Si Fa Presto a Dire Bianco

Si fa presto a dire bianco, c’è quello raffinato e quello dozzinale, ogni sfumatura ha un suo carattere proprio.
(Haruki Murakami)

Kandinsky scirveva che “il colore ha in sé una forza poco studiata, ma enorme, la quale può esercitare la sua influenza sull intero corpo umano”.
Queste mie riflessioni sui colori sono personali; a volte cito qualcuno dei grandi che di colori si son occupati per davvero come Goethe o Kandinsky… ma l’intento è comprendere cosa (oggetti, emozioni, stati d’animo, idee, fantasie…) io associo ai colori. Con libere associazioni mentali, per diventare poi capace di usarle e colorare la storia che sto scrivendo.

Per esempio, prendiamo il BIANCO.
Se il nero è Tutto il bianco è Niente.
Il Nero dove tutto entra e ne fa parte; il Bianco dove niente passa e tutto si riflette, una fortezza inespugnabile.
C’è differenza ad andare sotto il sole con una maglietta nera, un berretto da Baseball nero in testa e con dei pantaloni neri oppure stessi abiti ma stavolta bianchi: provare per credere!
Il Bianco, non tollera nessun colore e per questo lo si associa all’idea di pulito senza la benché minima macchia.
Bianco come un bucaneve.
Bucaneve, uno dei primi fiori a sbocciare quando intorno ancora c’è la neve, fiore di inizio stagione quando non è ancora iniziata la stagione, simbolo di passaggio verso un nuovo inizio.
Bianco, colore che indica la purezza, l’onesta ma il significato dei colori è ambiguo e questo vale anche per il Bianco Bucaneve.
Se per l’avvocato della difesa Galanthus nivalis nome scientifico, detto anche Stella del mattino perché come l’astro che preannuncia l’aurora il Bucaneve è preludio di una nuova primavera ed è un fiore simbolo di speranza e rinascita, l’avvocato della controparte, l’avvocato del diavolo, è pronto a ricordare di come il Bucaneve, per via della forma a campana inarcata verso il basso sia considerata una pianta di cattivo auspicio tanto che trovare un bucaneve nel proprio giardino è preannuncio della morte di una persona cara; poi sboccia in momenti di soglia fra l’inverno e la primavera e la soglia è un posto sul confine, quindi incerto ed insicuro.
Stella del mattino è chiamato il Bucaneve come Lucifero, l’angelo caduto, il portatore di luce, il pianeta Venere visibile all’aurora (poi, ricordando Frege, Stella del mattino e Stella della sera indicano sempre lo stesso pianeta, cioè Venere, e anche se l’oggetto identificato è identico, il contenuto cognitivo invece no perché, mentre il significato è oggettivo, la rappresentazione è soggettiva, personale e dipende dall’individuo. Sinn und Bedeutung… Ma sto divagando troppo!).
Personalmente mi piacciono i bucaneve, trovarli sul Carso, in mezzo alla neve è un po’ come trovare un messaggino con su scritto “Coraggio, il peggio è ormai passato!”.

Stesso discorso incerto per gli unicorni, cavalli bianchi e splendenti perché puri e il loro corno ha la capacità di neutralizzare i veleni.
In epoca medievale c’era proprio un mercato in piena regola (o forse è più appropriato dire “fuori da ogni regola”) di corna di unicorno che venivano usate per fabbricare coppe in grado di rendere innocui i veleni (in realtà erano corni di orice d’Arabia, antilope alcina, di narvalo o altri animali ma la mentalità “business is business” è sempre esistita).
Molti autori di tutto rispetto parlavano della loro esistenza, faccio un esempio solo ma abbondano, Ctesia, medico e storico del IV-Vsecolo a.C. scrive: “Vi sono asini selvatici in India, simili a cavalli e più grandi; sono bianchi di corpo, col capo rosso purpureo e gli occhi blu. Hanno un corno sulla fronte della grandezza di un cubito; la parte inferiore del corno, verso la fronte, nella misura di due palmi, è completamente bianca; la parte superiore del corno è appuntita, questa è del tutto di un rosso purpureo; per il resto, quella nel mezzo è nera.” (Chissà a quale animale si riferiva).
Anche nei testi biblici compare più volte l’unicorno, in realtà tradotto in italiano con bufalo, senza alcuna descrizione, perché è un animale simbolo, forte, superbo, pericoloso e con un corno. Il corno rappresenta il potere. Altri tempi, altre metafore, ora se si grida «Cornuto!» a qualcuno, soprattutto dal finestrino dell’auto, lo si fa per comunicargli ben altro 😉 🙂 .
Riporto alcune righe in latino del Salmo 21 (Salmo, tradizionale, non le parole del rapper Salmo, eh!?) che si trova anche in “De exorcismis et supplicationibus quibusdam” (copiate dal volume in pagine cartacee e non dal web e… sì, ho davvero molti libri strani e spaventosi, tutta carta che aspetta un fulmine, un incendio, un terremoto per rendermi più saggia, ma questa è un’altra inquietante storia…).

Salva me ex ore leónis
et a córnibus unicórnium humilitátem meam.
Narrábo nomen tuum frátribus meis,
in médio ecclésiæ laudábo te.

Salmo 21
Quindi anche il bianco dell’Unicorno sembra essere… “bipolare”. L’unicorno bianco è simbolo di stupefacente bellezza e questa può essere l’irradiazione di un candore innocente come di una superbia subdola e malevola.
Visto come stanno le cose, il mio consiglio? Se volete vedere dei reali cavalli bianchi molto belli, senza corno e doppi sensi, e siete zona Trieste, passate per Lipica.

Bianco come Gandalf. che da Gandalf il Grigio ritorna trasfigurato come Gandalf il Bianco.

“Lo guardarono tutti stupefatti. La sua capigliatura al sole era candida come neve, e la sua veste bianca e splendente; gli occhi sotto le folte sopracciglia erano luminosi, penetranti come raggi di sole; in mano aveva lo strumento del potere. Paralizzati dalla meraviglia, dalla gioia e dal timore, rimasero senza parole.
(…)
« Gandalf », ripetè il vecchio, come se vesse ritrovato fra vecchi ricordi una parola da tempo in disuso. « Sì, era questo il nome. Io ero Gandalf ».
(…)
« Io ho attraversato fuochi ed acque profonde, da quando ci lasciammo. Ho obliato molte cose che credevo di sapere, ed appreso molte altre che avevo obliate. Riesco a vedere molte cose assai lontane, e molte altre, vicine, sfuggono alla mia vista. Raccontatemi di voi! ».
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli)

Lo “strumento del potere” che tiene in mano è il suo bastone, il suo “corno dell’unicorno”.
Il bianco è un colore di luce, quasi divino. Gandalf il Bianco ritorna più potente, onniveggente è come Saruman sarebbe dovuto essere.
Da grigio diventa bianco attraverso un duro cammino, una sorta di pulizia. L’associazione più sicura mi pare proprio quella bianco/pulizia, igiene perché sul bianco qualsiasi macchia si vede subito e il camice del medico per rassicurare deve essere perfettamente bianco. Colore della purezza e della purificazione, colore della pulizia anche morale.
Gandalf il bianco insomma mi pare uno dei rari casi dove il bianco non ha significati ambivalenti.
Caro buon vecchio Gandalf!

Ulteriori osservazioni condotte con metodi completamente diversi perché come sostiene Lüscher nel vedere un colore non percepiamo solo una certa gamma di vibrazioni elettromagnetiche, ma “anche ne viviamo, per lo più inconsciamente, l’effetto emotivo”.

Il Bianco è un grande silenzio assoluto come può esserlo in una distesa di neve e ghiacci. Luogo senza suono e quindi puro.
«Non è piacevole essere solo con i pensieri lugubri del Silenzio Bianco. Il silenzio del dolore è pietoso, avvolge come in un manto protettivo, e respira innumerevoli, tangibili simpatie, ma il luminoso Silenzio Bianco, chiaro e freddo, sotto cieli d’acciaio, è spietato» scrive Jack London nel libro “Silenzio bianco”.

Rumore bianco. In acustica il rumore bianco è quello che fa da schermo ed interferisce nelle intercettazioni. Se si teme di essere spiati e registrati mentre si parla con qualcuno e non si hanno disturbatori di frequenze si può ricorrere ricorrere al rumore bianco con metodi casalinghi, aprendo i rubinetti di casa perché il rumore dell’acqua corrente fa da schermo.

«Se dico Bianco quali sono i tuoi primi pensieri?»
I miei sono: i bucaneve, gli unicorni, Gandalf, il silenzio e il sottofondo di scudo contro le intercettazioni.
I vostri?

thanks (per essere passati per di qua e avermi regalato il vostro tempo)
Bloody Ivy