San Nicolò e il Grande Complotto – 1 parte

nonno?
nonno?

Con quello che sto per dire non mieterò molti consensi, è dai tempi dell’asilo che lo constato.
Non voglio convincere nessuno, solo illustrare il mio punto di vista e spiegarne i motivi.
Vorrei raccontare di San Nicolò, una festa che mi piace ancora tantissimo, nonostante abbia passato l’età dei regali.
Per cercare di capirmi dovreste provate a leggere questo post mettendovi nei panni di un bambino, con tutte le emozioni che avevate allora, forti ma impossibili da far intendere ai grandi .

Il mio primo ricordo a riguardo risale a quando avevo 3 anni e qualcosa. Rammento più che altro alcune scene e gli stati d’animo provati.
Zio entra assieme a zia nel salotto e si chiudono dentro, a me viene vietato di raggiungerli; poi zio esce ma indossando un lungo vestito rosso, una mitra rossa in testa e con una barba bianca e lunga.
“Zio!”
“Non è zio, è san Nicolò!”
Ok, ma allora sarebbe dovuto entrare dalla porta d’ingresso e non uscire dal salotto, dove invece lo zio non c’era più. Aveva anche i suoi occhiali sul naso e la voce era come quella di zio.
“Dov’è zio?”
“E’ andato via!”.
L’unico modo possibile per andarsene via dal salotto senza essere notati però, era quello di lanciarsi nel vuoto dalla finestra di un quarto piano.
Non ci vidi chiaro, doveva essere uno di quei tanti momenti dove i grandi non ti vogliono spiegare le loro cose da grandi e sorvolano intenzionalmente sulle domande che fai, ma non insistetti e contenta mi presi i regali che zio / san Nicolò mi dava.
macchina-rossaRicordo una bellissima macchina a pedali rossa con un 8 nero sul cofano.
(Approfitto qui per ringraziare i signori del piano di sotto, ovunque ora siano, per la pazienza avuta con me negli anni, perché a casa, o mi spostavo con la mia macchina rossa oppure sui pattini. Probabilmente avrò anche indossato delle normali e rispettose – verso il prossimo del terzo piano – pantofole, ma di questo non ho più memoria).

Arrivò san Nicolò anche all’asilo ma… era un altro! Non si ricordava più di me né di avermi già portato regali e soprattutto, aveva la barba di cotone attaccata al viso con lunghissime e visibilissime strisce di scotch!
Raccontai le mie perplessità ai bambini (amici, quel san Nicolò è falso!) che, gli si avvicinarono per verificare questa cosa dello scotch e qualcuno cominciò a dubitare; le suore probabilmente captarono nell’aria le mie asserzioni sulla barba di san Nicolò e mi separano dagli altri perché non ci potessi più parlare assieme. Chiamarono mia madre chiedendole di riportarmi a casa.
“Non si fa così, le brave bambine non dicono queste cose.”
“Ma mamma, aveva i baffi di cotone appiccicati con lo scotch sul viso e non era lo stesso san Nicolò di ieri sera.”
“Ti sbagli.”
hartman-corridoio-geometriaNon era così; per qualche ragione che mi volevano tenere nascosta, sia lei che le suore dell’asilo ci stavano raccontando bugie, ma sapevo anche che se le avessi chiesto il perché mi avrebbe risposto con un “Perché lo dico io!”.
Non si pensi che rispondesse così solo a me, secondo quanto riferivano le infermiere del reparto in cui faceva la caposala (“Oh povera bambina, la caposala è tua mamma?!?!?”) era severa e comandava a bacchetta tutti quanti meglio del sergente Hartman.

I giorni seguenti mi presi della bugiarda dai compagni “Papà ha detto che quello era il vero san Nicolò e che tu racconti le bugie“; io continuai a sostenere la mia versione della barba finta appiccicata con lo scotch e fu così che su suggerimento delle maestre si concluse con qualche anno di anticipo la mia carriera all’asilo.
Avrei voluto spiegare in lungo e in largo quanto mi sentissi offesa, sdegnata, umiliata da un simile comportamento dei grandi, ma sarebbe stata una fatica improba; non capivo lucidamente le mie emozioni, non sapevo neanche con che nome chiamarle e non avevo i mezzi culturali per riuscire a spiegare i miei pensieri.

Però, su san Nicolò ero decisa a saperne di più, troppe cose non quadravano; “Mi racconti di san Nicolò?” chiedevo ai grandi.
Mamma diceva che passava ogni 6 dicembre anche quando era piccola lei, sempre accompagnato dal diavolo, il cudič (la versione meno famosa del krampus). San Nicolò portava i regali ai bambini buoni mentre il cudič si portava via quelli cattivi.
“E tu il diavolo lo hai visto?”
“Sì, certo che l’ho visto!”
“Come è fatto?”

“Molto brutto, piccolo, peloso, nero, con due corna e in catene”
krampus4Io diventavo sempre più curiosa.
“Ma siamo sicuri che quest’anno passerà?”
“Sì, certo, san Nicolò passa ogni anno.”
“E vedrò anche il cudič?”
“Speriamo di no.”
“Perché no?”
“Perché se sei stata cattiva ti porta via!” più sorrisino sornione.
Stava alludendo… una cosa tipo “la mamma la freghi ma il krampus no“, però con il mio vocabolario striminzito neanche sapevo cosa fosse un’allusione, figuriamoci risponderle spiegandole perché quella sua battuta era stata di pessimo gusto. Da piccoli le cose le senti a pelle e basta. 🙁

La vigilia di san Nicolò, mentre lo aspettavo ansiosa, più per il cudič che per i regali, vedo un saccone nascosto dietro all’attaccapanni, vicino alla porta. Poi mio padre esce, stranamente senza cappotto e il sacco vicino all’attaccapanni non c’è più.  Ma ancora non collego niente con niente.
Ecco: suona il campanello! Io ero già pronta davanti alla porta ma non posso aprire “Aspetta, non aprire ancora” mi dice mia mamma dietro alle mie spalle.
Perché?
Silenzio, non risponde e dopo un po’ fa:
Ecco adesso puoi aprire.
Apro e non c’è nessuno (diamine però, se mi avesse lasciato aprire subito la porta sarei riuscita a vederlo), soltanto il saccone che già prima avevo visto nascosto dietro l’attaccapanni, dentro casa.
“Guarda! E’ passato San Nicolò a portarti i regali!”
Ma figurati se me ne poteva importare un fico secco dei regali quando probabilmente per le scale c’erano san Nicolò e il diavolo che se ne stavano andando via.
Mi precipitai di sotto, facendo le rampe delle scale saltando i gradini due a due (ero ancora piccola per i salti tre a tre) e, due piani più sotto, schiacciato nell’angolino, ci trovo mio padre (beh, magari si era messo così per non farsi vedere dal diavolo)…
Papà! Hai visto san Nicolò e il cudič?”
“No, non ho incontrato nessuno.”

nichi2I miei continuarono con la versione del “i regali te li ha portati san Nicolò” per tutta la giornata; rimasi zitta ma, traumatizzata.
Mentivano, spudoratamente e a cuor leggero, persino su questioni così importanti: un diavolo che porta via i bambini cattivi! Ma non pensavano a quanto sarei potuta stare in pena, se non per me almeno per i miei amici perché alcuni non sapevano essere leali e altri non erano capaci di mantenere i segreti, insomma, forse rischiavano.
E invece non c’era confronto con quello che ci facevano i grandi.
I grandi ci mentivano e si divertivano pure a farlo.
Fu la mia zietta a spiegarmi tutto.
San Nicolò era davvero un santo, cioè una persona che durante la propria vita ha compiuto tanti atti di amore e carità dettati dalla sua bontà ma, ormai era morto. A Trieste c’era la chiesa a lui dedicata dove ogni 6 dicembre lo si ricordava con una messa solenne e si faceva festa in suo onore, in tanti modi; con la fiera di san Nicolò, con i dolci tipici e con regali ai bambini come piaceva fare a lui quand’era in vita solo che ora li portavano i genitori.
Il diavolo non viene a prendersi i bambini perché solo le persone adulte possono essere consapevolmente, veramente cattive ma i diavoli li portano all’inferno lasciandoli sulla terra, perché l’inferno finché si vive qui è uno stato interiore pieno di rabbia, senso di oppressione, disperazione, angustia e odio che sprizza fuori per tutti i pori. Il diavolo li strazia interiormente ma fisicamente restano qui.

Di questa spiegazione ne apprezzai la sincerità. Lei stessa pensava fosse così e non mi raccontava cose per poi ridacchiare sotto i baffi (cmq zia era carina e non portava i baffi 🙂 ).

 

san Nicola in gloria - olio su tela di Lorenzo Lotto - databile al 1527-1529 - chiesa di Santa Maria dei Carmini, Venezia.
san Nicola in gloria – olio su tela di Lorenzo Lotto – databile al 1527-1529 – chiesa di Santa Maria dei Carmini, Venezia.

Mi si dirà che non tutti i bambini solo uguali, che a loro piace credere a san Nicolò, che nessuno è mai rimasto deluso o risentito quando ha scoperto la verità e che io sono stato un caso più unico che raro (in genere aggiungono anche “e meno male!“).

Qui ho riportato come ho scoperto la bugia su san Nicolò, prima di dire la mia volevo raccontare i fatti, come è andata con me, come l’ho scoperto io. Immagino che ogni persona avrà la sua storia diversa a riguardo. Sicuramente interessanti e più simpatiche della mia. Spero di non aver annoiato.

Ora sono grande e finalmente in grado di spiegare (addirittura scrivendolo, ne ho fatta di strada da quando mi hanno interrotto il percorso formativo all’asilo, eh?! 😉 ) il mio punto di vista su questa da molti definita come la Bellissima Bugia e che io ho vissuto come il Grande Complotto dei grandi.
Nel prossimo post 🙂

San Nicolò e il grande complotto – prima parte – seconda parte

grazie per la lettura Bloody Ivy