Riflessioni di Celestina Cap 12.2

Trieste, balcone in via Commerciale Paolo Carbonaio Photo
Trieste (sito comuni italiani)

Sì, è un post striminzito e più breve del solito ma, la giornata è stata davvero reboante (termine elegante per non scrivere “ma che casino oggi!”; e davvero il silenzio è d’oro, nonché raro, soprattutto se si ha una figlia che ripete ad alta voce e che voce… soprano spacca cristalli, ma c’era anche altro di rumoroso nell’aria). Non volevo saltare il post con la storia e allora, mi accontento di postarne un pezzettino, c’est la vie.
Voce bella e possente quella di mia figlia, particolarmente adatta a far crollare le mura di Gerico. 😀 😀 😀

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Le stelle danzavano sardoniche, quasi spostandosi per formare pallidi simboli di un fato che poteva atterrire chi non lo avesse già visto e temuto.
Lovecraft – La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath

puntate precedenti

Celestina era alla finestra dello studio e guardava fuori. Sotto c’era la piazzetta posteggio per le macchine, più oltre passava una strada a due corsie ma a senso unico che portava verso il centro e così c’era sempre traffico, poi, oltre c’era la Sinagoga, grigia, forse grigio ardesia perché brillava con dei riflessi verdemare.

Quello che le aveva raccontato “Maga Magò” sembrava un racconto di magia, una fiaba.
Dava un nome in codice ad ogni suo cliente, per questioni di privacy, perché se l’avessero sorpresa a discutere con qualcuno o intercettato le comunicazioni al telefono, sarebbero rimasti anonimi e protetti.
Stavolta però, la strega cattiva, brutta e spettinata era stata denunciata da megere peggiori di lei, piene di odio e rancore però all’apparenza rispettabili. L’avevano pagata perché scagliasse terribili maledizioni e invece non era morto nessuno, quindi si sentivano truffate.

Trieste, balcone in via Commerciale
Paolo Carbonaio Photo

Era il bello cioè il divertente del suo lavoro. Il mondo era corrotto, corruzione ad ogni livello anche perché se tanti erano i corrotti altrettanto numerosi erano i corruttibili, alla prima occasione, e sembrava non aspettassero altro. Il mondo era pieno di reati commessi dagli insospettabili, dagli intoccabili, dai colletti bianchi sempre vestiti troppo da signori per esserlo davvero, da associazioni mafiose, traffici illeciti, vite tragiche trascorse sotto il peso di pesanti ingiustizie, violenze fisiche, psicologiche e di ogni tipo nelle famiglie e, da lei arrivavano i maghi le cui maledizioni non si erano dimostrate abbastanza potenti.

Ai maghi bisognerebbe pagarli come quando si assolda un serial killer: un anticipo prima e il saldo solo a missione compiuta. Era un palazzo di menzogne, il mondo. Non si vendono forse le creme antirughe come fossero elisir di eterna giovinezza? Tanti conducevano la loro vita dignitosa e decorosa acquistando a peso d’oro semplici caramelline di zucchero dai poteri omeopatici. Quindi perché una strega non avrebbe dovuto vendere magie? Si stava immaginando le risate che si sarebbero fatti i giudici, doveva puntare su quello, in quel caso qualcuno doveva aver perso la zucca e non era la sua cliente.

Trieste
Paolo Carbonaio – Photo

Era poi, davvero curioso di come Maga Magò ricordasse così bene i discorsi ascoltati nel bar di Zdenka quando quel giorno era entrata con l’aria inferocita più che mai. Adesso cercava di riportarli alla memoria anche lei e rivedeva Jole, parlare appoggiata al banco del bar; raccontando di saper leggere i tarocchi ed essere brava con altre magie, ma lei e Zdenka non l’avevano mai presa in considerazione, tanto meno Nor, che considerava i suoi aruspici sul futuro delle immani fesserie e glielo diceva pure, senza farsi troppi problemi.
Davvero bastava ascoltare un discorso su tarocchi e magia in un bar per convincersi di aver incontrato una strega?
Doveva quanto prima invitare Jole per un caffè, perché ancora non ci poteva credere che si potesse per davvero prenderla per strega, non aveva senso; magari avrebbe chiesto anche Nor.

Si voltò per tornare alla scrivania e sistemare l’agenda. Lo studio, uno studio di consociati, appariva del tutto neutro; colori della terra, marrone, cammello, beige, nessun simbolo religioso o riferimento politico, niente di niente. Come uno studio medico è bene dia l’idea di essere non solo pulito ma addirittura sterile così deve essere quello legale, minimal e asettico. Il segnalibro di cartone che usava nell’agenda era l’unica eccezione e quella che in uno studio legale avrebbe stonato di più e scoraggiato i clienti; comunque non lo faceva vedere a nessuno quel santino con san Giuda.
San Giuda Taddeo, il patrono dei casi disperati e delle cause perse; lo fissò con lo sguardo attonito di un pesce, come se gli stesse dicendo «Ma… ti pare?». Perché lei era un bravo avvocato ma le cause perse, cioè le più assurde, sembrava arrivassero proprio là.

Trieste
Paolo Carbonaio

La verità sta sempre molto più in fondo (o in alto, molto più in alto) di dove ci si accontenta di cercarla e il problema degli avvocati è che tendono sempre a semplificare, troppo. Così a volte certi piccoli particolari, minimi indizi, non interessano e sfuggono; per esempio, a Celestina non era venuto in mente che la maga si stesse riferendo a Nor.

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puntate precedenti

e grazie della lettura Bloody Ivy
ho saccheggiato il sito di Paolo Carbonaio, prima o poi dovrò dedicargli un post perché non scatta solo belle foto passeggiando per la città, ma ha scritto anche molti libri ambientati qui, a Trieste- 

 

 

 

2 Commenti

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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