Prudenza, Trono, Specchio e Serpente

Sii prudente; con l’intelligenza del presente valuta le esperienze del passato per poter fare previsioni per il futuro.

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Piero del Pollaiolo – La Prudenza – olio su tavola, 1470, Galleria degli Uffizi a Firenze.

Non ho avuto modo domenica (giornata dedicata al blog… sì, lo so, vorrei pure io qualche giorno extra nella settimana!) per scrivere la nuova puntata della storia horror perché imprevisti molto sadici (come solo gli imprevisti riescono ad essere) mi aspettavano dietro l’angolo; non gravi ma risucchia tempo ed energie. Delle virtù sono la Fortezza e il Coraggio che vorrei possedere e invece, appena superata qualche pegola mi serve qualche giorno per di riprendermi e, soprattutto non devo far di conto.

Quando sono particolarmente esausta, emotivamente scossa, mentalmente stressata, ritorno dislessica. Non è un grosso problema, è dislessia transeunte, appena tranquillizzata se ne va e poi sono nata così  e ormai la so gestire. Un po’ come chi preso da forti emozioni si mette a balbettare, proprio come gli capitava quando era un bambino.
Se leggo male  una parola (alemlema, elam)  o nell’ordine sbagliato (male leggo se, se male leggo), sono subito in grado di correggermi mentalmente afferrando il significato nel contesto della frase, se scrivo… beh, è meglio che lasci decantare un giorno prima di rileggere perché sennò non sarei in grado di accorgermene.

La parola deve essere interpretata, magari al momento leggendola non ti dice niente (ceni tiende) ma sai che ha un codice segreto nascosto dietro le lettere transitorie. Il significato dell’intera frase è la chiave per vedere bene la parola.
Il dislessico (o almeno io, che lo divento solo una volta ogni tanto) capisce non pezzettino per pezzettino, parola per parola ma solo a frase terminata comprende tutta la storia completa e scopre finalmente il significato di quella singola alorpa cioè parola.

I veri problemi li incontro con i numeri, perché se scambi 239 con 293, 932  o 1151 con 1511 come fai a capirlo? Leggi ad alta voce ogni singola cifra più e più volte 2 – 9 – 3, e poi solo quando sei ritornata più tranquilla e riguardi scopri che quello era un 239.

Poi, mentre preparavo gli spaghetti integrali alla pizzaiola (no, non potevo guadagnar tempo saltando il pasto perché la figlia se li stava già aspettando da giorni e la regola è che se non la si nutre soddisfacentemente si trasforma, come i Gremlins ma con regole diverse, d’altronde ognuno ha i figli che si merita 😉 fantastica cmq) e contemporaneamente ascoltavo la prima delle 4 conferenze di filosofia sulle virtù cardinali (quelle ideate dagli Editori Laterza e organizzate dal Comune di Trieste, info sulle prossime e video della lezione sulla prudenza QUI   o QUI)  mi è arrivata l’ispirazione per un post diverso, più “lungo” del solito, per scusarmi del ritardo di giorni.
No, questo post non ha niente a che fare con la conferenza; non è un riassunto, non un giudizio, mi aggancio solo al dipinto mostrato nelle diapositive durante la lezione, olio su tavola del Pollaiolo che rappresenta una donna su un trono con in mano lo specchio e nell’altra il serpente, allegoria classica per la Prudenza che io, 
mea culpa (mea maxima culpa, visto gli anni di filosofia), non conoscevo.
Il blog è personale, non ho nessun capo redattore che legge, corregge e trovando poco serio quanto scritto lo blocca. Volevo mettermi alla prova per verificare che la défaillance, cioè le sabbie mobili (nei momenti di confusione dislessica è come scrivere sulle sabbie mobili) non ci siano più, scrivendo a modo mio di un argomento storico/filosofico che spero possa piacere anche ad altri oltre a me. 🙂

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L‘iconografia classica della prudenza, la sua rappresentazione simbolica, il poter vedere l’immagine nella sua interezza, senza sintassi da seguire spiegazioni da leggere facilita la comprensione (a dislessici e non).

L’iconografia è il linguaggio perfetto quando non si riesce a comunicare per culture dissimili, mentalità impenetrabili, livelli di cultura diversi, perché i simboli sono più eloquenti dei segni.

Che cosa simboleggiano il trono, lo specchio e il serpente?
I simboli sono dei mini oggetti concreti, universali nei significati, distinti ma molteplici, che assicurano una comunicazione tra le culture, le menti diverse di ogni persona.

La rappresentazione più comune per le quattro Virtù Cardinali è spada e bilancia per la Giustizia, il ramo di quercia per la Fortezza, lo specchio con il serpente per la Prudenza, le due ampolle per la Temperanza.
Le scelte iconografiche per Giustizia, Fortezza e Temperanza sono molto intuitive ma, associare i simboli dello specchio e del serpente alla Prudenza non mi è parso così lapalissiano.

L’allegoria della Prudenza è una donna, spesso seduta su un trono; le virtù cardinali (dal latino cardo) sono i cardini di altre virtù, cioè le governano, le dirigono, stando ai posti di comando (sul trono).
Virtù cardinali non significa che sono più elevate delle altre ma semplicemente che fanno da cardine, da sostegno ad altre virtù.
Alla prudenza (auriga virtutum, cocchiere che guida altre virtù) in quanto virtù valutativa sono allegate altre virtù: l’esperienza (capacità di imparare dal passato), la previdenza, l’attitudine a dare buoni consigli ecc.

L’iconografia della prudenza su un trono rappresenta quindi il comando, dove la prudenza, qualità della ragione cerca di fare bene il suo compito comandando alle virtù a lei collegate di fare o evitare determinate azioni.

Girolamo Macchietti
(Firenze 1535-1592)
ALLEGORIA DELLA PRUDENZA
olio su tavola

Ha uno specchio in una mano e un serpente nell’altra.
Lo specchio è lo strumento che la prudenza (e chi possiede la virtù della prudenza) usa. Guardarsi allo specchio è la metafora del “conosci te stesso” e riassume l’insegnamento di Socrate nonché la frase scritta a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, γνώθι σαυτόν.
Conoscere se stessi nel 2018 potrebbe tranquillamente essere tradotto con comprensione psicoanalitica di se stessi, riconoscendo le passioni accecanti, i disagi mentali, i disturbi psichici e di personalità che quando (praticamente sempre) presenti offuscano i giudizi di coscienza e l’intelletto.


Conoscere se stessi, prendendo consapevolezza delle proprie malattie interiori è un atteggiamento di guarigione.
Chi non conosce se stesso valuta male anche il mondo poiché la Weltanschauung, come avrebbe detto parlando della sofferenza psicologica Carl Gustav Jung, cambia con la trasformazione degli individui.
Ossia, la mancata conoscenza di sé distorce la visione del mondo e di conseguenza i giudizi che ne diamo.
Inoltre, la mancata conoscenza di sé può essere spesso il risultato di due problemi inconsci e non di uno soltanto: il problema inconscio di base, lo zoccolo duro e il desiderio di non volerlo vedere/ammettere (e quindi affrontare).

Per essere in grado di valutare (ripeto, prudenza è virtù valutativa) il mondo è necessario conoscere se stessi ma non solo, è necessario anche individuare con circospezione le situazioni nascoste che abbiamo alle spalle.

Quando ci guardiamo allo specchio infatti, non vediamo solo il riflesso di noi stessi ma anche quello che c’è dietro di noi, persino in senso temporale, nel passato, perché la memoria del passato serve per comprendere lo stato delle cose presenti e prevedere quelle future.

La prudenza come dice il nome (dal lat. Prudentiă, prudenza, saggezza, giudizio, avvedutezza, previdenza, lungimiranza, preveggenza, esperienza, competenza, assennatezza, scienza, senno, giudizio; contrazione di prōvĭdentĭa, previdenza, preveggenza, prescienza, previsione, prudenza, cautela, provvidenza) è capace di prevedere e provvedere.

Lo specchio esorta a fare tesoro delle esperienze del passato, guardare bene in faccia la situazione presente, prevedere (e provvedere a) le conseguenze future delle nostre azioni.

¸.•´¨`•.¸ Praticamente il dialogo fra Rafiki e Simba ne Il re leone:
Simba – Ahi! Che male! Perché mi hai colpito?
Rafiki – Non ha importanza, ormai è passato.
Simba – Sì, ma continua a fare male.
Rafiki- Oh, sì, il passato può fare male. Ma a mio modo di vedere dal passato puoi passare… oppure puoi imparare qualcosa. ¸✶.•´¸.•*´✶

Se non si riesce a conoscere se stessi, guardandosi bene allo specchio e a vedere bene alle nostre spalle (nel passato), il rischio è di ricadere continuamente nello stesso tipo di comportamento disastroso (dalle relazioni sbagliate che sembrano seguire tutte il medesimo copione ai comportamenti ossessivi compulsivi ecc.), ripetendo gli stessi schemi, senza essere capaci di imparare dalla propria esperienza passata. Come Sisifo. Riuscire ad affrancarsi dalle costrizioni del passato non dimenticandolo ma usandolo come esperienza.

Questo insegnano sia lo specchio che il serpente attorcigliato: la capacità di non perdere di vista il passato.

Il serpente: altro simbolo tanto forte quanto antico.

Il serpente nelle iconografie della Prudenza viene mostrato attorcigliato al braccio, come al bastone di Asklepios, Asclepio (Esculapio il nome latinizzato), dio della salute che con la sua mirabile arte non solo curava le malattie ma anche richiamava alla vita i morti, simbolo greco associato alla medicina e attuale simbolo internazionale del soccorso medico (una croce azzurra con all’interno il bastone con il serpente attorcigliato di Asclepio).

la stella della vita – simbolo internazionale del soccorso medico

Appare come tale nell’Antico Testamento quando gli ebrei si lamentano: « Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero », e “Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì”.
Mosè prega per il popolo e il Signore risponde « Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo esser stato morso, lo guarderà resterà in vita ».

Nel Nuovo Testamento è la figura retorica associata alla prudenza per antonomasia. « Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe » dice Gesù suggerendo di procedete con cautela e circospezione. Guardandosi intorno, nello spazio certamente ma anche nel tempo presente, passato e futuro; ma questo ovviamente è “midrash” mio.

Come lo specchio anche il serpente attorcigliato al braccio o al bastone rappresenta l’esperienza (l’ho già fatto questo giro, ci sono già passato e posso prevedere cosa incontrerò), l’eternità (l’uroboro che mordendosi la coda unisce in un cerchio inizio e fine), la natura ciclica di tutte le cose con l’eterno ritorno (la muta della pelle del serpente è il suo ricrearsi continuamente).

La prudenza ha due momenti. Il primo momento (dello specchio e del serpente) è speculativo, teorico, cioè ci si sforza a ragionare (a perfezionare la propria ragione; va specificato perché le persone, sebbene sempre in grado di intendere e di volere secondo la legge, possono essere capaci o meno di esercitare i propri poteri di valutare e distinguere in modo razionale), il momento valutativo del giudizio.

Il secondo momento è pratico, è il momento del comando (del trono) quello in cui la ragione servendosi di quanto ha compreso nel primo momento comanda di fare o non fare un’azione precisa. Razionalità pratica, dove le virtù della prudenza (l’esperienza, la previdenza, l’attitudine a dare buoni consigli…) diventano ancora più necessarie. In questo secondo momento la prudenza diventa virtù morale perché dalla dimensione speculativa si passa a quella concreta.

pavimento nel Duomo di Siena

Qui si inserisce anche il discorso della libertà, dell’auto determinazione; la ragione pratica diventa coscienza ossia giudizio di quello che in concreto si deve o non si deve fare.
Mi ripeto: la coscienza è il comando che la ragione pronuncia sul fare o non fare e sarà retta nella misura in cui è sostenuta dalla prudenza (intesa come premessa della ragione).

Chi (capita a tutti prima o poi) si accorge di fare cose che non ha buone ragioni per fare o che, ha buone ragioni per non fare, si sente incomprensibile a se stesso (« ma perché caspita l’ho fatto? »), scoprendo di non essere libero e sentendosi anche un po’ stupido; chi si arrabbia per sciocchezze e poi non si indigna per cose gravi, ecc. Ci sono cioè un sacco di “trappole” da cercare di evitare con circospezione: giudizi erronei, ragionamenti bislacchi, disturbi psicologici, convinzioni, inficiati da pregiudizi quando non da fantasie… ma questo è il campo della psicoanalisi.

La Prudenza, Atrio della Basilica di San Pietro, Roma

La virtù della prudenza in campo pratico richiede dunque un tipo particolare di conoscenza, la conoscenza di sé necessaria per identificare e valutare le proprie idee, convinzioni, desideri e passioni (passate e presenti perché potrebbero essere anche quelle future), per riconoscere quando le proprie risposte sono inadeguate, esagerate o inappropriate così che sia possibile correggerle (la muta del serpente). E gli strumenti sono lo specchio, il serpente e il trono.

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È possibile (praticamente certo) che parlando con allegorie, simboli, metafore  mi sia arzigogolata un po’ troppo.
Se siete ancora vivi dopo questo post, grazie della lettura.

*•.¸¸¸.•*¨¨*•.¸¸¸.•* Bloody Ivy

 

9 Commenti

  1. Non conoscevo questo tipo di dislessia. Ho un amico che ne soffre e infatti si lamenta sempre di non poter leggere (ma nemmeno gli piace!), però lui davvero non fa nulla per migliorarsi (si può dire così?)… Mo gli passo il tuo articolo!

    • per carità… non è per niente scientifico ma solo personale.
      io ero dislessica da piccola quando di dislessia non se ne parlava, ero la tipica bambina che aveva i quaderni corretti in rosso dalla maestra con tanto di DISTRATTA!!! scritto bello in grande, in maiuscoletto e in rosso sanque.
      non sono mai stata creduta e nemmeno io immaginavo potesse essere avere a che fare con altro dalla distrazione.
      A casa si arrabbiavano perchè per loro era solo distratta, a scuola peggio… perché non puoi prendere una volta 9 e una volta 3…. non puoi non essere nemmeno in grado nemmeno di ricopiare dalla lavagna semplici numeri o parole (e leggevo attentamente e magari anche nel modo giusto, ripetevo mentalmente la parola e poi scrivevo proprio quella, o almeno ero convinta di farlo e invece no… ribaltavo tutto), di fare i compiti della pagina 34 quando la prof aveva scritto sulla lavagna pagina 43….
      inoltre non lo ero sempre costantemente, nei periodi buoni scambiavo S per F, D per T, M per N e posti della parola nella frase, ma gli altri come errori ortografici erano messi peggio e quindi non mi si notava. Erano in quelli dove mi capitava di essere più emotiva che mi avvicinavo alla dislessia più classica ma mai completamente invalidante…
      ora so cos’è e non ci faccio caso. ma si sta male… un po’ come chi è affetto da demenza e, si ritrova in città e non ha più l’orientamento per tornare a casa ma tutti gli altri ci riescono ed è colpa tua dicono, perché tu sei distratta.
      hai fatto bene a raccontarmi del tuo amico, ci si sente… meno soli. Ma io non lo sono se non nei giorni di forte stress, con le parole ho i miei trucchetti con i numeri no, non saprei come fare. Se fossi una cassiera verrei licenziata e se lavorassi in banca… beh probabilmente con i casini che potrei riuscire a combinare, non oso pensare.

        • ecco… il post non era sulla dislessia, ma sul significato dei simboli dell’iconografia classica della prudenza.
          Le frasi sulla mia dislessia passeggera era solo per dire che, con le iconografie basta un’occhiata per capire cosa significano, senza bisogno di leggere parola per parola.
          cmq no, non ho affrontato battaglie. Son semplicemente cresciuta con l’etichetta distratta e qualche voto basso a scuola… perché tipo, nei problemi di geometria o matematica i procedimenti erano tutti giusti, solo la prof non capiva perché ad un certo punto il numero 737 si trasformava in 377 e la credeva distrazione. Ci sono gradi di dislessia ben peggiori e non è neanche giusto soffermarsi sulla mia.
          ti ho agganciata su twitter… e sì lo so, come vita e uso social faccio schifo… ma cambierò 🙂

  2. Tranquilla, sono ancora viva! Interessante articolo. Adoro leggere dei simboli, dei loro significati, l’origine della parola. E poi la tua testimonianza sulla Dislessia. Un aiuto per gli altri. Dopo lo giro sui Socials (“lavoro” meglio con il pc che con il telefonino…con ste lettere minuscole sbaglio tasti in continuazione…) Buona settimana!

    • piano piano, è solo una personale testimonianza. Non sono mai stata seguita anche perché negli anni di scuola alla diagnosi dislessia si preferiva il “distratta!!!” e anche io credevo che quel che mi capitava fosse solo distrazione. Agli altri non capitava, a me sì… probabilmente gli altri riuscivano a stare più attenti di me. Così pensavo.
      Inoltre non è mai stata una dislessia costante (a parte piccole cose t/d, f/s…) ma arrivava con le emozioni, come fa la balbuzie (anche qui parlo solo per esperienza personale, perché mia figlia dopo un trauma lo era diventata, guarita perfettamente grazie al canto e non ti dico che vocione da soprano o da dibattito televisivo ha ora) che peggiora quando devi spiegarti con persone che ti mettono in soggezione.
      Ora non lo sono più, se non dopo qualche momento di forte stress (come lo stress provoca il mal di testa a molte persone a me provoca questo). Inoltre mi è più facile leggere (comprendere) che scrivere. Perché quando scrivo poi sono gli altri a dovermi comprendere e, quindi è meglio lasciar decantare, tranquillizzarmi e rileggere per correggermi. Ma la mia leggera dislessia non è invalidante. E’ come considerare invalido chi è rimasto senza un dito al pari di chi ha perso le gambe. Numeri a parte, perché lì proprio non so come fare… leggo 932, controllo le cifre e sono proprio 9-3-2 le riscrivo perché siano uguali a ciò che leggo 932, una, due, tre e più volte e poi passato il momento inquieto vedo che sì, ho scritto proprio 932 ma il numero originale era 293. Mi si è cambiato, qualcuno mi ha scambiato l’ordine delle cifre!!! E lo sai che non è possibile, ma sai anche che non è distrazione, è dislessia.
      Ma credo che i problemi dei dislessici costanti siano ben più gravi, purtroppo.
      Contenta che il post sia piaciuto! I simboli ti dicono tutto in un colpo solo, ti spiegano anche cose profonde con una sola immagine. Ideali per i dislessici.

      • avviso di servizio… sono passata ora al tuo blog e non risulto iscritta. Non è la prima volta che improvvisamente non risulto più iscritta, forse capita dopo gli aggiornamenti più probabile per alcune cose che ho incasinato io dopo aver cambiato la pagina da http a https. provo a rimediare subito

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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