Osmiza

Osmiza Dean Verginella
Osmiza Dean Verginella
Osmiza Dean Verginella
Osmiza Dean Verginella

 

Trieste, canicola d’agosto. In molti si sfugge al caldo salendo sull’altipiano carsico.

Sebbene qualcuna sia possibile trovarla aperta anche in altri periodi dell’anno, è soprattutto d’estate che il Carso si riempie di osmize, luoghi, spesso case di contadini, dove è possibile bere i vini che gli stessi producono, e mangiare qualche altro prodotto, come affettati, olive, formaggi sempre di loro produzione o comunque della zona. È un modo che hanno i contadini di vendere direttamente il loro vino, e per i frequentatori delle osmize, di berlo a prezzi imbattibili.
Risale al 1784 il decreto ufficiale per l’apertura delle osmize, emanato da Giuseppe II d’Asburgo, che permetteva agli agricoltori e alla gente del luogo di vendere il loro vino sfuso a casa propria per un periodo di otto giorni.

Ecco l‘osmiza, da osem, otto in sloveno, lingua predominante in quegli anni sul Carso e tutt’ora conosciuta e usata; nome che stava ad indicare la durata della concessione del periodo di apertura di otto giorni. Da allora i contadini del Carso triestino continuano ancora ad aprire le loro cantine. I giorni di apertura non sono più severamente ristretti ad otto, ma durata e periodo sono a discrezione dei contadini in base alla quantità di vino prodotto. L’osmiza attiva viene segnalata come un tempo, cioè appendendo delle frasche fresche nelle vicinanze, come indicatori e a guida degli avventori.

Le osmize sono ambienti rustici, campagnoli, immerse nel verde, spesso fra i vigneti da cui ottengono il vino che offrono; con tavolini, panche e le pergole per l’ombra, il tutto impostato in modo tradizionale.

I vini offerti sono quindi, quelli tipici dell’altipiano; così è facile imbattersi nel Terrano, vino del Carso per antonomasia, viola intenso, profumo di lampone, gusto acidulo e tannico; ma sono altrettanto frequenti gli incontri con i bianchi tipici come il Vitovska, vino secco, fresco, dal profumo fruttato o la Malvasia istriana, dal gusto asciutto e gradevole e, se servita fresca, particolarmente dissetante.

Osmiza Dean Verginella
Osmiza Dean Verginella

Come esempio di osmiza che racchiuda le caratteristiche di tutte le altre si può citare senza tema l’azienda agricola Dean Verginella, a Prosecco – Contovello una frazione del comune di Trieste, sull’altipiano carsico a poco più di 250 metri d’altitudine.

Ci si arriva grazie alle solite indicazioni delle frasche, sistemate lungo la strada.

Tutto è molto campagnolo. Ci si può sedere ai tavoli accostati ai vitigni, oppure fare qualche passo in più per la salita che porta ad una terrazza naturale da cui esplode una spettacolare vista spettacolare sul golfo e sul paese sottostante.

Il servizio è rustico ma sarebbe un errore madornale pretendere altro in un’osmiza; l’offerta dei vini e quella gastronomica è classica.

Di vini quest’osmiza ne propone due, sfusi: uno rosso e uno bianco.

Quello rosso è un uvaggio di Merlot, Cabernet e Refosco, quello bianco, su cui cade la scelta, è sempre un uvaggio prodotto all’osmiza, a base di Malvasia, con percentuali di Sauvignon, Friuliano, Glera e Vitovska. È leggermente fresco e bevendolo disseta.

Le altre specialità gastronomiche di loro produzione che propongono come accompagnamento ai vini sono le immancabili uova sode, il prosciutto, il salame, l’ombolo (lombata di maiale, molto apprezzato in zona), l’ossocollo, la pancetta, le olive, il pane fatto in casa, anche l’olio extravergine è loro, ne spargono qualche goccia a mo’ di assaggio, sui pezzi di formaggio che però arriva da un’azienda vicina.

Gli affettati sono presentati su un vassoio spartano ma i salumi sono ben tagliati. La pancetta è sottilissima in modo che si possa davvero sciogliere in bocca emanando tutto il suo profumo, trionfale su quello degli altri affettati e dal sapore dolce.

Le fette molto sottili, segnalano che i salumi sono perfetti, né troppo giovani né l’incontrario. Il salame invece è tagliato a fette più spesse come lo stesso salume pretende per essere gustato al meglio accompagnato al pane di casa, ed è ottimo. Il profumo degli affettati è intenso, il vino sfuso è gradevole, dal gusto carsolino e di un buon livello. I prezzi, trattandosi di un locale “alla mano”, sono molto economici. Nonostante tutto, il punto di forza di questa osmiza è la vista panoramica sul mare e sulla città.

Riassumendo, le osmize si trovano qua e là, sparse per tutto il suggestivo altipiano carsico e qualcuna davvero vicinissima alla città. I contadini ne approfittano per una vendita diretta dei loro vini di casa e di altri loro prodotti e i prezzi sono necessariamente più bassi di qualsiasi altro tipo di locale.

frasca che segnala un'osmiza
frasca che segnala un’osmiza

Si individuano grazie alle frasche appese nelle vicinanze. I periodi di apertura delle osmize variano di anno in anno, per cui è meglio verificarne l’apertura tramite recapito telefonico.

Inoltre in ogni edicola in città come anche in alcune librerie, è reperibile, e ogni anno aggiornata, la cartina turistica delle Osmize con tutte le date di apertura aggiornate. Quella del 2012 riporta le informazioni in italiano, sloveno, inglese, tedesco e russe perché pare che il fenomeno faccia ogni anno più gola anche ai visitatori stranieri.

Il carattere mitteleuropeo che ha dato il via alle osmize sotto gli Asburgo, indubbiamente, in queste zone è ancora intatto.

 

bloody ivy

23 Commenti

  1. certo che sarebbe gradita una maggior cura nella redazione del testo! il formato è sbagliato e ci son refusi anche nel testo.

    • simo… “il formato è sbagliato” che vuol dire? io lo provo con chrome e non con IE che lo so, può cambiare molto… tu con quale broswer lo hai letto? Ora rileggo e vedo se trovo i refusi. Sì dovrei dedicarci più tempo al blog, grafica compresa; spero di poterlo fare quanto prima

  2. Non mi pare che quello che segnala la lettrice Simonetta Colonna sia vero. UUso Firefox e l’ho letto benisismo. Refusi? Non mi pare di averne trovati. Il testo si legge bene, anche se c’è qualche piccola ripetizione, che visto l’argomento non stona.
    Interessante è la storia delle Osmize e di come si possono rintracciare. In qualche modo ha ridestato un ricordo passato, quando abitavo a Bolzano e si andava per i masi a mangiare quello che offrivano.
    Grazie per la visita.
    A presto

    • Uh! Grazie 1000! quindi con Chrome e Firefox, come scrivi così vedono online. Secondo me Simonetta usa IE che distorce l’opera, soprattutto se scegli il font sbagliato. C’è una lista di font da non adoperare mai, verdana in primis (anche se è così carino 🙂 ), se si vuole che non ci siano sorprese per chi usa IE. Aggiungerò alle cose da fare il primo giorno libero “controllare blog con IE e scegliere font compatibile”.
      Di sbagli nel rileggerlo a parte l’ultima frase, dove Asburgo andava con la maiuscola, e il punto finale che ho allegramente tralasciato, io non ne ho notati. Ma correggo stasera, magari alla terza lettura scopro qualcosa.
      see U soon 🙂

    • non ho rilevato virus né malware, e nessuno guardando da pc o da tablet me lo ha rilevato, almeno fino ad oggi… maahhh chiederò cosa capita

  3. Bellissimo post… Questa usanza delle osmize a Trieste non la conoscevo, però assomiglia tanto a quella degli Heurigen nella campagna intorno a Vienna.
    p.s. io non ho trovato nessun refuso e l’articolo si legge benissimo.

    • i contadini le aprono per far apprezzare i loro vini, intesi come creature che hanno cresciuto, accudito, preparato. A chiedere solo acqua li faresti restar male in effetti.. 😉

      • Ho capito…meglio lasciar perdere. In famiglia io sono totalmente astemio, mia moglie beve solo birra e la figlia, tranne qualche cocktail quando è con gli amici, a tavola non beve ne’ vino, ne’ birra e neanche bevande gassate… Tre che vanno ad acqua sarebbe troppo per il contadino…

  4. Veramente interessanti gli articoli su Trieste: sono un modo per fare conoscere ai non triestini le peculiarità di questa città che, per certi aspetti, è un “mondo a parte” dove le usanze locali e le espressioni, anche linguistiche, sono più radicate che da altre parti (e spesso poco accessibili ai “forestieri”). Io continuo a fare delle scoperte nonostante periodicamente capiti da quelle parti (le vacanze della mia infanzia le passavo tra Sistiana e l’Istria e mi piace sempre ritornare quando posso). Le osmizze sono una di queste peculiarità. Io per esempio sono capitato più volte dalle parti di Sales, ma credo che la cosa migliore sia vagare per il Carso e… cercare le fronde!

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