Sdenka e i Sogni Lucidi (Capitolo 4.1 – Storia Horror)

One, Two: Freddy’s coming for you;
Three, Four: Better lock your door;
Five, Six: Grab your crucifix;
Seven, Eight: Gonna stay up late;
Nine, Ten: Never sleep again!

(La filastrocca in Nightmare)

qui i capitoli precedenti: Indice Storia

Dopo qualche settimana, erano state rilasciate tutte le più rassicuranti nonché possibili spiegazioni scientifiche, e le persone si erano tranquillizzate, convinte del fatto che nessun asteroide stava minacciando la Terra e se a volte, raramente, se ne vedeva uno sfrecciare per il cielo, si sarebbe disintegrato prima di toccare il suolo. Erano avvenimenti non frequenti ma da sempre capitati.

Tutte le altre spiegazioni, sulle allucinazioni avute da molti quella notte, erano plausibili e addirittura appetibili da ascoltare, per una società imbevuta di pensiero magico, pronta a credere a cure tanto miracolose quanto inspiegabili razionalmente e alle fake news bizzarre come le menti dei loro inventori.

C’era qualcuno che si sentiva ancora stranito e incapace di spiegarsi le cose accadutogli, ma erano in tanti quelli che ci scherzavano su, asserendo di sentirsi rinvigoriti grazie ai fulmini verdi che avevano visto scorrere nell’aere quella notte; come al solito, su google, nei gruppi Facebook, sulle chat di Whatsapp si trovavano articoli,”prove certe” ed esperienze personali per avvalorare ogni diversa opinione in merito.

Inoltre, da allora, si erano anche verificati terremoti, incendi dolosi, attentati terroristici, suicidi di personaggi famosi, crisi di governo, proteste in piazza, con i conseguenti dibattiti e polemiche dai toni accesi, così tutto era tornato nella norma.

© Paolo Carbonaio
www.carbonaio.it

Sdenka però, dalla paura provata non si era ancora ripresa e viveva in un costante stato d’ansia che, nottetempo, si faceva più intenso.

Le sue nottate erano insonni e agitate da terrori oscuri.
Se non allucinazioni uditive, che altro?” si ripeteva, ma sembrava che le voci provenissero dall’interno del suo cucino; scagliarlo via non serviva perché poi incominciavano i colpi insistenti e sempre più rabbiosi sulle pareti della stanza, gli scricchiolii sui palchetti come fossero passi e, il battito troppo rapido del suo cuore che le rimbombava nella testa spaventandola ancora di più.

Se sfinita dalla stanchezza crollava addormentata, ecco che si risvegliava all’improvviso, mentre era ancora notte, per assistere, paralizzata nel suo letto, ad un girotondo di ombre sfuocate ed indistinte che assumevano l’aspetto di personaggi minacciosi ma che non erano quello che sembravano bensì ombre come manifestazione concreta della sua realtà psichica, ansiosa, piena di fissazioni, dispiaceri, l’odio per la sua vita da debole e fallita grassona.

Le paralisi notturne le subiva come atti di violenza, riusciva a sbattere gli occhi, muovere le dita delle mani, fare strane espressioni ma il resto del suo corpo era legato, e lei non riusciva a liberarsi.
Tutto questo mentre era cosciente, ma quell’influenza negativa non si fermava solo al corpo.

Anche la sua mente veniva ossessionata da pensieri persistenti che la demoralizzavano, facendole provare la sensazione del fallimento, della sconfitta, e del timore dei propri impulsi che non aveva la forza di dominare; stava ingrassando, ogni giorno pesava di più e la tosse insistente le ricordava che anche con le sigarette aveva oltrepassato il limite.
Tutti riuscivano a controllarsi, solo lei perdeva le sue battaglie, sempre. Poi si scuoteva, ridiventava più lucida e, capiva di essere semplicemente una malata depressa che sragiona.

© Pietro Corrao
www.pietrocorrao.it

Si sentiva costantemente assediata da ombre dalle sagome improbabili che la seguivano, ormai anche durante le ore diurne, con lo scopo di tormentarla, ma senza prendersi la pena di materializzarsi, rendendosi più reali, bensì divertendosi a lasciarla così, nella sua presunzione di follia.

Si trascinava al lavoro sempre più stanca, con meno fiato, in uno stato di torpore inerte e senza speranza. Debole, come chi non si rilassa e riposa da giorni.

Le amiche erano passate al bar. Jole frequentava la palestra là accanto, ma come raccontarle quel che le stava capitando? Piagnucolava, come sempre, stavolta per le vene varicose, ma in realtà era un microscopico capillare sulla gamba che nessuno avrebbe mai notato. Aveva preso già appuntamento per farlo sparire ma fino a quel momento si sentiva brutta ed infelice. “E lo vieni dire a me che sono di 30 e più chili in sovrappeso?” ma glielo comunicò solo con lo sguardo, acido come un piatto di capuzi garbi.

Il locale si trovava vicino al Tribunale e così, anche Celestina in quei giorni si era fermata più volte a prendere il caffè.

Qualche parola sulle notti tormentate di entrambe erano riuscite a scambiarsela. Anche Celestina aveva due occhi rossi da chi non dorme e riposa da giorni e, nello sguardo sempre fiero, da avvocato, c’era un aspetto innaturale, un’ombra di paura.

Si erano promesse di risentirsi anche con Nor, Celestina doveva riferirle una notizia ma lei da giorni era irreperibile.

© Paolo Carbonaio
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Invece, proprio quel giorno, dopo 27 messaggi di Sdenka, letti da Nor ma rimasti senza risposta, nei quali cercava di raccontarle come si sentiva, sfogandosi un po’, le arrivò uno con “stasera a casa tua”. Neanche le rispose, rischiava di scriverle altri 27 messaggi accorati per poi ritrovarsi un “ok” laconico come risposta.

Finita giornata, tornò a casa e l’aspettò.
Arrivò che era più notte che sera.

« Ciau! »
« Ma giri da sola di notte? Vuoi farti ammazzare? » Poi si morse la lingua; aveva dovuto reagire a ben altre situazioni di pericolo e ora non poteva aver nessun timore per una passeggiata, anche se notturna… E poi a vederla era lei il tipaccio che avrebbe fatto cambiare strada a chiunque vedendosela arrivare: anfibi militari, jeans stracciati, felpona nera scolorita adatta a nascondere chissà che cosa, il cappuccio calato che le nascondeva metà viso lasciando intravedere solo il pallore marmoreo da drogato, i ciuffi dei capelli di un colore assurdo, decisamente punk, e una borsa della spesa di plastica, di quelle che usano i clochard.

« Ho portato la macedonia, così parliamo meglio. C’è molto zucchero perché so che hai bisogno di dolce»

« Ci hai messo anche molto rum » constatò Sdenka annusando.

« Così parliamo meglio» ribadì, e infatti così fu.

Sdenka raccontò tutto quanto, perchè l’atteggiamento di Nor era straordinario per il modo con il quale accettava l’inaspettato, ma anche perché tutto quel rum mascherato da macedonia aiutava una sincera confessione.

Secondo Nor si trattava di sogni lucidi, cioè quando si sogna non perdendo la coscienza e restando per l’appunto lucidi, e per questo a Sdenka non sembrava di sognare.
Ma i sogni lucidi si possono controllare, persino modificare, molto più facilmente che la vita da svegli e quindi poteva, per esempio, imparare a vincere la paralisi, paralisi ipnagogica, tipica dei sogni lucidi per l’appunto.
Le ombre che percepiva poi, i disincarnati li chiamava Nor, facevano parte del sogno; entità che hanno bisogno di un bene da distruggere, da corrompere.

Di giorno poi, era così stanca da “dormire in piedi” cioè da non essere completamente cosciente. Anche in quei momenti scivolava senza avvedersene in un sogno lucido.
Sogno lucido è dove lo stato di veglia viene a manifestarsi nel sogno ma talvolta è il sogno offusca lo stato di sveglia.

« Chica, la vida es sueño. »

« Quindi quei cosi non cosano veramente ». Sdenka era brilla, ma andava bene così, si era confidata a cuore aperto e aveva ascoltato strane spiegazioni senza battere ciglio.
La sua angoscia restava però penosa a vedersi.

« Cosano, ma sono entità di natura diversa e non si vedono con gli occhi, si vedono con l’occhio della mente o nei sogni; abbiamo l’impressione di vedere ».
« Ma tu cosa le cosi queste cose? »
« E’ una vita che faccio sogni lucidi la notte… e comunque poi ci si abitua. »

Sdenka cominciava ad avere capogiri, vertigini e nausea, “sicuramente è colpa dell’alcol” si disse Nor e così l’aiutò a mettersi a letto e se ne andò.

« Ciao Cosa, ci cosiamo! Ti coso too much! »

« Sì certamente, ciau! »

Dalla parete quella che sembrava solo un’ombra creata da uno scherzo di luci, diventò sempre più bizzarra e si ingigantì, lentamente, come se avanzasse lungo un corridoio dentro il muro, verso di lei.
Sdenka sentì raggelarsi il sangue e accelerare i battiti del cuore.

Il panico prese il sopravvento: fatica a respirare, sudori freddi e poi un dolore al petto.

to be continued

Qui i capitoli precedenti: Indice Storia

grazie per la lettura Bloody Ivy

9 Commenti

    • grazie! nel senso che il mio intento è proprio quello: inquietare! 😉 da quando hai lasciato questo commento ho postato la puntata 4.2 e ogni commento è più che benvenuto, mi serve per la rilettura ma anche per indirizzare il tiro per i prossimi capitoli 🙂

  1. Allora, scusa il ritardo… la storia prosegue in modo interessante, come sempre. Segnalo giusto tre punti di cui si può intervenire: al terzo paragrafo c’è un refuso (“le cose accadutogli”, mentre dovrebbe esserci concordanza); nel sesto non ho capito “nel suo cucino”, forse qualcosa si è perso nella battitura; in quello che ho contato come il quattordicesimo paragrafo, è poco chiara la frase da “Neanche le risposte…” in poi. Forse è solo una questione di punteggiatura, non so. Il resto, che è la parte più importante, mi piace, quindi per me sta andando bene.

    • sorrido al tuo “scusa il ritardo” 🙂
      mi stai aiutando molto; con questo commento moltissimo. Per la seconda stesura aspetto ancora qualche puntata, devo annodare la storia. Lì del “cuscino” potrei spiegare meglio in effetti. Nelle allucinazioni ipnagogiche è frequente sentire voci che sembrano arrivare da dentro il cuscino dove si ha appoggiato la testa. Sto cercando di mescolare spiegazioni scientifiche e culture religiose (il sussuratore dell’ultimo post per es. è waswas dell’islam).
      Comunque vediamo è più facile che io sia una pazza scatenata piuttosto che una apprezzabile scrittrice. 🙂
      Quella “concordanza” sbagliata è vergognosa in effetti.
      E grazie, di quanto mi scrivi ne faccio tesoro.

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)