PROCUSTE

procuste

Faust:
(…)Wenn man euch Fliegengott, Verderber, Lügner heißt.
Nun gut, wer bist du denn?
Mephistopheles:
Ein Teil von jener Kraft,
Die stets das Böse will und stets das Gute schafft.
Faust:
Was ist mit diesem Rätselwort gemeint?
Mephistopheles:
Ich bin der Geist, der stets verneint! (…)
Faust – Johann Wolfgang von Goethe

CAPITOLO 1
L’ACCHIAPPASOGNI

DISCESA o RISALITA 1.1

Non c’è alcuna differenza fra le dimensioni dello spazio e la dimensione del tempo,
se non per il fatto che attraverso questa si muove la nostra coscienza.
Herbert George Wells

A volte è come ricevere una spinta e si comincia a precipitare, accelerando, il più delle volte girando come se si fosse risucchiati in un gorgo, in modo sempre più stretto e vorticoso, fino a ruotare come una trottola o meglio, come in una mistica ed elegantissima danza Sufi.
Si atterra sul letto, di colpo, ed è come arrivare al piano terra dopo esser scesi per decine di piani con un ascensore esageratamente veloce. La mente va a cozzare contro il cervello, inteso come l’organo elettrochimico racchiuso nella scatola cranica del dormiente e si infila, per poi sintonizzarsi come ogni mattina con le frequenze del mondo, questo mondo. È il risveglio.

Altre volte nel sogno si comincia a percepire il magnetismo come quello di una potente calamita che attira, attira con sempre più forza ed ecco che inizia una vertiginosa risalita che, in alcuni momenti pare anche una discesa. Certo, non si può andare contemporaneamente in due direzioni diverse ma lì la differenza fra “in alto” e “in basso”, “per di qui”, “per di là” è abbastanza ingarbugliata. Catabasi e anabasi insieme.
Tutto gira, come nelle più temibili attrazioni da luna park, ma anche questo è fuorviante perché forse sono io, la mia consapevolezza o quello che è, ed è come se stessi usando il mulinello di una tromba d’aria per risalire.

Credo che sia il cervello ad attivarsi e chiamare a sé la mente che gli appartiene e che vagava in mondi onirici, mondi che in un certo senso aveva creato lui stesso.
Il cervello urla «Sveglia!», e ovviamente non lo fa a parole ma cambiando gamma di frequenze cerebrali. Le onde sveglia, così le chiamo.
Da quel poco che ho compreso, in base alle mie esperienze personali, i cervelli dei vivi sono delle potenti antenne radar e hanno la funzione di captare e attirare menti e coscienze.


Non lo racconto a nessuno per non sentirmi dire che sono superstizioni magiche, fesserie, ma anche lo fossero non vedo differenza con le superstizioni scientifiche nelle quali credono ciecamente in molti; superstizioni che terminano entrambe in un vicolo cieco e buio.
E poi, devo ancora capirle io queste cose, e non è escluso che non stia impazzendo.

Ci si sveglia di soprassalto e si resta non proprio intontiti ma ancora in quel crepuscolo intermedio in cui c’è pace e ci sono i ricordi del sogno, pronti a volare via se ci si alza subito dal letto per fare colazione. Si resta così si resta, senza desiderare di uscire da quei confini della zona crepuscolare e si pensa, si ripensa, finché non ci si ricorda meglio.
È importante ricordare e meditare sui sogni e le visioni oniriche avute e inoltre, chiedersi «… e per me tutto questo cosa sta a significare?» è un ottimo esame su se stessi.
O almeno lo è per me.

Va fatto appena ci si accorge di essere tornati e prima che si richiudano i confini fra le due dimensioni, quella visibile e quella onirica, finché c’è lo strappo e sono ancora in contatto.

Nella zona franca, l’intervallo fra i due territori, il valico come quello della notte di Shamain, la mente è circondata da apparizioni di ogni tipo che non sono di quaggiù.
Io non ne ho mai avute probabilmente perché con me perderebbero il loro scopo: spaventare e gettare nell’angoscia. Non che sia particolarmente coraggiosa ma trovarmi davanti a decrepite streghe che si avvicinano o brutti demoni che mi si siedono accanto nel letto non mi turberebbe più di tanto, visto il resto dei sogni e i problemi della mia vita reale.

Stando ai medici in questo crepuscolo sono comunissimi i fenomeni psichici che prendono il nome di allucinazioni ipnopompiche e si verificano al risveglio quando le onde cerebrali del sogno stanno per svanire e la coscienza diurna riemerge. Sono altrettanto banali ipnagogiche se capitano prima di addormentarsi.
La maggioranza della popolazione mondiale ne ha fatta l’esperienza almeno una volta nella sua vita ed è sempre stato così, ogni cultura le conosce e le chiama a modo suo. L’evento è accompagnato da paralisi, le paralisi notturne.

Non ho mai avuto nemmeno quelle, perlomeno di notte, perché di giorno è da qualche anno che ho le gambe che danno di matto nei momenti meno opportuni. In realtà sono i medici a sembrare pazzi perché farebbero di tutto pur di non arrendersi e dover ammettere «non ho capito», così avanzano le diagnosi più variegate e giustamente più inquietanti.
Dico “giustamente” perché in fondo, anche un medico finché non è sicuro della diagnosi deve comunque in qualche modo giustificarsi e allora le spara grosse e poi cambia idea; ma è una specie di legittima difesa.

D’altronde anch’io faccio lo stesso, non spavento gli altri ma li giudico e mentalmente li faccio passare attraverso un metal detector o meglio, un evil detector e ne esce il loro ipotetico profilo criminale. È solo ipotetico, non sicuro ma mi viene in automatico e non lo faccio apposta.

Così, oltre a ripensare ai sogni fatti anche a questo strano esercizio dedico i miei pensieri prima di alzarmi: a teorie mostruose, a strani alibi, a moventi di persone capaci di tutto. Uccido, con mitezza riflessiva e standomene nel letto a guardare i bagliori dorati dell’alba e il volo elegante di corvi e gabbiani.
Le onde cerebrali che si presentano in quel crepuscolo intermedio, in cui c’è calma ma non sonno, dove c’è rilassamento ma non stanchezza, portano in uno stato favorevole alla meditazione investigativa, che è simile a un esercizio religioso. Ok, magari questo è soggettivo.

Progetto azioni malvagie con molta cura, nei minimi dettagli; penso a come si potrebbe fare una cosa del genere e in che stile perché cambia a seconda della personalità dell’autore, persino in che stato mentale quella persona potrebbe compierla. Quando sono entrata in empatia con l’assassino e mi sento come lui, è chiaro che ormai so chi è e l’ho smascherato.

Per la verità i miei pensieri, i profili che preparo sembrano non meritare grande attenzione. La verità non interessa a nessuno perché richiede troppo tempo e spesso è inverosimile quindi comunque non ci crederebbe nessuno. Meglio creare, con prove e testimonianze a disposizione, storytelling convincenti e così accontentare il mondo. Dicono…

★★ ★★ ★★ ★★ be continued ★★ ★★ ★★ ★★

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