Lo Stile di Scrittura Preferito?

La mia storia (definibile anche come esperimento) sta maturando da sola.

A prepararla prima, come giustamente consigliano, scrivendo la scaletta con il puzzle della trama, il profiling dei personaggi principali, climax e quant’altro, non sarei mai riuscita ad iniziarla.

Ho dei serissimi problemi con il tempo che scorre e con gli imprevisti che arrivano a grandinate tanto da convincermi che, gli altri per riuscire a fare tutto o collaborino dividendosi i compiti con i loro doppelgänger o che abbiano poteri alla Flash perché io invece sembro il coniglio bianco di Alice costantemente in ritardo.

Comunque dicevo… nella mia storia in fieri, la trama, il fil rouge che connette tutti gli elementi della narrazione, mi nasce nella mente pezzettino per pezzettino, mentre la sto scrivendo.

« Ma non si scrive così, ci sono delle regole! ».
In realtà si può fare, io non sono molto ortodossa e il tempo scarseggia.

Trieste. statua di James Joyce

E poi lo hanno già fatto in tantissimi, intendo scrivere uscendo fuori dalle righe e con scelte narrative “alternative”. Vedi James Joyce e il flusso di coscienza, con la libera rappresentazione dei pensieri così come compaiono nella mente, e il monologo interiore diretto nel quale si fondono coscienza e inconscio.
E se nell’Ulisse elimina ogni barriera tra la percezione reale delle cose e la rielaborazione mentale, in Finnegans Wake, la storia completa si svolge all’interno di un sogno del protagonista e vengono abolite le normali norme della grammatica e dell’ortografia; sparisce la punteggiatura e il linguaggio è volutamente confuso in quanto onirico.
Molti altri hanno scritto opere usando il flusso di coscienza da Virginia Woolf, a Thomas Stearns Eliot, a William Faulkner, William Burroughs.

Paul Verlaine e Arthur Rimbaud scrivevano seguendo la tecnica della voyance, una percezione dilatata che oltrepassa le barriere dei cinque sensi, aiutata dalle esperienze allucinatorie indotte da alcol e droghe.

C’è la prosa spontanea della beat generation praticata da scrittori come Jack Kerouac.
Per Jack Kerouac lo scrittore deve abbandonarsi al flusso del discorso interiore, lasciando emergere l’inconscio, scrivendo quasi senza coscienza, in semi trance, procedendo in base alla libera associazione. Come un musicista jazz, deve scrivere senza pause, con eccitazione e far scorrere la mente sopra il testo, velocemente e una volta sola.

Nella prosa spontanea il procedimento di revisione è quasi assente. Mai ripensarci per migliorare o mettere ordine nelle impressioni perché la scrittura migliore è quella più personale e dolorosa.

Kerouac s’ispirava dichiaratamente al be bop, e tendeva a creare flussi linguistici simili ai flussi musicali delle improvvisazioni be bop.

Tali improvvisazioni nella musica jazz erano possibili soltanto grazie a una tecnica musicale solidissima; era la perfezione e la padronanza delle soluzioni tecniche a consentire il superamento della tecnica medesima, e lo stesso valeva nelle pagine con la prosa spontanea di Kerouac.

Questo scrivere senza trama, fuori dalle righe, non vale solo per scrittori e musicisti, ma per gli artisti in ogni campo, che siano Coleridge, van Gogh, Lovecraft, De Chirico, Dalì, Ravel, Yayoi Kusana, un cuoco che inventa ricette, uno stilista…

I “fuori dalle righe”, dall’immaginazione non convenzionale di chi vede, pensa e fa in modo diverso dal consueto, creano per intuizione e per percezioni e la loro creatività rende visibile l’invisibile, fa collassare nella realtà ciò che (ancora) non esiste.

Oltre all’originalità queste personalità spesso si portano con sé anche dei tratti psicotici, sofferenze mentali. Per creare un opera d’arte è necessaria profonda motivazione e perseveranza e il malessere e la sofferenza è un ottimo spesso necessario propellente.

I disturbi neurologici di scrittori musicisti e pittori quali Dickens, Dostoevskij, Oscar Wilde, Schubert, Mussorgsky, Gerschwin, Goya, van Gogh, de Chirico non li hanno resi meno eccezionali.

Van Gogh, uno dei più incredibili pittori del xix secolo si è suicidato a 37 anni dopo una vita sregolata e accompagnata da crisi epilettiche, tratti bipolari (maniaco – depressivo), disturbi da schizoparanoide, la porfiria, il saturnismo, la sindrome di Menière (una malattia dell’orecchio interno che colpisce l’udito), delirium tremens e le conseguenze neurologiche dell’alcolismo.

La sua inclinazione ad assumere trementina con l’assenzio gli procurava allucinazioni visive ed auditive e questi disturbi influenzarono la percezione della realtà disinibendo la creatività e contribuendo non poco alla straordinaria travolgente forma dei suoi quadri.

Quello che volevo dire è (oltre a “non aggiungete trementina al vostro assenzio ed evitate ogni droga”) che non sto scrivendo come si dovrebbe ma nemmeno del tutto a vanvera.

Cerco che il parametro causa ed effetto nella storia non manchi mai; magari non se ne vedono subito ripercussioni perché è come l’effetto butterfly, piccole azioni nella storia possono contribuire a generare grandi cambiamenti visibili solo dopo molti post più in là.
Cerco di fare attenzione a non raccontare cose inutili, perché nessuna scena anche se ben descritta è di per sé un pezzo della trama se poi la storia continua come se niente fosse accaduto.
Ho sempre meno tempo di quello preventivato (ed è un mistero X files), così costruisco la storia e decido cosa rendere importante e come intrecciare le cose e i personaggi nel momento esatto in cui la scrivo.

Non sono be bop e scrivo in trance solo causa stanchezza, quindi mi sento ben disposta a tornare sui miei passi nella seconda stesura (affidando alla Provvidenza la prima ancora vaga e incompleta), tagliando l’inutile e il noioso o aggiungendo un’ idea fulminea dell’ultimo minuto.
Cosa ne verrà fuori? Difficile prevedermi, nella vita come quando scrivo narrativa.

E voi? Siete in tanti blogger scrittori di storie e racconti e artisti di vario genere! Come riuscite ad organizzarvi il tempo (senza avere un TARDIS)?

Lo stile narrativo/ creativo preferito? Siete claustrali delle regole o Wanderer e vagate, avventurandovi nell’ignoto?

Se volete contribuire a raccontare come scrivete e create nei commenti inserite pure link che rimandano ai vostri lavori così ci facciamo (non è pluralis maiestatis, ma io e chi verrà a leggere questo post) un’idea più chiara.

thanks, Bloody Ivy