Onde – Cap 10.3 Storia Fantasy Horror

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Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna… Non diversamente una parola gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.
Gianni Rodari – Il sasso nello stagno, in Grammatica della Fantasia

riepilogo e puntate precedenti

Non a voce e neanche solo mentalmente, bensì col pensiero ma più profondo, dettagliato, semplice ed immediato, faceva capire che il tempo non era più soltanto lineare, con un prima e dopo, e la causalità, quella del “causa ed effetto” era valida sì, ma gli eventi si mescolavano e si riordinavano interagendo fra di loro perché l’energia può solo trasformarsi e tutto è intrecciato nel modo previsto, come in un mandala già progettato e in un turbinante movimento caleidoscopico. L’energia è sempre in movimento anche se dentro la mente di Nor viaggiava un po’ troppo lentamente visto il tempo che ci metteva a capire e pure malamente. E sì, le arrivò anche questo pensiero: « Sinapsi poco accese! »
« Sono in risparmio energetico, Zdenka » fece la battuta per scusarsi della sua inettitudine, si sentiva una scema lì.

Era un comunicare in modo misto, sotto forma di trasmissione verbale e non, tipico dei sogni lucidi.

« Come hai sentito che ti chiamavo? Con l’udito psicosomatico? » provò a suggerirgli con sorrisini e sguardi esagerati come stesse recitando in una telenovelas, convinta che “psicosomatico” fosse diventato uno degli termini più usati di Zdenka. Invece…
« Entanglement! ». E lo disse apposta, per meravigliarla, una pantomima, un teatro d’avanguardia; stavano giocando fra di loro.

Era sì una forza che l’aveva attirata fin là ma l’amicizia, quella vera,  funziona così, e anche quando secondo l’anagrafe era viva e vegeta c’era stata una sorta di telepatia fra di loro, perché le vere amiche sono in sintonia di pensiero ovunque si trovino.

Stavano in più stati contemporaneamente o almeno, di Zdenka ne sapeva ancora poco ma Nor era pienamente consapevole che quello fosse un sogno e quindi era sveglia e addormentata.

« Me lo spieghi? Questo modo di interagire che non è entanglement ma va addirittura oltre? »

« No! »

Dal tono di voce e da tutto il resto, forse per pensieri sotto forma di onde e campi elettromagnetici che sembrava emanare, Zdenka non voleva spiegarglielo.

E con le stesse vibrazioni di chissà che natura le fece intendere il motivo.

Ciò che ancora non si sa sul tempo, spazio e dimensioni deve restare inspiegato, insoluto, misterioso.

Non si può comunicare quando non esistono i termini nel linguaggio, i simboli e nemmeno la consapevolezza dell’esistenza di quei fenomeni è comparsa, perché la ragione, la forma mentis non è ancora pronta. Tutto apparirebbe assurdo, senza senso né logica, una mera superstizione.

Svelare la realtà che ci circonda, la realtà di cui se ne sa ancora così poco, alzare il velo prima che sia arrivato il momento, porta disastri.

Ci sono cose che non si possono ancora capire e finché restano inspiegabili sono incontrollabili e ingestibili.

Quel che Zdenka riuscì di far comprendere a Nor le arrivò velocemente come arrivano e s’infrangono le onde sul molo, le esperienze immersive dei sogni lucidi.

« E poi c’è il tuo Socio e ancora non ricordi bene »

« Perché non ricordo? »

« Perché lì il tempo scorreva in modi completamente diversi e più alta è la velocità con la quale comprendi le cose e più lento è il tempo per ricordarle nello stato da sveglia » e avrebbe potuto aggiungere un “ma che domande, è ovvio, no?”.
E continuò, per lasciarla ancora più ubriacata se possibile: « Perché è un ricordo che proviene da molto lontano, in tutti i sensi, e l’energia del tempo, dello spazio e per tutte le altre cose ha diverse velocità, è un po’ come il lampo e il tuono, sai? ».

Sì lo sapeva che non c’era sincronizzazione fra lampo e suono ma, riguardo i ricordi dei sogni lucidi che stava cercando di dirle? Perché aveva sempre più difficoltà a seguirla, a restare in sincronia con i suoi pensieri era come ascoltare una storia meravigliosa la cui profondità superava le sue capacità di comprensione e c’erano delle interferenze delle sovrapposizioni: il canto di un coro. Sporgendosi dal molo vedeva arrivare le onde che si infrangevano e poi rituffavano in mare con un ribollio di schiuma. Il suono di quel coro arrivava con quelle onde, forse un poco gracchiante ma amichevole e la stavano chiamando.

« Krow – krow – krow, krow – kro… » sentiva ma « Ehi, tutto bene? Ehi! Ehi! Ehi! Hai ancora noccioline? » percepiva.

C’era un riverbero infuocato nel cielo, come se si fosse spalancato un portale color cinabro e si sentì attirare anzi sollevare, avrebbe potuto opporre resistenza ma era stanca, mentalmente stanca,  non riusciva più a seguire quel che le spiegava Zdenka e la salutò.

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« Krow krow – krow krow krow »
Si svegliò ancora sul tetto e li ritrovò lì tutti attorno. Aspettavano, rispettosamente come i corvi sono abituati a fare, niente a che vedere con i gabbiani sempre a sghignazzare per qualsiasi motivo.

Controllò il cellulare perché quando ci si sveglia da un sogno lucido nel quale è sembrato di starci a lungo, di aver imparato molte cose, resta un senso di atemporalità totale; avrebbero potuto essere stati giorni, ore e invece erano trascorsi soltanto un paio di minuti.

riepilogo e puntate precedenti

Lo so che non si fa, ma lo rileggo domani appena ho tempo. Sono fusa e quindi cerebralmente instabile, necessito di riposo e d’altronde se non rallento e mi rilasso a luglio… quando? —
(ecco oggi, ora, velocemente, me lo sono riletto. Dunque scrivo così quando sono completamente fusa? Uhmmm)
Buona estate e grazie della lettura Bloody Ivy   

 

3 Commenti

  1. Mi piace il racconto.
    Mi piacciono anche i sogni lucidi e i corvi.
    Tipo anche il racconto di Edgar Allan Poe e del corvo.
    E poi mi capita spesso di fare sogni lucidi.
    Il tempo sembra un marmo tanto che potrei regalarlo a chiunque poi mi sveglio e non esiste piu’ nulla. Non sono piu’ nulla di quello che pensavo di essere o che sentivo di essere.
    Certe volte sembra di aver pensato delle cose cosi’ futuristiche e rivelatrici che nemmeno te le ricordi.
    Forse noi tutti siamo in un sogno lucido di qualcuno

    • 1000 grazie! sì grandissimo Poe, anzi meraviglioso.
      Sono tante le persone che fanno l’esperienza dei sogni lucidi dove il tempo è vissuto in maniera diversa, recentemente hanno cominciato a studiare questo fenomeno del tempo che sembra scorrere più lento o più velocemente nei sogni ma sono ai primi passi e quindi non gli hanno ancora dato un termine adatto in italiano è una lunga parola tedesca che inizia ovviamente con Zeit-.
      Eh… per spiegare i sogni lucidi la frase di Blade Runner è adatta: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi” 😉 🙂 😀

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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