Prologo – La Mora (1 parte)

Le consuetudini gli avevano riempito la testa di una deferenza superstiziosa per tutto ciò che esiste tangibilmente e fisicamente e lo avevano reso segretamente vergognoso di avere delle visioni.”
La chiave d’argento – Lovecraft

Le paralisi notturne, o usando il termine delle neuroscienze, paralisi ipnagogiche, si verificano per una discordanza fa la mente e il corpo. Il cervello è attivo, cosciente e riesce a vedere e sentire ciò che lo circonda, nonostante il corpo rimanga in uno stato di riposo catalettico.
Chi ne è vittima riesce a muovere solo gli occhi, mentre resta immobile con tutti i muscoli paralizzati.

Lo stato di paralisi è dovuto ad un prolungamento eccessivo della fase di sonno REM, oppure a un suo inizio anticipato; cioè si verifica nel dormiveglia, sia nel momento prima di di addormentarsi che nell’istante che precede il risveglio completo, ma sempre e comunque nottetempo.

Succede perché c’è un’alterazione nella secrezione di melatonina che porta alla mancata disattivazione della rete di neuroni che sta producendo il sogno e questa, restando attiva, porta le caratteristiche del sonno nel mondo della veglia. E la melatonina è un ormone che raggiunge il suo picco di secrezione solo nelle ore notturne.

Si vive in uno strano stato intermedio che non è sogno; né veglia, né sonno e questa combinazione di attività mentale onirica e stato di veglia provoca delle misteriose allucinazioni. Chi ne è tormentato cerca di dormire alla luce del giorno e lavorare di notte. Sfortunatamente sono pochissimi quelli che possono scegliersi a proprio piacimento il ritmo sonno – veglia.

Un orribile segno premonitore è la sensazione di formicolio freddo e nervoso che comincia a risalire dalle estremità e poi su per la spina dorsale fino a raggiungere la testa.
 Da quel momento la vittima, con il corpo diventato rigido, può cominciare a sentire suoni, rumori, voci inquietanti ed infernali che le sussurrano in farsetto, vicino al collo o da dietro le spalle cose irripetibili in lingue sconosciute.

Possono arrivare improvvise folate gelide e si inspira l’aria fredda che pervade la stanza, come se fossero state spalancate le finestre; la pelle, spesso percepisce su di sé il bizzarro passaggio come di lunghe ciocche di capelli, di qualcuno come se si trovasse lì, troppo, troppo paurosamente vicino e invisibile.
La vittima prova il tocco di mani come se fossero umane; nei casi più traumatizzanti, sente il peso di un corpo sdraiato sopra di sé, ancora più spesso, l’entità ormai visibile è seduta sulle sue gambe, a cavalcioni sul suo addome, sul petto, mentre preme.

Difficile dire se sia di sesso maschile, femminile o asessuata, ma porta con sé una forte energia, un perverso magnetismo sessuale con la quale contagia la vittima per renderla più arrendevole al rapporto; la persona si sente stimolata in aree non facilmente accessibili nei rapporti con partner umani e in un eccitazione stravolgente, fino ad intensi orgasmi che, se appagano il corpo, le condizioni morbose e corrotte ne sconvolgono la mente rimasta cosciente.

Chi soffre di paralisi notturne, seppur consapevole delle sue allucinazioni ipnagogiche, del suo non essere in grado di opporsi, non sa se sentirsi violato sessualmente o considerare l’esperienza, certamente drammatica, piuttosto come parte di una folle malattia. Malvagie allucinazioni che fanno loro visita in quel particolare stato di coscienza.

Il soggetto allucinato giudica di essere sveglio anche se incapace di muoversi o fare rumori; prova a gridare e il grido rimane sotterraneo, come se la lingua fosse incatenata, tutt’al più riesce, dopo molti sforzi, sussurrare un invocazione d’aiuto debole e impastata.

I pensieri, mentre tutto questo accade, restano netti e sicuri, lucidi e logici.
Se qualche familiare dorme accanto, questa persona non si rende conto di nulla.
Se ci sono animali domestici questi non avvertono presenze, i cani non abbaiano e i gatti non se ne occupano.

Sono molti che sperimentano almeno una volta nella vita questa paralisi notturna anche se, cercando di razionalizzare l’esperienza, di farla rientrare nelle pieghe del vivere quotidiano, la catalogano alla svelta come brutto incubo e non ci pensano più. 

Qualcuno però vive queste esperienze con più frequenza, quasi ogni notte, e lo stato di angoscia che le allucinazioni notturne provocano possono condizionargli la vita diurna, la psiche, causare depressione.

Il fenomeno delle paralisi ipnagogiche esiste da sempre; non c’è epoca né cultura senza racconti straordinariamente simili di chi ha vissuto queste esperienze.
Certo, prima delle neuroscienze, per questi disturbi del sonno e le loro visioni traumatizzanti si incolpavano streghe, demoni, creature oscure, anime dannate e altre storie che oggi tutti definiscono superstizioni.

In queste zone, Istria, Dalmazia, e nelle lingue di tutta l’area balcanica e centro-europea, croata, slovena, serba, slovacca… questa paralisi notturna da incubo è conosciuta come Mora.

Ma anche in molti altri paesi dell’area europea continentale ed insulare si trovano denominazioni estremamente simili del fenomeno, Mora, Μόρα, Mara, Maron, Mære, Mare, Morrigain, Merrie, MahrTutti questi nomi trovano la propria origine nell’antica radice comune, proto-indoeuropea mer- , male, nel senso di male notturno, incubo, nightmare, come lo chiamano gli anglosassoni, e che deriva dall’unione del termine notte con il nome di questa misteriosa entità.

Molti di coloro che soffrono di paralisi ipnagogiche affermano che quando capita, l’oscurità si riempie di presenze rabbiose, normalmente invisibili alla vista durante il giorno.
Non sanno se sono svegli o stanno sognando, ma per le cose terrorizzanti e assurde che vedono si convincono di essere preda di delirio allucinatorio; anche perché in quei momenti restano persone molto equilibrate, con una sorprendente lucidità mentale, consapevoli che i loro 5 sensi stanno ricevendo false e irreali percezioni.

Poi, sopraggiunta la luce, durante il giorno, da svegli…


Grazie della lettura Bloody Ivy

 

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24 Commenti

      • Non ho mai imparato a entrare negli incubi altrui (sarebbe interessante 🙂 ), perciò direi dal vivo, ma attenta: potrei essere comunque spaventoso! Mmm vabbè, in realtà non credo riuscirei mai a spaventare qualcuno ahahah 🙂

        • veramente vorrei accadesse l’incontrario, cioè, l’intento di chi scrive horror è quello.
          vabbè, se riesco domenica posto il seguito (che devo ancora scrivere), è un esperimento ma sarei curiosa del tuo parere

  1. Splendido pezzo, su un argomento a me molto caro. Per fortuna non l’ho mai vissuto in prima persona ma me ne sono interessato dal punto di vista “lessicale”: per descrivere quel senso di oppressione sono state usate delle parole antiche e spesso dimenticate, che hanno influenzato la letteratura europea e mondiale.
    Mi permetto di segnalarti la prima delle quattro puntate di uno speciale che ho dedicato a come si è cercato di “tradurre l’incubo” (cioè trovare il nome per questa oppressione notturna e poi tradurlo in italiano), e poi la raccolta in epub gratuito dello speciale. 😉

    • ma neanche Umberto Eco avrebbe fatto meglio!!!
      ne ho lette tre di puntate, scaricato epub e finirò tutto con molta calma, però sai davvero fare indagini molto accurate.
      Spero che chi per abitudine legge anche i commenti degli altri non si lasci scappare i link ai tuoi articoli perché sono davvero interessanti.
      Grazie!

      • Sono contentissimo d’averti intrigato: la materia è così ricca di elementi affascinanti che la trovo irresistibile ^_^ Per questo ora aspetto con ansia la seconda puntata del tuo speciale 😉

        • scrivo nel fine settimana, sono molto veloce (uscita dalla brutta scuola del “si rilegge dopo, prima si posta sennò lo fa qualcun altro”) ma a me piace dannatamente pensarci con tutta calma, rilassandomi, quasi meditando, se poi è una storia horror, prima di digitare devo essermi vista la puntata del film (con tanto di effetti speciali) in testa 😉 Vediamo quindi cosa succede questo week end, sennò sarà per il prossimo. Per il blog adotto la mentalità del Hakuna Matata, no stress, no scadenze per scrivere post, no commenti cretini. Almeno qui, relax.
          Ho scoperto la mora da mia cugina a Fiume (Rijeka) che terrorizzata teneva un sasso forato (datole da una sua amica convinta e con lo stesso problema) dietro la porta per impedire l’ingresso nottetempo della mora. Lei sentiva i capelli della mora che le cadevano sul viso e l’alito sul volto. no commenti al riguardo, please.

  2. a me è successa da ragazzina,ero paralizzata nel letto e non risuscivo nemmeno ad urlare, tieni conto che io soffro di sonnambulismo (ancora adesso in fase adulta) quindi non ho un sonno equilibrato :-).

  3. Direi che come inizio non c’è male. Il fatto che sia un prologo giustifica lo stile saggistico; ma il testo è così scorrevole, che si legge rapidamente e con curiosità.

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