Bloody Mary Challenge – 2 Recensione

Bloody Mary Challenge
Tre recensioni

Non sono mi sono cimentata con la recensione di un libro che tratta delle Esperienze di premorte ritenendolo così pauroso da inserirlo nella Bloody Mary Challenge. Pensavo che potesse dare qualche brividino svelare il motivo che mi ha spinto a leggerlo.

No, non sono morta e poi tornata in vita ma, non esclusivamente di quel tipo di esperienze il libro tratta.
Il fatto è che, da ragazza sedicenne ho provato quella che nel libro viene definita come OBE, out of body experience.
Per la verità, la cosa mi ha lasciata del tutto indifferente senza neanche la voglia di approfondire l’accaduto di cui avevo trovato solo o pseudo spiegazioni superstiziose o negazionisti che le definivano inesistenti e quindi avevo lasciato soprassedere.
Finché non sono incappata in un libro scritto da un medico,  professore di Anestesiologia e Rianimazione, specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica, ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale…. insomma uno preparatissimo e dalla mente lucida.
Cominciamo dal racconto di quanto capitatomi.
Era da qualche settimana che non mi sentivo perfettamente in forma, ogni tanto, nausea, non forte ma fastidiosa, durava un paio d’ore togliendomi l’appetito e la gamba destra che… “cominciava a tirare”. Altre volte, non in concomitanza con questi piccoli disturbi, e senza nessun preavviso mi arrivava una fitta forte al basso ventre, lato destro, da togliere il respiro per qualche secondo ma poi mi lasciava in pace.
Raccontai a mia madre che, la interpretò come una scusa per non andare a scuola. Lasciai perdere, ripromettendomi però che non le avrei raccontato più nulla sul mio stato di salute, neanche se avessi avuto 42 di febbre.

Una sera i miei organizzarono una cena invitando anche zii e cugini, io probabilmente mangiai un po’ troppo di pasticcio alla romagnola, fatto sta che cominciò la nausea e il mal di pancia; indigestione, pensai.
Mi andai a chiudere nella mia stanza e mi buttai sul letto perché già non mi reggevo in piedi.
Nell’altra stanza c’era praticamente un festino con parenti che mangiavano, brindavano, scherzavano, e la mia mancanza non fu notata.
Io stavo distesa sul letto con il dolore che non dava tregua ma anzi sembrava fosse in un continuo crescendo.
Fitte tipo doglie ma non da parto dove al termine nasce il bambino, queste ricordavano quelle dove alla fine alien ti squarta il ventre da dentro ed esce. Ascoltavo, senza poterci fare niente, il suono del mio pesante ansimare.
Poi basta; niente fitte, nessun dolore né respiri affannosi. Cessò tutto di botto, da un istante all’altro, non in decrescendo, nel giro di qualche secondo. E non mi sentivo stanca per la sofferenza sopportata, no… come se non ci fosse mai stata. “Bene!“, ma restai immobile, la cosa era troppo strana e le fitte, per quel che ne sapevo, sarebbero potute ricominciare da un momento all’altro, al minimo movimento.
Cominciai a notare che c’era qualcosa che non quadrava, ero ad altezza sguardo del leone, il grande leone che avevo come poster sopra il divano.
Che mi fossi seduta sul letto senza accorgermene? Eppure ero lucida. Galleggiavo sopra il letto, per aria.
Avevo 16 anni ed ero superficiale e stupida solo come a quell’età si può esserlo, con tutti i pensieri profondi che sarebbero dovuti venirmi in mente, mi ridussi ad un “Chissà come appaiono gli altri poster guardati da più in alto” e mi ritrovai più in alto a guardarmi i poster. La finestra era aperta e mentre stavo pensando a che effetto avrebbe avuto un refolo di bora su di me, così leggera, con uno spintone fui energicamente ributtata sul mio letto.
Sbummm e tornarono i dolori, fortissimi ma forse un attimo più sopportabili e il respiro pesante e ansimante.
La prima cosa che mi venne in mente riappropriatami del corpo è la dimostrazione che quell’esperienza non mi insegnò nulla e non mi cambiò per niente: “Quindi devo ricordarmi di non aver paura di rivelare segreti al nemico sotto tortura perché quando i dolori sono troppo forti ci si stacca e di fuori non si sente nulla“.
Lo ridico… avevo solo sedici anni e ahimé, ragionavo abitualmente così.
La mia out of body experience durò qualche decina di secondi, meno di un minuto.
Dall’alto guardavo i miei poster e non posso dire di aver visto un mio doppione sul letto, perché non mi è venuto in mente di controllare.

Non mi sono vista con una altro corpo più etereo, perché in quei pochi secondi non mi sono guardata.  Sapevo di essere io e basta, con il mio modo di ragionare, la mia coscienza, la mia imbecillità, il mio carattere, il pacchetto completo insomma.

In quello stesso mese il pallore e l’espressione  da zombie fece cambiare idea a mia madre, fui controllata dal medico e mi si fissò di lì a qualche giorno l’appuntamento per il ricovero. Banale appendicite.
Dicono che le out of body experience siano forme di alta, profonda e quasi mistica meditazione ma io nella mia non sono diventata né più buona né più saggia.
Ero svenuta e stavo sognando, stavo avendo un’allucinazione, o mi era capitato davvero?
Non avendo imparato assolutamente nulla, non sono mai stata curiosa al riguardo.
Però questo libro che tratta di NDE (near death experience), OBE (out of body experience), ESP (extrasensory perception), ma con mentalità scientifica mi ha attirata.
Non dà una soluzione ma illustra studi seri e tesi plausibili senza tralasciare di raccontare quanto sostenuto dal buddhismo, soprattutto il buddhismo tantrico cioè che la coscienza in determinate condizioni possa davvero staccarsi.
Nel libro si dice che le OBE vere o false che siano (cioè sensazioni illusorie o fatti oggettivi) hanno e devono avere, come ogni fenomeno mentale un correlato anatomico e fisiologico per potersi manifestare.
Spiega come si possano ottenere artificialmente tramite la stimolazione elettrica del giro angolare a livello del lobo parietale destro  (“eh?!?”… nel libro c’è il disegnino del cervello con tanto di freccetta che indica il giro angolare destro per far capire a suon disegnini ai non addetti ai lavori come me) fino a produrre sensazioni complesse, comprendenti sensazioni di spostamento del corpo e cambiamenti della percezione degli arti.
“Out of body back in 10 minutes”

L’autore che si occupa anche di ipnosi clinica ricorda di come i pazienti sotto ipnosi possano vivere intensamente sensazioni di leggerezza, pesantezza, levitazione o anche di sdoppiamento di sé. Nello stato ipnotico con l’immaginazione si vivono esperienze intense, si è in grado di modificare la regolazione del sistema neurovegetativo (pressione arteriosa e frequenza cardiaca), avere sensazioni cinestesiche, eseguire movimenti complessi o irrigidire i muscoli e modificare la soglia del dolore fino ad ottenere un grado variabile di analgesia. E’ possibile viaggiare a ritroso nel tempo per rievocare ricordi anche rimossi o comunque non rievocabili in condizioni normali, sperimentare di uscire dal proprio corpo vedendo se stessi dal di fuori.

Cioè le OBE si possono ottenere anche sotto ipnosi.
Non mi sarò mica autoipnotizzata?
Un’altra teoria è che, come dice il buddhismo  la coscienza in certe situazioni si distacchi. L’autore tratta la religiosità come una facoltà della mente e come tale prescinde da qualsiasi fede o confessione, ma è parte dello sviluppo della psiche, del sé, della capacità di vedere e contemplare il mondo in modo diverso da quello esclusivamente intellettuale.
In ogni momento storico – dice – ci sono elementi di fede laica o religiosa in grado di condizionare fortemente la capacità di percepire, considerare e comprendere i fenomeni e ricorda di come la realtà interna ed esterna sia infinitamente più ampia, ricca e misteriosa di quanto non si sia portati a credere.
when I was 16 years old

Le OBE , out of body experience nel libro vengono considerate come fenomeno di grande interesse per le neuroscienze e la conoscenza della fisiologia del cervello.

Le aree cerebrali coinvolte nelle OBE sono parzialmente conosciute e alcuni elementi di queste esperienze possono essere sperimentalmente riprodotte in soggetti sani.
Vengono anche trattate secondo la visione quantistica non-locale del mondo fisico e della coscienza.
Se – dice l’autore – la realtà fisica e la fisiologia del cervello, straordinario e misterioso traduttore tra mondo esterno ed interno, dovessero rivelarsi di natura quantistica, non locale, il concetto stesso di informazione acquisterebbe  nuovi significati.
“Il paradigma classico con cui è stato studiato il mondo non sembra essere più sufficiente”, la trasformazione della visione del mondo introdotta dalla fisica quantistica e l’interesse delle neuroscienze per i fenomeni soggettivi può permettere un riavvicinamento a fenomeni come nde, obe, esp dove l’apparente paradossalità del fenomeno potrebbe svanire nella visione quantistica non-locale del mondo fisico e della coscienza.
Bloody Mary Challenge – Seconda Recensione

Enrico Facco – Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica  –
(qui l’indice – –  qui un brano del libro)

qui la Recensione 

Ricordo in breve le regole della Bloody Mary Challenge- (qui in lungo)
3 recensione da film, libri o quant’altro (anche musiche o fumetti perché no?), non necessariamente consecutive (da scrivere anche una al mese, postando altro materiale nel frattempo), con spiegazione di cosa ha colpito dal punto di vista horror quella scelta. Soprattutto possono essere recensione veloci e brevi, le mie son infinite (ed è maleducato postare articoli lunghissimi in un blog ma è un mio difetto che tento di togliermi)
Alla fine di ogni recensione nominare/invitare 6 blogger.
i post dei blogger che si cimentano nella Bloody Mary Challenge vengono condivisi anche sulla mia pagina FB
 Soprattutto i link sottostanti servono per farvi conoscere altri blogger da seguire 😉  🙂  🙂 
grazie per la lunga attenzione Bloody Ivy

14 Commenti

  1. La questione delle esperienze ai limiti del paranormale è senza dubbio affascinante. Non ne so abbastanza, ma credo sia un tema da studiare attentamente: è troppo facile appioppare al fenomeno una spiegazione preconfezionata che si adatti alla propria visione del mondo, bisognerebbe capire da che cosa si originano e che cosa possano significare per la nostra concezione della realtà. Personalmente sono persuaso che quando parliamo del mondo reale ci appoggiamo molto a luoghi comuni e apparenze, mentre le cose sono più complesse: chi mi assicura che il bagno sia ancora lì quando rimane chiuso dietro quella porta e nessuno lo percepisce? È una questione filosofica di cui ora si stanno occupando anche i fisici: la soggettività del reale. Ce ne sarebbe da dire…

    • le spiegazioni troppo preconfezionate, da scientifiche inizialmente tendono a diventare superstiziose.
      il vero volto delle cose che ci circondano siamo ben lungi dal conoscerlo.
      Ho cercato un po’ al tuo blog se riuscivo a capire l’argomento della tesi ma, un po’ per il fatto che son sempre o di corsa o stanca sfinita, forse l’avrò avuto sotto al naso ma non l’ho capito… ero curiosa.

      • Ti riferisci alla mia laurea? Sarebbe un’analisi di alcuni degli ultimi racconti di Italo Svevo, pubblicati dopo “La coscienza di Zeno”, in cui presto attenzione principalmente al modo in cui l’autore tratta il tempo e alla presenza della menzogna a vari livelli entro la narrazione, fino al vertice raggiunto nelle “Continuazioni” di Zeno, dove, come nel romanzo, è il narratore a mentire al lettore.

  2. Mannaggia, una OBE troppo prematura! 😀 Chi ha il pane non ha i denti etc 🙂
    (Ormai il danno è fatto, aspetto solo che mi arrivi in libreria… 🙂 )

    • lo hai ordinato? bene.
      allora ricorda, non è un librettino né per formato né per peso, è quel che si definisce un bel tomo.
      Non è un romanzetto, è un saggio, se si hanno tre ore libere non va letto tutto d’un fiato per tutte le tre ore ma un po’ si legge e un po’ ci si pensa su, magari rileggendo le frasi poco chiare e cercando di capire come potrebbe cambiare il nostro punto di vista sulle cose con quanto appreso.
      c’è un po’ di tutto, anche di arte, come la interpretazione della creazione di adamo della cappella sistina, dove michelangelo nasconde l’immagine dell’emisfero cerebrale dietro l’immagine di dio (da pag 241 in poi ho cercato ora, uno dei pezzi più interessanti secondo me)… e, beh c’è tanto da imparare e per questo è davvero un buon libro. ciao

      • Va bene, terrò a mente il libretto d’istruzioni… 🙂
        Ormai l’ho comprato, non serve più esaltarne le qualità 😛 Scherzo eh, grazie di avercelo fatto scoprire, dovrà aspettare buono buono che finisca di leggere 22/11/63 , poi sarà il suo turno di sicuro.
        Ogni bene!

  3. Molto bella questa tua recensione, perché rileva una tematica che affascina sempre e coinvolge chiunque abbia avuto esperienze particolari
    ( https://antoniobianchetti.wordpress.com/2014/04/19/vita-eterna/ ) tanto per entrare negli altri mondi che ci circondano. Probabilmente noi siamo talmente piccoli o lontani dalla reale configurazione di una quantistica dimensione (o varie dimensioni), per riuscire, almeno per ora, qual’è il confine tra il nostro corpo e la nostra anima, e quando lo oltrepassiamo, non siamo ancora in grado di capire…

  4. E ribloggo anche questa, non foss’altro perché ancora io non ho proprio il tempo di recensire alcunché! 😀
    E poi sto scrivendo di teneri orsacchiotti in questo momento, quindi niente quasi morte.
    I n t e r e s s a n t i s s i m o !

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