Se la vita ti dà limoni, fai una limonata!

If life hands you lemons, make lemonade!
Se la vita ti dà limoni, fai una limonata.
Cujo – Stephen King

Questo del “se la vita ti dà limoni, fai limonata” lo dicono un po’ tutti ma cercavo una firma “illustre” e da lì partire.
É un po’ come il “una rondine non fa primavera” che si trova nell’Etica Nicomachea e che certamente doveva essere un modo già usato ed apprezzato ai tempi di Ari per spiegare le cose del mondo.

Se ti ritrovi, tuo malgrado con tanti limoni, cogli l’occasione e prepara limonata è una convincente metafora usata per spiegare come reagire davanti all’inaspettato e non desiderato.

La vita ci fa stare barricati a casa. Fuori, scorrazzano scatenati sciami di famelici virus, tanto terribili e pericolosi quanto invisibili, silenziosi e per questo subdoli. Non sono propriamente “cattivi”, sono neutri, la cattiveria è prerogativa tutta nostra, egoisti fin al midollo.

L’unico modo per farcela è restare il più possibile a casa.
L’unico modo per proteggere gli altri è di considerarci tutti infetti e contagiosi e comportarci di conseguenza, restando a casa (fregarsene per la smania di libertà e insofferenza ai luoghi chiusi sarebbe concorso in omicidio colposo, direi).

A volte di notte si fanno incubi tremendamente reali finché nel momento massimo dell’angoscia, con un urlo ci si riesce a risvegliare.
Ora, invece, è stato come risvegliarsi dal sogno della vita reale precedente per ritrovarsi in un incubo altrettanto reale… anzi, siamo ancora nel dormiveglia in questi primi giorni di quarantena e non abbiamo ancora le idee molto chiare.
Molti sperano di essere già giunti verso la fine e di poter fra qualche giorno riprendere la vita normale ma, a parer mio (corvo del malaugurio che sono craaa craa ), non siamo neppure all’inizio.

Stiamo a casa e senza fare tante lagne, comportandoci da adulti e non da bambini viziati.
Cominciamo a renderci conto che accanto a noi, e chissà quante nella stessa via, zona, città, ci sono persone costrette ad una vita in dialisi da anni, che hanno accettato la loro condizione e la portano avanti dignitosamente, che ci sono disabili in carrozzina e peggio, vecchi che non escono da mesi, epilettici consapevoli che, una crisi potrebbe sempre capitare, eccetera.

Stiamo a casa soprattutto senza fare i fighi sorridenti e non postiamo le immagini delle nostre belle case, ampie stanze, grandi terrazzi e persino giardini, perché a farlo siamo dei bastardi da far schifo. Perché, scemi che siamo, pensiamo di meritarcele.
È una mancanza di rispetto tremenda per chi (probabilmente migliore di noi) abita ammassato nelle case popolari, senza spettacolari panorami dalle sue finestre e costretto a convivere in pochi metri quadri con pessime persone e figli piccoli.

Friggere di impazienza è inutile.
Le cose resteranno così, per diverse settimane, mesi magari dopo un po’ le direttive diventeranno meno restrittive ma così sarà la nostra vita finché non ci sarà una cura disponibile a tutti.

Siamo a casa immobili, ed è una seccatura (anche se la causa più legittima della nostra seccatura dovrebbe essere il fatto di non poter far di più per aiutare) anche l’esercizio fisico è limitato e improponibile per chi vive in appartamenti piccoli e non da solo (ma come esercizio vale anche sederti e rialzarsi in continuazione, senza una vera sedia ovviamente, marciare con le ginocchia alte invece al posto dei soliti passi per le stanze e, andare a portare le immondizie come se non si avesse l’ascensore…), ma il tempo c’è e potrebbe essere una bella occasione per iniziare un altro tipo di ginnastica e lavoro, su psiche e carattere.
Perché a breve potremmo scoprire di essere meno forti e coraggiosi di quanto pensiamo (se fossi un corvo nero come quelli del mio tetto, craaaa cra, mi si potrebbe chiamare Nostradamus).

I Pensieri che facciamo sono passeggiate mentali, che possono tranquillizzarci ma anche renderci simili a dei Pierrot, tristi e dalla lacrima facile, o possono persino trasformarci in predicatori Torquemada, arrabbiati e specializzati nell’inveire su tutti e tutto nonché a rodersi il fegato.

In quarantena entrano in gioco la volontà e la fermezza, il coraggio e l’abilità di ripulirsi dalle ombre e ritornare lucidi nonostante quel che accade.
Ce la faremo?

Ho fatto un post troppo lungo anche stavolta, vero?
Beh, mi raccomando, calma e sangue freddo!
Bloody Ivy

So Tad Trenton, four years old, lay in his bed, all wires and stiff Erector Set braces. He lay with the covers pulled up to his chin and one arm crusching Teddy against his chest, and ther was Luke Skywalker on one wall; there was Luke Skywalker on one wall; there was a cihpmunk standing on a blender on another wall, grinning cheerily (IF LIFE HANDS YOU LEMONS, MAKE LEMONADE! The cheeky, grinning chipmunk was saying); there was the whole motley Sesame Street crew on a third: Big Bird, Ernie, Oscar, Grover, Good totems; good magic.
But oh the wind out-side, screaming, over the roof and skating down black gutters! He would sleep no more this night.
But little by little the wires unsnarled themselves and stiff Erector Set muscles relaxed. His mind began to drift … and then a new screaming, this one closer than the night-wind outside, brought him back to staring wakefulness again.
The hinges on the closer door.
Creeeeeeeeeeeeeeeeeeee-
Than thin sound, so high that perhaps only dogs and small boys awake in the night could have heard it. His closet door swung open slowly and steadily, a dead mouth opening on darkness inch by inch and foot by foot.
The monster was in that darkness.
Cujo – Stephen king