Il Pendolino di Jole – Cap 6.3 (Storia Horror)

La forza dell’eremita si misura non da quanto lontano è andato a stare, ma dalla poca distanza che gli basta per staccarsi dalla città, senza mai perderla di vista.
Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati

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Le carte dei tarocchi sono aruspici interpretabili, come gli oroscopi che scrivono “oggi avrai una bella giornata” e tu ti concentri e stai attenta, fai attenzione alle cose, fin ai minimi dettagli che possano riuscire a convalidare quella promessa.

Così, se quanto accade si rivela del tutto diverso da quanto letto nei tarocchi, la colpa è solo tua, della tua incapacità di comprendere l’importanza e la profondità di quello che ti stavano svelando.

Jole questo lo sapeva, per questo la lettura dei tarocchi le era diventata così inefficiente, frustrante, deprimente.

Per ricevere risposte non ambigue bensì un chiaro “sì” oppure “no”, era passata al pendolino.

Sì, o no a seconda di come iniziava a muoversi. Poteva fare dei circoli in senso orario e allora era inequivocabilmente un sì oppure in senso antiorario per un no; a volte poteva oscillare da sinistra a destra e per la risposta contraria da nord a sud, in questo caso quale fosse una risposta affermativa e quale negativa non era subito evidente ma lo si scopriva presto, ponendo delle domande di cui si conosceva la risposta e poi si poteva partire chiedendo quello che interessava.

Dietro a diversi tipi di oscillazioni Jole pensava ci fossero più energie a risponderle, anche nel braccio sentiva scorrere forze diverse e, non era frutto della sua immaginazione.

© Abigail Larson
www.abigaillarson.com

Una sera aveva fatto una dimostrazione di quest’arte mantica del pendolino anche con Celestina e Nor. Celestina l’aveva giudicata con un entusiasmo “da cortesia” definendola un simpatico passatempo, un gioco con il quale scherzare la notte di Capodanno al posto della vecchia tombola, niente di più.
Nor l’aveva antipaticamente definita “una immane fesseria da fare” ma Jole apposta per farla ricredere provò a chiedere qualcosa su di lei al pendolino che si mosse e sobbalzò in modo anomalo, inclassificabile, « è perché tu sei negativa! Negativa e chiusa di mentalità! » sentenziò e non ci riprovò più.


Perché non avrebbe dovuto usarlo? Chi a casa ha l’elettricità adopera forse le candele? Chi è intelligente usa le sue doti, chi è ricco sfrutta la sua ricchezza, lei aveva puntato sulla bellezza fra palestra e ritocchini senza risolvere nulla e allora perché avrebbe dovuto rinunciare a provare a migliorare la sua vita con le risposte che il pendolino le dava?

Ripeteva a se stessa che avrebbe imparato ad usarlo sempre meglio e che per diventare più competente serviva fare pratica adoperandolo sempre di più e provandolo con ogni tipo di domanda.

Appena lo afferrava sentiva l’energia scorrerle nel braccio, risalire nel polso, nella mano, i polpastrelli cominciavano a pulsare, il formicolio, poi il pendolino iniziava a muoversi e lei poteva ricevere quelle comunicazioni, dei sì o dei no, da qualche livello di realtà diversa da quella ordinaria.

Forse si trattava del suo inconscio ma per lei quell’oscillare del pendolino era come un passaggio fra una dimensione e l’altra, che si apriva solo per un breve lampo appena sufficiente per intravedere la profondità di quelle inaudite voragini nel mentre da lì riceveva la risposta,  e poi si richiudeva.

Ne era affascinata, esaltata e cercava di lasciarsi pervadere da quelle emozioni così forti ed aggressive, fino a sprofondare in uno stato alterato di coscienza, come fosse in trance o forse in uno stato di lucidità superiore.

© Abigail Larson

Lo interpellava smaniosa per ogni cosa, anche più volte al giorno, fidandosi ciecamente di quelle risposte, in preda ad una sorta di cruda dipendenza anche se del tutto mentale.
Per esempio, se perdeva le chiavi, e un paio di volte le era capitato, prima di cambiare la serratura chiedeva al pendolino se e quando (oggi?, domani?, dopodomani?) le avrebbe ritrovate; se il pendolino rispondeva in modo affermativo si tranquillizzava e semplicemente aspettava, senza affannarsi a cercarle, convinta che sarebbero ricomparse. E così succedeva. Le ritrovava nel cassetto della scrivania anche quando era quasi certa di averle dimenticate sul sedile del taxi, o gliele raccoglievano da terra in palestra anche se il giorno che le aveva perse lì non c’era andata.

Queste stranezze la invaghivano, la tenevano in un’agitata follia in balia di speranze che potesse accadere qualcosa di meraviglioso ma anche di delusioni accompagnate da disperazione schiacciante che la spingevano da una domanda all’altra e l’impulso ossessivo compulsivo a riprovarci e chiedere, richiedere, stra-chiedere stava diventando troppo potente, tanto da indebolirle la volontà, forse persino l’equilibrio mentale.

La strana e misteriosa energia del pendolino che sino a quel momento le era apparsa così accomodante ed innocua cominciava a rivelare i suoi aspetti più pericolosi. Pensieri estranei al suo solito modo di essere tentavano di persuaderla, circuirla.

Le sembrava di essere inseguita da ombre, riusciva a vederle con la coda dell’occhio ma se poi si voltava di scatto si dileguavano. Le rivedeva se si risvegliava nel cuore della notte e fingendo di dormire cercava di spiarle con gli occhi socchiusi e paralizzata dalla paura.

Probabilmente in quei momenti immaginava soltanto di essere sveglia e quel che credeva di vivere e vedere era in realtà solo un sogno, ma un sogno lucido e lei ci era imprigionata dentro.

★★★★★★★★

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grazie della visita Bloody Ivy

3 Commenti

  1. Sbrigo subito la parte del correttore di bozze, che si sta per altro riducendo man mano che prosegui: è senz’altro un fatto positivo. 🙂 Nell’ultimo paragrafo prima della prima foto, quella del fantasma a cartoni animati, c’è una virgola fuori posto, che correggerei in “…sentiva scorrere forze diverse, e non era frutto della sua immaginazione”. Poi c’è un paragrafo, quello che inizia con “Forse si trattava del suo inconscio”, che non ho capito: sembra che manchi un pezzo verso la fine, tra “nel” e “mentre”.
    Quanto al contenuto, è sempre una bella storia, quindi non c’è problema. A presto. 🙂

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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