Non Dire Gatto Finché non L’hai nel Sacco

Post breve da… fine quarantena.
Io ci resterei in quarantena dato che non ho mai socializzato così tanto e conosciuto dal “quasi vivo però in modo telematico” persone simpatiche e interessanti come in questo periodo quando ero praticamente murata dentro casa ma, la congiunta giustamente vuole festeggiare.
Lei era in una situazione meno immobile della mia, ma in ogni caso, dal 4 al 18 maggio ci saranno più libertà, non è ben chiaro quali, ma ci saranno e basta questo per ordinare pizze speciali e festeggiare.

Sembra un calendario dell’avvento, quelli di cartone con tante finestrine da aprire, una ogni giorno fino a Natale e dietro ad ogni finestrella ci si trova sempre un regalino, un cioccolatino, un giocattolino fino al 25 dicembre.
In questo calendario, dietro alle finestrelle c’è sempre una nuova libertà, dalla passeggiata in città, dal poter correre senza mascherina se non ci sono altre persone, dall’uscire senza giustificazione da presentare se ci fermano…. fino alla fase 3.

Nonostante tutto, la mia indole apocalittica non si placa e attende, in silenzio, la seconda ondata, magari non subito perché pare che il caldo lo rallenti, siamo tutti ancora sull’allerta e prestiamo la massima attenzione.
Probabilmente per rientrare negli ambienti, della nostra area di azione dovremo fare tamponi e io dovrei pure affrontare un viaggio che eviterei così volentieri, invece sembra che quasi tutti premano per tornare alla vita di prima.
Cavoli! Primum non nocere, e siamo sicuri che se mi fai viaggiare in treno e pernottare chissà dove non mi danneggerai?
Secundum cavere, cioè, stai veramente valutando tutti gli ordini ricevuti e le direttive sul da farsi con la massima prudenza?
Anche perché, tertium sanare significa che quella è proprio l’ultima spiacevole possibilità, in rianimazione con i respiratori e non è detto che se ne esca vivi, anzi.

Insomma, vero che dopo una minaccia come questa non c’è nient’altro da fare che sfidarlo questo virus ma, usando l’arma della massima prudenza.

Perché…. Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco!
È un proverbio orribile e crudele, lo so, perché mai e poi mai bisognerebbe far diventare isterico un gatto mettendolo nel sacco, ma rende l’idea meglio dell’altro detto che suggerisce di non cantare vittoria prima del tempo.
In tedesco è pure peggio, si dice Verteile das Fell des Bären nicht, bevor du ihn erlegt hast, in pratica non vendere la pelle dell’orso finché non l’hai abbattuto. Poverino!

Ma nel nostro quotidiano siamo più abituati ad incontrare gatti piuttosto che orsi e quindi, per dire che prima di festeggiare dovremmo essere certi che il corona virus sia stato arginato, l’idea del gatto nel sacco è ottima.

Un gatto rabbioso in un sacco è facile che riesca a scappare e anche i ceppi del corona virus cercano in tutti i modi di non estinguersi e tentano di contagiare, in ogni modo e ad ogni costo gli umani.

Non dire gatto finché non l’hai nel sacco” e uno si immagina tutta la scena della corsa dietro al gatto. Il felino che si arrabbia, soffia, graffia, miagola come solo un gatto incavolato riesce a fare; queste sono tutte scosse elettriche di immaginazione che ti scuotono la mente, così ricordi il concetto che ci passa attraverso. Le immagini sono più efficaci delle idee, rimangono meglio impresse ed è proprio così che funzionano i proverbi.

In questi giorni dove tutti aspettano il via libera per tornare a vivere (con la mascherina si soffoca, sono la prima a dirlo), uscire con amici, o andare a fare una passeggiata senza una meta, ci sono le condizioni adatte, per tirare fuori questo proverbio.

Non dire gatto finché non l’hai nel sacco” fa emergere tutta la dinamica di quel che può accadere (visto nella scenetta mentale del gatto furioso) più qualche dubbio (ma davvero ce l’abbiamo il gatto nel sacco?) più qualche stimolo di riflessione.

Ti indica la prospettiva dentro la quale tu dovresti andare a pensare.
Ti sto dicendo che la battaglia contro il corona virus non è così semplice, lo dico attraverso la scenetta che ti ho fatto immaginare, quella del gatto che proprio non ha la ben che minima intenzione di finire nel sacco.

I proverbi agiscono a diversi livelli. In superficie sono storie simpatiche, ad un altro livello più saggio, riesci a paragonare il gatto al corona virus, e ad un altro livello ancora, percepisci il consiglio che volevo darti, senza che te lo dica espressamente cioè….

Sii prudente.
Il gatto non è ancora stato messo nel sacco.

Chiedendo perdono alle mie gatte, ex randagie, per il proverbio adoperato….

Buona settimana a tutti
Bloody Ivy