Sollievo (Cap 9.2 Storia Fantasy Horror)

Loredana di Biase "fiore voluttuoso atipico"
Vasilij Grossman

Per ammazzare i kulak, annientarli tutti come classe, bisognava annunciare: “i kulak non sono esseri umani”.
Vasilij Grossman – Tutto scorre

sinossi e puntate precedenti

Sto provando a scrivere un fantasy ma soprattutto horror e tutto quanto si legge nel post NON E’ VERO. In questi tempi di bufale credute e condivise è bene sottolinearlo.

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Si erano fatti passi di gigante in avanti anche nelle leggi; il nuovo decreto legislativo chiamato “Sollievo” aveva ricevuto il placet di tutti.

L’obiezione di coscienza era stata riconosciuta a tutti, e non si voleva più metterla in discussione, non era stata spiegata adeguatamente ma da quando andava a braccetto con il principio di autodeterminazione tutti la sostenevano. Era il più importante dei diritti il decidere sulla propria vita, l’autodeterminazione. 

I medici avevano il diritto di non uccidere, così dicevano loro, anche se ogni propaganda e pubblicità era protesa a mostrarli come egoisti incapaci di provare alcun sentimento di pietà e quindi l’opinione pubblica li odiava; i malati avevano il diritto di non curarsi quando non volevano farlo e anche scegliere il Sollievo, l’ultima sedazione profonda e serena.

Se il paziente non era in grado di decidere, perché  in coma da tempo, affetto da demenza o per semplice incompetenza in campo medico, i singoli medici erano delegati a scegliere cos’era bene e cos’era male per lui; in fondo la capacità e la conoscenza medica erano i requisiti più corretti per esaminare e valutare ogni caso. Sarebbe stato mostruoso e straziante affidare a malati già turbati mentre stavano attraversando momenti di grande fragilità emotiva o ai loro parenti, una decisione così importante come il Sollievo. Nella sofferenza c’era bisogno solo di serenità, di pace nel cuore e simili decisioni avrebbero inevitabilmente pesato sulla loro coscienza.

Era giusto che fosse il medico a caricarsi sulle spalle una simile responsabilità e, la possibilità di sfuggire alla responsabilità individuale lasciando il compito ai professionisti alleggeriva la coscienza.

Il criterio usato per decidere era la concreta possibilità di avere in futuro una vita dignitosa, in base ai parametri estremamente soggettivi del medico.

Maurice Utrillo

Per esempio, gli anziani affetti da demenza potevano essere pericolosi per sé e per gli altri e se i parenti non volevano o potevano farsene carico economicamente, era tutta la comunità che ci rimetteva. Per controllarli serviva la sedazione palliativa che li calmava sereni fino alla fine misericordiosa.
Anziani indigenti, bisognosi di aiuto perché non più autosufficienti, con malattie invalidanti, incurabili, soli e abbandonati come vecchie zavorre, attanagliati costantemente da angoscia, dispiaciuti di essere di peso ai propri cari e di costare alla società, non volevano più disturbare. Ormai erano privi di alibi per la loro esistenza, per la loro sopravvivenza e così sacrificavano se stessi acconsentendo al medico che suggeriva il Sollievo. Dolore e dispiacere sono gemelli, ed era dignitoso ad insistere a farli sopravvivere così contro la loro volontà?

L’intellighenzia asservita ai poteri forti stava nobilitando il suicidio scelto individualmente in nome del progresso sociale. Finalmente era stato soddisfatto il bisogno di avere il controllo assoluto su ogni aspetto della propria esistenza, morte compresa.

Sollievo” aveva sedotti tutti con le sue idee di serenità, accettazione di sé stessi e solo alcuni irriducibili temevano che in realtà celasse una mentalità prepotente ed estremamente aziendale, che privilegiava gli elementi migliori e più produttivi scartando i deboli.
Il prezzo per dormire tranquilli la notte era l’abbandono di ogni pensiero troppo profondo; naturalmente con l’aiuto del nuovo sonnifero.

Qualcuno sospettava ci fosse del torbido. I nuovi tre farmaci, l’antidepressivo, l’ansiolitico e il sonnifero, erano ritenuti la panacea a tutti i problemi però molti articoli su di loro, apparsi su riviste mediche specializzate, venivano censurati poco dopo la pubblicazione.

Avevano forti effetti collaterali e lo si sapeva; creavano dipendenza già dopo un breve periodo di assunzione, ma “il gioco valeva la candela” e, pur di non rivivere le esperienze delle paralisi ipnagogiche e dei sogni lucidi che poi erano vividi e tremendi incubi, la gente ne abusava.

Lasciavano intontiti per ore nelle quali l’attività razionale diventava di una difficoltà ciclopica; alcuni parlavano di pensieri e concetti che scoppiavano in testa come bombe ma erano tossici che, nonostante tutte le pesanti controindicazioni, quei tre farmaci li assumevano tutti e tre ben sapendo che potevano dare delle interazioni pesanti. D’altronde, esagerare era l’unico modo per convincere chi di dovere a legalizzare finalmente la cannabis, quella seria e non del tipo “delicato” già acquistabile ovunque; in che modo e perché ci sarebbero riusciti non era ben chiaro neanche a loro, ma l’importante era fare e non mettersi a pensare.

I giornalisti e quelli che erano riusciti a leggere gli articoli censurati raccontavano di dati riguardo un allarmante aumento di persone di età giovane ai primi stadi di malattie mentali neurovegetative.
Demenze anomale, per le quali non esisteva un test specifico per determinare se si era già affetti, non c’erano esami e la diagnosi si faceva quando ormai era troppo tardi, chiacchierando di persona con i pazienti stessi per capire se ragionavano correttamente o da squilibrati.

Loredana di Biase
“fiore voluttuoso atipico”

Le funzioni cognitive di chi faceva uso di quei farmaci, una marea di persone, erano alterate, a volte solo per brevi momenti, a volte sembravano restare così più a lungo, a volte era proprio come se ci fosse un cambio di personalità senza ritorno.
Il medico non avendoli conosciuti prima delle loro stranezze poteva solo constatare che sembravano poco sagaci e molto intontiti ma non dare colpa ai farmaci.

Non esisteva la possibilità di predire se chi aveva fatto uso di quei farmaci avrebbe sviluppato quella forma di demenza che forse non era tale anche se, i pensieri di troppe persone stavano diventando strampalati.

La vera epidemia era quella della disperazione di quanti si vergognavano immaginando una vita sulla quale incombeva la malattia mentale irreversibile. Un’angoscia folle attanagliava quelle persone che cominciavano ad avvertire la perdita di affidabilità rispetto a se stesse e con gli altri. Forse era solo stanchezza, si dicevano, sarebbe bastato riposare e quel senso di confusione se ne sarebbe andato. Poi, nonostante i farmaci, tornavano le allucinazioni con contenuti terrifici e il ritmo sonno – veglia diventava disordinato tanto da non capire bene se si fosse svegli o in un sogno. Mancavano le parole giuste, mancavano i pensieri giusti, mancava la memoria, la lucidità, mancavano le emozioni giuste e arrivava il panico; non era la paura di una sedazione profonda, rapida e onorevole nel caso quei disturbi fossero  i prodromi di una demenza, bensì l’indicibile, sconvolgente terrore dell’orrendo incombere del perdere se stessi nella malattia mentale. Disperazione che torturava, facendo avvicinare strisciando lenta ma sempre più vicina quell’ipotesi. L’angoscia del dover abbandonare piani e speranze sognati da tutta la vita.
E non ci sono le parole per descrivere con quali fremiti d’orrore in quei momenti pensavano al Sollievo.

sinossi e puntate precedenti

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grazie per la lettura Bloody Ivy

1 Commento

  1. Ecco sicuramente questo post mi è venuto in mente pensando alla giornata… 13 maggio 1978, una grande data da ricordare, la chiusura dei manicomi grazie alla “legge Basaglia” e come triestina (e probabilmente matta) lo sento molto questo anniversario.
    Non ho avuto ancora modo di rileggere quanto scritto ieri sera, lo farò oggi pomeriggio, scoprirò orrori e me ne vergognerò tantissimo ma tant’è… non posso allungarmi le giornate o regalarmi tempo libero in più 😉

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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