Profezie – Cap.11.2 (II parte) Storia Fantasy Horror

Erodoto Le Storie - libro 1 - La Lidia e la Persia

a Delfi, appena i Lidi entrarono (…) la Pizia disse in esametri:

Erodoto
Le Storie – libro 1 – La Lidia e la Persia

«Conosco il numero della sabbia e le misure del mare.
Capisco anche il muto e odo chi non parla.
Mi giunge ai sensi l’odore di una testuggine dal duro guscio,
bollita nel bronzo con carni d’agnello.
Sotto di essa è disteso bronzo e sopra bronzo la ricopre».

I Lidi dopo aver trascritto questo responso della Pizia, se ne andarono tornando a Sardi. Quando furono giunti, portando gli oracoli, anche gli altri che erano stati inviati, Creso aprì ogni scritto e lo esaminò. Nessuno di loro lo interessava. Ma appena ascoltò quello di Delfi, subito alzò preghiere e accolse il vaticinio, convinto che il solo oracolo fosse quello di Delfi, poiché aveva scoperto appunto ciò che egli aveva compiuto. Infatti, dopo aver mandato messi sacri presso i vari oracoli, atteso il giorno giusto, Creso aveva escogitato questo espediente; dopo aver riflettuto su che cosa sarebbe stato impossibile scoprire e immaginare, tagliò a pezzi una testuggine e un agnello e li mise a cuocere egli stesso in un caldano di bronzo, avendo posto sul caldano un coperchio di bronzo.

Erodoto, Le Storie – libro 1, La Lidia e la Persia (testo e traduzione)

puntate precedenti

Ragionava come un filosofo sugli eventi che accadono nella vita e di come ogni fatto, relazione, pensiero ne influenzino gli altri. Influenzano nel presente (sincronici), nel futuro e nel passato, perché il tempo è irripetibile ma non assoluto, ha un movimento circolare e il passato ritorna costantemente, solo grazie ai ricordi, certo, psichici ed emotivi, per dare modo di dargli un altro significato, di giudicarlo con un’altra comprensione. Una persona ha il potere di alterare ciò che è stato correggendolo con un pensiero più chiaro, profondo e maturo. Il passato non è “ormai andato”, perché con la giusta disposizione d’animo lo si può recuperare guarendolo, comprenderlo meglio e interpretarlo in modo più corretto. Proprio come si fa con i sogni profetici e le premonizioni, perché ogni parola di profezia è un discorso, un insegnamento “in potenza”.
Un modo di vedere le cose da filosofo appunto, o a seconda del punto di osservazione, da chi si fa troppe seghe mentali.

Anche il tempo delle profezie è malleabile (è opinione diffusa che le profezie capitino solo alle persone sbagliate perché trattandosi di cose un po’ fuori dal comune sono adatte agli strambi, ai fuori di testa, ai suonati e quindi chi le studia debba essere, per forza di cose, ancora più schizzato).
Le profezie non sono mai chiare né certe perché comunicate attraverso canali speciali come i sogni premonitori, le preveggenze o la deutoroscopia conosciuta da tutti come “seconda vista”. Inoltre le profezie usano linguaggi simbolici, dai riferimenti e significati personali e quindi è inutile raccontarle ad altri che, non sarebbero in grado di comprenderle neanche volendo. Figuriamoci scriverle su testi per farle leggere ai posteri passando attraverso i secoli.

Le profezie restano nascoste e misteriose anche a chi le riceve cioè al diretto interessato, perché solo dopo che i fatti sono avvenuti si riescono ad interpretare in modo corretto; ma questo lo sapevano già i greci intenti a tradurre e comprendere le frasi ambivalenti della Pizia.
Soltanto a fatto avvenuto il senso della profezia si fa chiaro, persino ovvio tanto da farla sembrare superflua.
Col viverli si schiariscono anche i sogni premonitori e i presentimenti che in genere sono più spesso cupi che allegri, perché anche nella vita c’è più tristezza che gioia.

La convinzione di quel vecchio così particolare era: la vera essenza della profezia è rappresentata dal discorso che bisogna scoprire per riuscire a leggere nel mondo, nei cieli, soprattutto nel cielo della propria coscienza. E’ un pensiero di un progetto cosmico ma non immobile delle cose che accadranno, non ancora decisivo perché il futuro continuamente muta; muta sotto la pressione di altre energie, e tutto è collegato.

cinabro

Non si considerava un profeta, ma un attento studioso, conoscitore della Qabbalah, la vera scienza delle profezie ma non l’unica e la sua convinzione era che il linguaggio dell’Assoluto non andasse indagato solo nella combinazione delle lettere della Torah; perché il Suo pensiero aveva scritto ovunque nell’universo usando galassie, forze gravitazionali, campi magnetici, ogni sorta di energie, leggi di ogni natura e anche nelle scie verde assenzio e blu cobalto dei bolidi luminosi sfrecciati non tanto tempo addietro c’erano dei messaggi, e così nelle eclissi di luna.

Quella notte era tetra, simile alle menti degli uomini, e la luna che stava spargendo sopra la città e il mare la sua luce sanguigna, era simile al tossico cinabro, solfuro di mercurio, portatore di trasmutazioni e mutazioni servito fin dall’antichità per separare l’oro dalle impurità dei minerali nei quali è contenuto. Era un evento che richiedeva attenzione perché ogni attività naturale esercita la sua azione per similitudine, anche i corpi celesti.
Ora stava leggendo lentamente un vecchio testo, facendo attenzione ad ogni singola parola per poi sollevare la testa restando serio e concentrato su concetti dolorosi perché dietro gli occhiali tondi gli brillavano gli occhi umidi di lacrime.

puntate precedenti

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lo so, è più corto e strampalato del solito ma, beh… altri impegni.
Sempre grazie per la lettura Bloody Ivy 

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