Stalker – Capitolo 1.2 – Storia Horror

Paolo Carbonaio©Photo - Trieste
 
Behind your image,
below your words,
above your thoughts,
the silence of another world waits
John O’Donohue

Anna Nora infilò il braccio fra le ante socchiuse dell’armadio e come il braccio meccanico della macchinetta dei pupazzi agguantò il primo pezzo di stoffa che riuscì a recuperare.
Un abitino giallo catarifrangente; non un’acquisto suo, quel giallo fosforescente sarebbe stato esagerato anche per lei.
Però l’aveva e del resto non se ne importava.

Accettava tutto quello che le passavano le amiche, periodicamente in preda ad attacchi di shopping ossessivo compulsivo. Si comperavano di tutto, e poi, finita la crisi e riacquistato il lume della ragione, se ne vergognavano.
Così, grazie alla loro sindrome da acquisti risparmiava in vestiti che invece erano l’ultimo dei suoi interessi.

Salutò le gatte socchiudendo dolcemente gli occhi e loro ricambiarono. Uscì.

Paolo Carbonaio©Photo – Trieste

Si incamminò verso il bar, da Sdenka, con quella che tutti avrebbero scambiato per un’andatura spensierata e tranquilla.
Un paio di mesi prima era stata colpita da una paralisi misteriosa che le aveva immobilizzato la gamba destra e sdoppiato la vista; anche ora ci metteva un po’ per mettere a fuoco le cose.
Dopo qualche giorno saltellava su una gamba sola, poi afferrando la gamba destra con le mani e sollevandola fino a metterla sul gradino del marciapiede, riusciva a salire, poi aveva cominciato a muoversi strascinando i piedi come con le ciabatte  e poi sempre meglio.
Paralisi, rimasta misteriosa perché non aveva né tempo né voglia per tutta la sfilza di analisi suggeritele.
Era reduce di un infuocato herpes zoster, era plausibile che la paralisi acuta fosse un suo regalo.
Per tornare a camminare, diceva il medico, sarebbe servita la riabilitazione, ma lei se la cavò cominciando a svegliarsi all’alba per 3 ore di allenamento con gli esercizi di danza classica imparati da ragazzina.

Ormai la gamba seguiva pedissequamente la sua volontà anche se si doveva concentrare come se la muovesse con la telecinesi, e il passo era tornato elegante nonostante per ora l’andatura restasse lenta.
Aveva inoltre compreso che poter camminare non va dato per scontato e ora ad ogni passo si sentiva grata, fiera e le si illuminava un sorriso tutto interiore.

Cinguettio di uccellini per il messaggio di  – così lo aveva memorizzato in rubrica – stalker 1: “Uhm quel vestitino giallo…”.
Gli rispose di getto, “giallo come il catarro”, solo perché una citazione di un drogato come Fabri Fibra l’avrebbe trovata sgradevole, ed era un modo per rispondergli ma contemporaneamente anche terminare quello scambio di messaggini sul nascere.
Applausi per Fibra, Fibra, Fibraapplausi…” canticchiò mentalmente e con un sorrisino sornione immaginandosi l’espressione seccata di stalker 1.
Nella rubrica aveva 3 o 4 numeri memorizzati come stalker, anzi per la precisione 3 di stalker vivi perché stalker 2 era deceduto. Aveva letto il coccodrillo sul giornale, appariscente e prosopopeico come richiedeva l’occasione.
Era vecchio come Babbo Natale, e nonostante ciò irrefrenabile con le battutine a doppio senso e le avance; “Credi che se tu non fossi stata carina saresti qui?”. Così aveva girato i tacchi e se ne era andata; cosa che sembrò un affronto imperdonabile da chi si credeva dio e imperatore.
Aveva cominciato con lo stalking via messaggini; subito bloccato. La pedinava virtualmente e appena lei iniziava a scrivere per un sito, Babbo Natale si presentava ai curatori, increduli che un professionista volesse aver a che fare con loro offrendosi gratuitamente. Mentre lei, senza spiegare agli ignari quel che stava accadendo, si defilava cominciando da altre parti ma firmandosi con insospettabili pseudonimi. E ora… Amen!
Paolo Carbonaio©Photo – Trieste

Stalker 3 era un caso da DSM. Lei un giorno gli aveva fatto leggere un documento per un parere e alla fine di questo, accanto alla firma c’erano email e cellulare.

Quando l’aveva chiamata, alla domanda “Come fai ad avere il mio numero?” le aveva risposto “Me lo hai dato tu perché volevi che ti chiamassi” e gli bloccò il numero perché non era vero. Le foto che pubblicava sui social erano, a suo dire, messe lì perché aspettava i suoi complimenti, così smise di postare foto, ma la paranoia è una gran brutta bestia e anche in quel che scriveva ci vedeva messaggi subliminali e riferimenti alla sua persona.
Quando Anna Nora postò la foto di una bitta del Molo Audace e fu interpretata come un simbolo fallico, un’ esplicita provocazione sessuale bandì il delirante su ogni fronte.
Stalker 4 era il suo ex, un demone subdolo e scaltro, che aveva iniziato lo stalking con minacce velate per poi parare in quello che rientra a tutti gli effetti in “maltrattamenti contro familiari e conviventi tramite azioni legali pretestuose”. Una volta le aveva pure sparato, ma erano soli, lui un abile bugiardo, nonché la pistola scarica, anche se lei non lo sapeva.
Godeva nel distruggere il prossimo ma lei semplicemente disse in spirito a Dio “arrivo!” prima di sentire il click scattare a vuoto e la sua rabbiosa imprecazione.
Altro cinguettio di uccellini, stavolta le arrivò un’immagine di stalker 1 spaparanzato su uno scoglio in mezzo al mare e con il costume giallo come il suo vestito e un sorriso ancora più abbagliante che sembrava dicesse al mondo “Chi è più figo di me che indosso un costume giallo fluo?“.
Anna Nora se lo teneva nella rubrica per espiare le cavolate di gioventù. Sì, perché negli anni della scuola media e durante il biennio alle superiori era lei quella a lasciargli i bigliettini sul motorino, a scrivergli pseudo poesie sul marciapiede con il gessetto da madonnaro e a rompergli le scatole in altri 1000 modi. Ora per la legge del contrappasso  le parti si erano invertite.
Comunque si guardò bene dal rispondergli stavolta; anzi guardò bene in tutti i sensi, sollevando la testa e controllando tutt’intorno. Magari si era fermato lì vicino, ma le parve di no.
Molto più avanti all’angolo, alla fine della strada, intravide una sagoma blu, blu tekhelet, blu tuareg, un bel blu che vibrava come fosse uno sbuffo di vapore o un miraggio. Emanava qualcosa di implacabile, terribile e coraggioso. Chiuse gli occhi e li riaprì per mettere meglio a fuoco ma di quel blu non restava nulla.
Poteva essere stato quell’indiano Sikh che indossava sempre il turbante blu e che non era raro incontrare in quella zona,  non ci pensò più.
..
Paolo Carbonaio©Photo – Trieste

Arrivata al bar trovò il sorriso di Sdenka dietro il banco e Celestina e Iolanda, di spalle, impegnate a parlare di sogni.

Iolanda, Jole, appena vide Anna Nora le ricordò di quanto più adatto a lei fosse il colore verde speranza invece di quell’orrida colorazione giallo disgustoso che stava indossando e Nor, al solito fregandosene, puntualizzò convinta “giallo catarro!” così che a Jole non restò che continuare a discorrere di sogni.
Un’improvvisa folata gelida come l’odio entrò nel bar, a Nor sembrò quel tipo di gelo infernale che emanava stalker 4 e si voltò per controllare.
Sulla soglia, una donna sulla sessantina con il viso tirato dalla tensione nervosa e gli occhi stretti a fessura come per dirigere meglio lo sguardo, fissava crudelmente Celestina.
fine primo capitolo
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Sono cose che scrivo al momento, senza sapere ancora dove andrò a parare, pomeriggio preparo un post che faccia da indice in modo di ordinare un po’ il tutto e credo che in questo luglio proseguirò con il capitolo 2, ma per non rompere troppo le scatole con le mie velleità da horror writer il prossimo post avrà argomenti più da blog, perché…
un capitolo al mese mi sembra più cortese” 🙂
grazie della lettura Bloody Ivy

15 Commenti

  1. Vedere che hai iniziato questa nuova avventura mi riempie di gioia. Spero anche di avere contribuito (almeno per una frazione) in qualche modo, spronandoti! 🙂

          • A no no, io mi siedo qui col pop-corn e mi godo il racconto! 😛 Tu scrivi come ti senti! 😛 😛 😛
            E poi io ho in mente da tempo un racconto-splatter tratto da un mio “videogame seriale mentale”!!!
            Quindi non ti darò suggerimenti, perché li userò sul mio racconto! 😛 😛 😛

            • io davvero non so che piega prenderà la storia, se sarà abbastanza paurosa, lo riprenderò e correggerò in seconda stesura.
              bella la tua idea, ma suggerimenti potresti darmeli lo stesso perchè 1) decisamente la mia non sarà una storia di videogame mentali 2) per i creativi le idee sono tappi, tappi che tappano (mi piace il suono tap tap che fa questa frase) altre idee più nuove e fantasiose che non nascerebbero se si restasse concentrati su quelle che già si hanno.
              e poi, fra qualche capitolo di questa storia horror potrei prendere coscienza che, faccio più paura alla gente se esco struccata 🙁

              • Non c’è trucco e non c’è inganno… mmm provo a partorire un’idea, anche bislacca e te la propongo! Vorrei a ‘sto punto du’ suggerimenti… anzi uno: dammi tre parole che vedo che effetto mi fanno. Intanto leggo avido le tue uscite. 😉

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  1. Indice Storia Horror (ancora Senza Titolo) ⋆ NIENTE PANICO

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)