Ostriche

Chi è capace di vedere l’intero è filosofo, chi no, no.
Platone – La Repubblica

Perché tutti questi festeggiamenti?

Adesso come adesso è una vittoria di Pirro. Ci sono stati tantissimi decessi e siamo ancora senza vaccino né terapia.
Siamo usciti dalle tane soltanto perché altrimenti saremmo morti di fame (la crisi economica ci avrebbe strozzato). Dovevamo farlo. Siamo fuori dalle tane per necessità, per procurarci del cibo, per fare qualcosa; stiamo rischiando e lo sappiamo che i predatori, terribili perché invisibili, sono ancora là fuori, pronti ad infettarci e a trasformarci, nostro malgrado, in loro agenti (magari inconsapevoli perché asintomatici) collaboratori in questa pandemia.

Da questo momenti e per i prossimi anni (fino alla scoperta della cura) la nostra vita trascorrerà così, fra agenti patogeni.
Niente di nuovo fra l’altro. Da sempre viviamo fianco a fianco di entità simili, anche se di natura umana, quasi sempre invisibili anche loro, perché di facciata si mostrano persone importanti, di potere, rispettabilissime e guai chi provasse a sostenere che sono corrotte perché verresti schiacciata.

Questi personaggi non si rendono neanche conto dei danni che fanno, sono arrivati così in alto e non possono mica occuparsi dei danni collaterali che la loro continua scalata di potere può causare.
Si giustificano convinti che sia una legge di vita naturale, praticamente darwiniana dove va avanti il più furbo, quello senza scrupoli e aggiungo io, anche miserrimo, perché sniffano le sensazioni dei successi ottenuti come fanno i drogati con la coca.

Insomma prima del corona virus eravamo già costretti a vivere circondati da virus pericolosi, magari invece di corona si chiamano corruzione e altri misfatti ma l’atmosfera era già quella.

Quindi alla fin fine il corona virus oltre ad essere drammaticamente reale può anche farci da metafora ricordandoci a quanto eravamo già sottoposti prima anche se nessuno sembrava esserne consapevole.

Già perché il dilagarsi della corruzione la si può spiegare con un’altra metafora geniale (l’ho già scritto che mi piace parlare per metafore, proverbi, analogie?), quella del “principio della rana bollita” di Chomsky.

È un classico caso di gradualismo, dove le rane (gli umani) accettano piano piano, passivamente perché in fondo riescono a continuare a vivere più o meno tranquillamente in un ambiente così, il mezzo grado di temperatura dell’acqua (il degrado della società), si adattano, magari vedono gli altri animali già soffrire ma, non essendo colpite in prima persona, non ci fanno caso.
E alla fine… restano bollite.

Cosa c’entra con il corona virus? Anche noi, come le rane, ci siamo abituati ad una società piena di corrotti e corruttibili e adesso ci dovremo abituare ad uscire e respirare l’aria di un’atmosfera piena di virus assassini.
Cerchiamo di non scrollare le spalle davanti ai danni collaterali che avremo, cioè dei decessi che continueranno ad esserci e che probabilmente aumenteranno. Cerchiamo di non considerarli leggi di natura e per questo accettabili tanto da farci togliere la mascherina, frequentare locali anche se affollati, a non tenere le distanze di sicurezza.
Sennò, come la corruzione, dilagherà anche il corona virus e sarà difficile da fermare. E saremo anche noi complici, perché dipenderà molto dal nostro comportamento, prudente e corretto piuttosto che sventato e irresponsabile.

Fra poco dovrei incontrare (telematicamente) un’amica.
L’ultima volta mi raccontava di quanto trovasse brutte le ostriche, così viscide e mollicce. Come darle torto, poi all’idea che vanno mangiare vive… bleah!

E mi diceva anche di quanto le trovasse belle.
Per questo adopera le valve, le conchiglie per creare una sorta di acchiappasogni o wind chimes carillon, insomma quegli oggetti che si lasciano appesi, pendono e tintinnano con il vento.

Le trova brutte e belle.

Alla fin fine direi che le ama, perché se non ami le ostriche non stai a pensarle e immaginare le loro valve, le conchiglie come carillon tintinnanti al vento.

E di queste cose, a momenti brutte ma per altri versi belle e quindi belle perché esistenti (questo mondo senza ostriche sarebbe meno bello) è piena la nostra vita, ne è pieno il mondo.

Bisogna acquistare un po’ di esperienza, farci l’occhio, cambiare l’abituale punto di vista, magari capovolgerlo, una capriola intellettuale, per riconoscerle belle.

O magari di più, perché prendere il brutto (o il corrotto) e trasformarlo in bello (e nobile)… credo che sia un’opera da grande artista.

È come essere arrabbiati e trasformare la nostra rabbia in un altro sentimento costruttivo per la nostra psiche, così da prendere i colpi del nemico (che voleva farci arrabbiare, farci andare in escandescenze in modo da dire o fare qualcosa di sbagliato) e rigirarli contro di lui.

Il vedere una cosa (un fatto, un’idea, un’azione) bella è una disposizione che ce la fa ammirare, cominciamo a pensarci. È praticamente un atto conoscitivo.
Così anche le cose viscide come molluschi, incontestabilmente deformi, se le si prova a guardarle da diversi punti di vista, da altre dimensioni cioè con altri scopi, altre finalità, cioè cambiando la struttura dell’universo che abbiamo costruito nella nostra testa possiamo vederle sorprendentemente diverse.

E adesso scusatemi, devo parlare di ostriche con la mia amica.

Probabilmente,
è difficile poter affermare con certezza cosa sia il Bello e discernerlo dal Brutto.
Lo si capisce forse e solo nel dipanarsi della vita
Bloody Ivy