Sir Arthur Conan Doyle e lo Spiritismo

Doyle e figli
Arthur Conan Doyle

Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930) medico e scrittore scozzese, padre del giallo deduttivo come genere letterario grazie al suo personaggio dell’investigatore Sherlock Holmes, e accanito proselita dello spiritismo con molte opere a riguardo, conferenze in varie parti del mondo (in tutta Europa, in Australia, negli Stati Uniti, in Sudafrica, Kenya e Rhodesia) e, naturalmente sedute spiritiche.

Spiritismo è un termine utilizzato per la prima volta da Allan Kardec (pseudonimo del pedagogista francese Hippolyte Léon Denizard Rivail) ne “Il libro degli spiriti” (Le Livre des Esprits) pubblicato nel 1857, e poi ne “Il libro dei medium” (1861) dove è spiegato come chiunque possa dialogare con gli spiriti tramite sedute spiritiche e l’intervento di un medium.
Grazie a questi libri, considerati i testi base dello spiritismo, lo spiritismo diventò un fenomeno di massa con milioni di seguaci in molti paesi del mondo. 

Lo spiritismo trovò buone basi sul già esistente movimento spiritualista sorto nella metà del 1800 per opporsi al materialismo, perciò lo spiritismo è in qualche modo anche spiritualista (ma non necessariamente viceversa).
Conan Doyle prese ad interessarsi allo spiritualismo nel 1886, dopo la lettura di un libro scritto dal giudice supremo statunitense John Worth Edmonds (1816 – 1874), uno dei primi e più influenti spiritualisti americani, che affermava di essere in contatto con la moglie defunta.

The Cottingley Fairies

Nel 1893 Conan Doyle si unì alla società britannica per la Ricerca Psichica, una società formatasi a Cambridge per indagare su spiriti, fantasmi e altri fenomeni paranormali, non escluse le fate,

Le fate di Cottingley, nel 1917, furono un vero caso mediatico del quale Doyle si interessò, scrivendo articoli e persino un libro, “La venuta delle fate” (“The Coming of the Fairies”, 1922), tutto intorno a fotografie che Doyle stimava prove genuine (rivelatesi anni dopo come fake), scattate da due adolescenti a cui apparivano, lasciandosi anche fotografare, misteriose fatine alate, danzanti sui cespugli.
Sir Arthur Conan Doyle arrivò a dichiarare pubblicamente l’esistenza delle fate, rimettendoci la faccia: il creatore del grande detective dalla logica ferrea, Sherlock Holmes, credeva nell’esistenza delle fate.
qui la storia delle suddette fate da wikipedia

Assieme alla seconda moglie Jean (la prima morì nel 1906 di tubercolosi) tenne molte sedute spiritiche, come andava di gran moda fare in società nella seconda metà dell’Ottocento, per comunicare con i membri della loro famiglia morti (un figlio e il fratello minore di Doyle).

Durante una seduta spiritica riuscì ad evocare lo spirito di Charles Dickens, morto il 9 giugno del 1870 per emorragia cerebrale, lasciando incompiuto il suo quindicesimo romanzo, “The Mystery of Edwin Drood”.

planchette

Dickens si sarebbe rivelato sillabando il suo pseudonimo, Boz, sulla planchette, una particolare tavoletta con un foro nel quale è fissata una matita pronta a scrivere. Posandovi sopra le mani essa si muove e “lo spirito” traccia sul foglio su cui è poggiata lettere o parole.
Boz era la firma da lui usata in alcune delle sue primissime opere, per es Il circolo Pickwick.

Doyle gli chiese notizie sul romanzo che morendo aveva lasciato incompiuto rendendo sconosciuto il seguito della storia.
Lo spirito di Dickens gli rispose:

Già. Quel poveretto (cioè Drood) ha avuto una vita dura. Ho sempre sperato che voi gli avreste messo Sherlock sulle tracce. Ma in questo momento non so che cosa sia meglio: risolvere il caso qui sul vostro taccuino, oppure lasciarlo come mistero”.

In quegli anni era molto in voga il romanzo gotico, contemporanei di Dickens furono Edgar Allan Poe e Bram Stocker e un po’ tutti erano attratti dalle ghost stories, dal macabro in letteratura nonché dai fenomeni paranormali, nelle storie e nella vita quotidiana.
Dickens, come spiritualista (non spiritista) preferiva interessarsi al mesmerismo, cioè ai flussi magnetici, considerati più “scientifici”, e raccontò più di una volta di aver avuto delle premonizioni, compresa quella della morte di suo figlio nonché di aver visto il fantasma di suo padre dopo il decesso ma si rifiutò di credere nello spiritismo inteso come contatto cercato con i defunti attraverso sedute spiritiche e medium.

Sir Arthur Conan Doyle nel 1920 strinse amicizia con il famoso illusionista americano Harry Houdini, durante il tour del mago in Inghilterra. Doyle era convinto che Houdini possedesse dei poteri psichici e che i suoi spettacoli non fossero solo trucchi, Houdini di contro era un fervente oppositore del movimento spiritista e cercava di smascherarne i mezzi fraudolenti di medium e spiritisti, anche frequentando sedute spiritiche sotto mentite spoglie per poi scoprire e svelare i loro trucchi nei giornali e denunciando dal palco e mostrando le loro truffe.
Nel 1922 accettò di partecipare ad una seduta spiritica preparata da Conan Doyle e da sua moglie come medium, che sosteneva di aver contattato la madre morta di Houdini. Lady Doyle in trance scrisse automaticamente un lungo messaggio in inglese da parte della madre di Houdini ma il “mago”capì che era un inganno e la smascherò, denunciando il fatto pubblicamente. Così si concluse la sua amicizia con Sir Arthur Conan Doyle.

Le sedute spiritiche di Sir Arthur Conan Doyle non devono meravigliare eccessivamente, lo spiritismo in quegli anni era quasi un gioco di società, un’abitudine, e aveva contagiato tante personalità. Certo, era incentrato su teorie pseudoscientifiche, pratiche magiche, e faceva leva sulla smania di chi voleva credere ciecamente che il parente morto gli volesse parlare, oltre ad essere un ambiente pieno di spiriti ma anche zeppo di frodi, inganni e truffe.

©Abigail Larson

Lo spiritismo era una forma sofisticata di divinazione con l’evocazione dei morti e la loro comunicazione per sapere cose che non si sarebbero potute sapere altrimenti.
Ma per poter dire se una cosa è vera uno deve poterla controllare, verificare e sottoporla ad una seria indagine speculativa, perché se quella cosa fosse un assurdo non andrebbe creduta, poiché se uno crede l’incredibile, e pensa l’impensabile, non crede e non pensa.
Cosa che avrebbe sicuramente detto anche Sherlock Holmes

 

 

grazie della lettura, Bloody Ivy 

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