Recensione de L’esorcista (Seconda Parte)

padre Dyer (reverendo William O'Malley)
padre Damien Karras, tenente detective William F. Kinderman

Continuo e termino (finalmente!!! Ce l’ho fatta!) la terza recensione per la Bloody Mary Challenge.

Per il tributo a William Peter Blatty diviso in 3 post:
William Peter Blatty – la vita

Recensione de L’Esorcista 1 parte

e qui sotto la seconda ed ultima parte con la recensione/profiling di altri personaggi:

Tenente e detective William F. Kinderman, divisione omicidi.
Sta cercando di risolvere due casi contemporaneamente, le profanazioni nella chiesa della Santissima Trinità e l’omicidio di Burke Dennings, il regista del film nel quale lavorava Chris. Da subito comprende che in qualche modo i due casi sono legati.
E’ un uomo di mezza età con un  cappotto grigio fuori moda e un cappello sgualcito. Come modo di fare, potrebbe anche essere il tenente Colombo sotto mentite spoglie per tanto gli somiglia.
Educato, gentile, atteggiamento paterno di chi vuol mettere a proprio agio l’interlocutore. Parla e racconta forse troppo, in realtà come lui stesso ammette, lubrifica la conversazione ma per accertare la verità come “un vecchio scapolo pizzica e tocca e accarezza la verdura al mercato”.
All’inizio verrebbe da chiedersi “com’è possibile che uno così sia diventato tenente?”, invece è il suo modo di indagare, di interrogare: comincia da lontano, con visite di routine, in amicizia, ma è un indagatore dei fatti, analitico e perspicace e non c’è speranza che si fermi alle apparenze.
Il suo ruolo nel romanzo è indispensabile perché permette al lettore o allo spettatore di ordinare tutti i tasselli di una storia piuttosto articolata. Le lesioni nel corpo di Burke Dennings sono compatibili con una caduta da 8 metri di altezza (dalla finestra di Regan) e la testa girata al contrario, con un rituale satanico, compiuto da un individuo dalla forza straordinaria.
Grazie alle sue indagini emerge nel romanzo la storia commovente di un altro personaggio, Karl Ergstrom, il domestico svizzero, diventato sospetto per essersi rifiutato di raccontare dei suoi spostamenti (aiuta la figlia drogata all’insaputa della moglie, l’altra domestica, prestandole soldi e promettendole aiuto appena deciderà di farsi ricoverare per la disintossicazione).
Regan

Kinderman capisce che “il colpevole” è Regan, dalla statuetta scolpita da lei per fare un regalo alla madre e che ora Chris tiene orgogliosamente come centro tavola; l’analisi della vernice la identifica come quella utilizzata nella profanazione nella chiesa.

Chiede consigli a padre Damien, diventandogli amico, e alla fine gli rivela di aver capito come l’omicidio, le profanazioni e la malattia della bambina abbiano a che fare con il satanismo e di sapere che la bambina non è responsabile per quello che le sta accadendo. Gli chiede cosa sarebbe giusto fare in un caso simile. Karras risponde “metterei il caso nelle mani di un’autorità superiore e là la lascerei“, “Sì, mi aspettavo che avrebbe risposto così“.
L’ultima frase del romanzo è dedicata a Kinderman che, cerca di agganciare un sacerdote amico di padre Karras, invitandolo al cinema come faceva con lui e questi gli risponde più o meno come il suo amico Damien.
Dimenticando, stavano tentando di ricordare“.

 Pazuzu… chiariamoci, questo profiling sul demone, personaggio nell’opera di Blatty é il mio (un po’ originale) punto di vista.
Pazuzu, nella sua persona demoniaca contiene gli abissi della malvagità e odia, odia tutti a prescindere, ma ha un chiodo fisso, padre Merrin.
Odia anche Regan, ma la ragazzina è stata solo l’esca per far arrivare padre Merrin; da lui è stato già sconfitto molti anni prima, in Africa, ed è con lui che vuole scontrarsi di nuovo, per la rivincita. Nel frattempo gode della disperazione che crea in quella casa.
Merrin stesso, lo racconta a Karras “So che hai dei dubbi. Ma vedi, io ho incontrato questo demone già una volta. Ed è potente, molto potente…”.
Pazuzu odia Merrin con particolare invidia, vede in lui la glorificazione di un uomo assolutamente sproporzionata, alla natura umana (“feccia d’un prete“, “oh, la santissima scoreggia!“).
E’  per lui assurdo, insultante, scandaloso che Merrin riesca a combatterlo e vincerlo.
E’ un narcisista perverso, un manipolatore. Orgoglioso, per proiezione non può capacitarsi che Merrin non lo sia.
“Bastardo, superbo, presuntuoso, Merrin! Fai schifo! Questa volta perderai! Morirà! La troia morirà!”
Dal veicolo scese un uomo anziano, alto. Un impermeabile nero, un cappello dello stesso colore, una valigia logora, Pagò il tassista, poi si voltò e rimase in piedi, immobile, gli occhi fissi sulla villetta. Il taxi ripartì per scomparire dietro l’angolo con la trentaseiesima. Kinderman ingranò rapidamente la marcia e lo seguì. Prima di svoltare all’incrocio, si accorse che il vecchio era rimasto fermo, in piedi alla luce di un lampione, avvolto nella foschia, come un viaggiatore melanconico congelato nel tempo.

Come diceva Jung, una profonda avversione, odio, repulsione spropositati, sono sintomatici di una proiezione in corso.

Ipocrita! Non te ne frega niente della troietta, non ti importa di nulla! Hai fatto di lei una contesa tra noi due!
E poi giù, un torrente di imprecazioni blasfeme per offendere la sua scelta di vita.
Rilasciò una scarica di diarrea poi rise: “Ecco, questo è il mio corpo! Adesso consacra questo, Santissimo Merrin!“”
Il suo odio è rivolto alla scelta di vita di padre Merrin, una imitatio Christi.
Ci prova anche col finto vittimismo di tipo aggressivo. Perché crederlo peggiore di loro? Chris ha preferito la carriera alla figlia e l’ha fatta diventare un’assassina, Karras ha abbandonato la madre vecchia e morente, ecc. Incolpa tutti.
Padre Merrin lo descrive con:”E soprattutto, non ascoltare quello che dice, il demone è bugiardo. Mentirà per confonderci, ma alla menzogna unità la verità per attaccarci, per colpirci. Si tratta di un attacco psicologico, Damien. Molto potente. Non ascoltare. Ricorda: non ascoltare“.
L’esorcista è un romanzo del genere horror (un magnifico horror!!!) ma lo si può anche leggere come un romanzo “impegnato” sul senso del male, persino come libro religioso (Blatty per scriverlo ha studiato il caso di Roland Doe, nonché ha voluto la collaborazione del padre gesuita che aveva eseguito il rituale dell’esorcismo, per farsi aiutare con resoconti e spiegazioni, seppur i suoi superiori gli avessero vietato di pubblicizzare l’evento perché saputo il suo nome sarebbe stato facile a risalire alla famiglia “Doe” che invece aveva chiesto l’anonimato) perché l’anziano esorcista combatte il demonio, che riconosce come essere personale, da prete, ed è uno scontro di volontà fra i due, con l’aiuto della fede, confidando tutto in Dio.
Lo stesso Blatty riguardo al film dirà: “parla più del mistero e del potere della fede che della profanazione di una ragazzina dodicenne da parte delle forze del male“.
Io, per esempio, l’ho letto come un Bildungsroman, quel genere letterario tipico della letteratura tedesca che, tradotto letteralmente, corrisponde a un romanzo di formazione.
Nel Bildungsroman c’è un personaggio che attraverso gli eventi, le avventure della storia “si forma”, fa una evoluzione interiore, in modo che a fine romanzo è diventato più saggio, maturo, profondo, insomma non è più il bischero incontrato all’inizio.
Voglio dire, ne L’esorcista succedono fatti strabilianti ma che per lo più non trasformano il carattere o sono di insegnamento per i personaggi. Chris è radiosa per aver riavuto la sua bambina sana e salva ma resta come prima indifferente al problema del sacro; padre Merrin è di una nobiltà e di un coraggio encomiabili, dall’inizio alla fine; muore, ma già dalle prime pagine lo scopriamo col cuore malato, costretto a prendere pastiglie di nitroglicerina più volte al giorno e, consapevole di essere vicino alla sua ultima ora, si è preparato. Il tenente detective Kinderman resta un alias del tenente Colombo dall’inizio alla fine…
Damien invece, è la classica anima in pena, un tormentato pieno di sensi di colpa che si sente abbandonato da Dio ma, pagina dopo pagina, fra notti insonni, depressione e pensieri ruminanti, vive un’evoluzione psicologica che alla fine lo trasforma in eroe.
padre Merrin

Non è Regan posseduta che levita sopra il letto a convincerlo a cambiare, anzi, nonostante gli si rizzino i peli sul braccio dentro di sé continua a chiedersi se non possa essere psicocinesi; è l’incontro con il famoso (per i suoi coltissimi libri) padre Merrin.

Lo sorprende mentre prega e non se l’aspettava da un intellettuale come lui “…la testa abbandonata sulle mani giunte, in preghiera. Karras rimase immobile per un momento, come se, girato per caso l’angolo, d’un tratto avesse incontrato la sua stessa giovinezza… Karras percepì quanto forte fosse l’impatto con quell’uomo, con quel momento, con la calma sopraggiunta nella casa, che lo sopraffece fino a togliergli il respiro“.

Durante l’esorcismo (forse il momento più intrigante nel film ma anche dal libro non ci si riesce) a padre Karras il cuore batte all’impazzata dalla paura mentre Merrin è calmo, lento, tranquillo ed emana serietà ed autorevolezza.

“”Sta’ zitto!”
Le parole volarono fuori dalla bocca del gesuita come colpi di un fucile. Karras sussultò e si guardò attorno in cerca di Merrin che, con lo sguardo fisso su Regan, le ordinava di tacere, E il demone fece silenzio. Ricambiava quello sguardo. Ma ora gli occhi erano esitanti, incerti. Ammiccanti. Cauti.”

Karras sente una profonda ammirazione per la straordinaria forza dell’esorcista e per l’intelligenza che dimostra quando risponde alle sue domande dei dubbi che si trascina dentro, anche sulla possessione. E comincia a cambiare.

La possessione, ecco, non è nelle guerre, come tanti credono che sia, e molto raramente è in situazioni straordinarie come quella che stiamo vivendo noi ora, qui… in questa ragazzina, questa povera bambina. No, io la vedo spesso nelle piccole cose della vita, Damien, nell’insensibilità dei piccoli rancori, nelle incomprensioni, nelle parole crudeli e sferzanti che si dicono spesso senza volere, nelle discussioni tra amici, o tra innamorati. Se mettiamo insieme tutte queste piccole cose Damien, non abbiamo più bisogno della figura del diavolo per capire le nostre guerre, per capire noi stessi… noi stessi... Eppure anche da questo, anche dal male, nascerà il bene. In un modo che noi non riusciremo mai a comprendere e neppure vedere…”
padre Dyer (reverendo William O’Malley)

Il seguito è conosciutissimo , padre Merrin muore di infarto durante uno degli esorcismi. Le pillole di nitroglicerina sparse sul pavimento fanno capire a Karras che Merrin era cosciente di avere ormai pochi giorni di vita a disposizione.
“...oh, la santissima scoreggia! Morire, Karras? Vuoi morire anche tu?”
E il demone comincia a sghignazzare per poi finire a ridere selvaggiamente.

Padre Karras lo sfida e, quando comincia a sentirsi posseduto, pur di non far del male a nessuno si lancia dalla finestra, la stessa dalla quale Regan aveva fatto precipitare Burke Dennings.
No! Non ti permetterò di far loro del male! Non gli farai del male! Tu verrai con me...”. .
Precipita e rotola lungo tutta la rampa delle ripidissime scale, finché resta sull’asfalto in fin di vita. Arriva di corsa il suo amico padre Dyer, avvertito per telefono da Chris, subito capisce la gravità della situazione e lo confessa stringendogli la mano.
“”Vuoi confessarti Damien?” Una stretta…”
Quando la presa sul suo polso si allenta improvvisamente capisce che è morto.
“Tirò indietro la testa e vide gli occhi pieni di pace, di pace e di qualcos’altro.  Qualcosa di misterioso, come una gioia, il raggiungimento di qualcosa di desiderato con tutto il cuore.”

Curiosità: l’amico prete che confessa alla fine del film padre Karras è davvero un gesuita, il reverendo William O’Malley  e il regista, per far sì che apparisse sconvolto durante la scena finale, lo schiaffeggiò di sorpresa e poi gridò “azione!”

Concludo con le parole dello stesso William Peter Blatty, a spiegazione del finale:

“Il salto di Karras (dalla finestra), compiuto solo per impedire al demone di riprendere il controllo della ragazza e di ucciderla, è il suo trionfo totale. È esclusivamente questo atto, un atto di amore e di sacrificio di sé, che costituisce l’esorcismo di Regan MacNeil.”

William Peter Blatty

La Bloody Mary Challenge, tre recensioni (bastano brevi, io mi son fatta prendere la mano e ho esagerato) di film o libri o fumetti…. paurosi, prevede la nomination di 6 blogger alla fine. Più che altro suggerimenti di blog da seguire.

Almeno tu

Tavolozza di vita

Gocce d’inchiostro rosa 

CandidaMente 

Pensieri loquaci

Crudilinfa

e grazie per la lettura Bloody Ivy

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