteriore. Siamo troppo dispersi tra di noi, e se anche lo percepiamo continuamente, non ci attiviamo per un’inversione di rotta, anzi…

    • i media usano simili notizie per far audience e così fanno danni 🙁
      concordo sul “siamo tutti colpevoli”, e che ci siano ragazzi attivi nel volontariato e nel sociale, convinti e motivati.
      Ma i più, e non intendo giovani ma adulti, hanno dei valori di cui sono convinti e non li schiodi da lì, che… Beh, in Harry Potter c’erano degli spiriti neri, i dementors, se si avvicinavano iniziavano a risucchiare via dalla persona la felicità, lasciandola vuota, depressa, senza speranza, disperata… e devo dire che ad ascoltare molte persone che si incontrano nel quotidiano, sembra di subire un attacco dai dementors per come possono farti sentire.

  5. Alla fine molta parte del problema si collega alla natura umana e a certe situazioni che non la assecondano: l’uomo è un animale sociale; se non sente un ambiente adatto a questa naturale inclinazione, dire che si lasci prendere dallo sconforto è finanche riduttivo. Alcuni studi hanno dimostrato che un essere umano, piuttosto che l’abbandono, preferirebbe la violenza, perché almeno è una forma di contatto, per quanto distorta.
    Per dire una cosa più leggera: laurea ottenuta! Svevo colpisce ancora…

  6. Ho letto e preso appunti e ti ringrazio infinitamente per il tuo articolo. Vengo da una storia familiare dolorosa e avendo avuto l’unico fratello suidica a 24 anni e avendo ora dei figli adolescenti non sai che responsabilità genitoriale mi sento addosso. Gli errori continuiamo a farli ma essere consapevoli da speranza per il cambiamento delle coscenze collettive ed individuali. Io sono per parlarne con responsabilità e per sostenere le alternative a scelte così drammatiche e difinitive. Andrò alla ricerca di Edwin SHNEIDMAN che non conoscevo. Grazie ancora. Liliana

    • guarda, il mio nuovo post è semplicemente un indice i miei articoli sul suicidio e i libri usati.
      Un autore molto bravo e forse più discorsivo come lettura è Kay Redfield Jamison, con “rapida scende la notte”.
      ti aggiungo la sua voce widipedia con tanto di elenco sei suoi libri https://it.wikipedia.org/wiki/Kay_Redfield_Jamison
      Sono storie dolorosissime, che portano dietro tanti “e se… (avessi detto, fatto, sorriso, capito…)” senza risposta. Marchiano, ma rendono anche più sensibili, anzi più sensitivi, capaci di captare di più. Parlarne, rapporti empatici, dare appoggio, amore, cose semplici ma importantissime, che dovremmo fare tutti.
      grazie a te

  7. Molto interessante l’articolo che riporta alcuni dati che non mi erano del tutto ignoti.

    Leggo: “Il suicidio, compreso il suicidio in adolescenza, non può essere compreso alla luce del solo evento scatenante, ma è il risultato di un insieme di fattori biologici, psicologici, sociali, culturali, ambientali…”

    Manca però del tutto una “sfera” che viene ampiamente sottostimata (o appunto neppure nominata), come se non esistesse eppure da sempre esiste nell’Uomo e che possiamo definire come la sfera *spirituale* dell’Essere.

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Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)