Punto Cieco

«Certo», disse Johnny amaramente. «Tutto ciò che non riusciamo a capire, tutto ciò che non s’adatta al nostro schema delle cose, ci limitiamo ad archiviarlo sotto la S del subconscio, vero? Il dio del ventesimo secolo. Quante volte, Roger, lei ha agito così quando qualcosa urtava contro la sua visione pragmatica del mondo?»
Stephen King – La zona morta

Sono arrivata a pagina 397 de “La zona morta” di King, l’ultima porta il numero 470, ci siamo quasi. La storia almeno a grandi linee la conoscono in tanti, se non altro per il successo meritato del film.
Johnny rimasto in coma per anni si risveglia possedendo una sorta di seconda vista, una deuteroscopia che gli dà la capacità di vedere e conoscere cose occulte anche del futuro, che potrebbero accadere se non si fa qualcosa per impedirlo. Come tutte le premonizioni resta un punto cieco, una crna točka, o come la chiama King, the dead zone; questo spazio sfuocato potrebbe invalidare tutta la percezione sul futuro oppure no.
La crna točka – così la chiamo io, ne incontravo non di rado girando per terre croate, nei posti meno frequentati e per questo più affascinanti – è quando imbocchi una strada e poi improvvisamente svanisce, magari proprio dietro una curva, trasformandosi in un viottolo non asfaltato che si restringe ancora, fino a diventare un sentiero percorribile solo a piedi, con le pedule e un bastone scaccia vipere.
Il punto esatto di quando la strada si interrompe non lo vedi, è un punto cieco, improvviso e per questo pericoloso.

Johnny nelle sue visioni ha una zona cieca; un po’ come capita a noi nella vita reale senza la seconda vista. Abbiamo un’osservazione cieca o magari una disattenzione selettiva, cioè facciamo caso solo ai particolari che ci fanno comodo, perché ci sembrano più utili e ragionevoli e per focalizzare meglio ciò che ci interessa, anneriamo il resto del panorama che diventa un insignificante sfondo, una zona morta che non riusciamo più a vedere, una trappola mentale.
Ogni persona vede in modo diverso, dipende sia dalle storie personali che dal momento odierno o da quante birre ha bevuto, dipende dalle convinzioni, paure e speranze, sicuramente anche dal fatto che ci siamo alzati con il piede sbagliato la mattina.
Ogni modo di vedere è unico, tanto che lo si potrebbe firmare come l’artista fa con le sue opere che probabilmente reputa capolavori.

È il punto di vista del proprio universo psicologico formato dalle esperienze personali, dalle cose capite e da quelle fraintese, attraverso le quali si interpreta la realtà. Che illusi! Una realtà a pois, piena di punti ciechi, crne točke e non si riesce a concepire nulla altro di più oltre quello che si riesce a pensare (eccolo il confine!).

Il fine ultimo dovrebbe essere un connubio tra chi vede le cose e le cose da vedere ma, quanti equivoci, quante categorie mentali dove si vogliono ordinare convinzioni stantie, idee appena sbocciate e tutte le altre cose. Quanti modi sciocchi per farlo.

Sì, sto scrivendo di getto, senza pensare bene a cosa… una sorta di esperimento. Come i poeti provavano a comporre dopo aver bevuto l’assenzio io dopo 3 o 4 ghiaccioli alla frutta.

Se oggi uscivi vedevi persone che conversavano ai bar, chiacchieravano passeggiando, ridevano parlando al cellulare, si salutavano dandosi baci sulle guance, e tutto senza mascherine perché sono giornate di sole vivo e il sole guarisce. Mah…

Qualche giorno fa mi è entrato un corvo in cucina dalla porta finestra che dà sul balcone. Hanno la base di azione, decollo e atterraggio sul tetto e il mio balcone, all’ultimo piano, è l’unico la senza tettoia procurata dal balcone del piano di sopra quindi, non dovrebbe essere strano ma sono rimasta piacevolmente sorpresa ugualmente.

Scusate la scrittura di getto anzi a raffica, e quindi senza né capo né coda, ma se non faccio così non riesco a trovare il tempo per salutarvi.
Buon Sole a Tutti
Bloody Ivy