Maga Magò – Cap 12 .1 (Storia Fantasy Horror)

Much of what qualified as magic was simply desire in action.
Deborah Harkness (A Discovery of Whitches)

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E ti senti sempre un po’ strega?”.
Chiese Celestina, sorseggiando il caffè nel bar a pochi passi dallo studio consociato, un frettoloso momento di pausa per rigenerarsi con la caffeina ma era davvero curiosa di come le avrebbe risposto Jole.
L’aveva invitata per un caffè e Jole che non aspettava altro che di poter raccontare di essere uscita con un’amica avvocato, aveva accettato con entusiasmo anche se la richiesta le era arrivata all’ultimo minuto. Frequentare un avvocato era la prova da dare agli altri che anche lei doveva essere considerata come una persona importante ed intelligente, e sentirsi dare della strega la gratificava ancora di più. Essere una strega vuol dire avere un sovrappiù di conoscenza che nemmeno gli avvocati possono raggiungere, un potere che merita rispetto, devozione e perché no, anche paura.
“Lo sono. Ho il pendolino sempre con me, anche ora; puoi chiedere qualsiasi cosa e avrai la risposta.”
Cercò di apparire tranquilla e pacata ma alla domanda di Celestina con gli occhi diventati febbricitanti stava tradendo un entusiasmo spropositato.
“Ma forse è meglio che ci mettiamo d’accordo per quando avrai un po’ più di tempo così ti leggo i tarocchi. Va bene?”
Celestina avrebbe anche potuto chiederle se si faceva pagare e come risolveva quando le previsioni delle carte non risultavano esatte, ma poi avrebbe mangiato la foglia e così, dopo un’innocua pausa silenziosa e un sospiro che può voler dire tante cose e soprattutto prima che cominciasse a sospettare di qualcosa cambiò discorso.

Avevo chiesto anche a Nor se si univa a noi, ma non riusciva”.
“Non può mai, sembra che abbia meno tempo di un avvocato perché persino tu il tempo lo trovi. Non le credo; preferirà uscire con altri.”
“Ha i suoi motivi e i suoi impegni; e anche io dovrò salutarti adesso e tornare allo studio. Grazie della chiacchierata, Jole!”
Le sorrise, però avrebbe voluto nuovamente sospirare.
Neanche Celestina poteva permettersi uscite e tanto meno chiacchierate spensierate, perché ogni avvocato è una fortezza che nasconde misteri, come un padre confessore ma i segreti professionali di un avvocato sono più pericolosi. Anche quell’incontro per un caffè aveva uno scopo un po’ nascosto. Più che altro era una curiosità. Verificare se si poteva davvero essere sinceramente convinte di essere delle streghe.

★★★★★★★

Il giorno prima aveva bussato alla porta del suo studio proprio quel personaggio inquietante e strano che aveva fatto la sua prima apparizione nel Bar di Zdenka per inveire contro la condanna che avevano dato a suo figlio e che Nor aveva subito soprannominato Maga Magò. Con un nomignolo più adatto non la si sarebbe potuta chiamare. Non solo perché portava i capelli stile scopa di saggina e guardava tutti a palpebre socchiuse e con sguardo torvo, come se stessi augurando disgrazie; ma anche i suoi problemi legali erano di quelli che anche a Maga Magò sarebbero potuti capitare.
Aveva bisogno di qualcuno che la difendesse e così aveva scelto lei perché in quel bar lei era in compagnia di un’amica maga; per questo avrebbe potuto parlarle apertamente e sarebbe stata compresa
Celestina fece mente locale per cercare di ricordare quel giorno e, sì, c’era anche Jole che, come al solito, parlava di tarocchi e si vantava delle sue doti magiche.
La dote di Celestina, invece, era la poker face e la stava mettendo in atto.
“Prego, mi racconti”.

author: Abigail Larson

Era una faccenda di incantesimi, magie, filtri, fatture, malocchio per causare fallimenti finanziari, tradimenti amorosi, insuccessi lavorativi. La sua specialità però erano le fatture di morte, con riti pronunciati da lei stessa e ne garantiva la riuscita perché era una professionista, una seria maga professionista dell’occulto.
Le fatture di morte portavano a decessi per infarto, incidente, malattia improvvisa e veloce e senza prove.
Tanti erano i clienti e, tutti di un certo livello perché i suoi servizi erano costosi. In fondo, loro non uccidevano per davvero, era come puntare alto ad un tavolo del Casinò, acquistare un costoso biglietto di una speciale lotteria, si poteva vincere ma probabilmente non sarebbe accaduto. Nessun atto di violenza, né mani sporche di sangue, solo un ardente desiderio, quello sì era richiesto come necessario nella magia.
Certo, stavano desiderando con odio, ma soltanto desiderando la morte di qualcuno e avevano pagato per poterlo fare senza sentire sensi di colpa. Stavano mantenendo un livello sobrio e civile, ma nessuno è riuscito a restare su un livello sobrio e civile desiderando il male. È un desiderio che brucia e consuma come una miccia accesa e l’uomo sobrio e civile diventa crudele e questo suo desiderio riesce a far avverare la fattura.
Visto da fuori questo racconto appariva assolutamente incomprensibile ma Celestina non lo diede a vedere e la pregò di continuare.
Per accontentare tutte le richieste dei clienti, anche di quelli meno facoltosi, disse che vendeva ricette di incantesimi e legamenti e dava le istruzioni per farli “in casa”, nonché tutto il materiale necessario all’uso per i riti e altro: talismani, oggetti dedicati a demoni da invocare, candele maledette, unguenti, profumi, filtri.

Alcuni rituali fatti da privati, gente qualunque e non certo maghi esperti, ma adoperando il materiale acquistato da me, non sono andati a buon fine, e adesso mi danno della truffatrice e rivogliono i soldi.”
“Ossia, non è capitata nessuna disgrazia alle persone che detestavano nonostante abbiano acquistato da lei oggetti per tale proposito. Ma se lei ha rilasciato le fatture, scusi il gioco di parole, non c’è problema.”
Le disse con occhi miti e pazienti e in un tono di nonchalance, Celestina, mentre stava già pensando a velocità pazzesca su come impostare la difesa. Ovviamente non credeva nell’esistenza delle streghe, nel malocchio, nella magia e nella fatina dei dentini, ma questo era irrilevante; era il Diritto a non crederci.
“Sapesse quante fatture sono andate a buon fine; tutto come ordinato dai clienti!”
“Va bene, ma magari questo in aula non lo raccontiamo.” Nello sguardo c’era una certa rassegnazione; se una una ciarlatana, era però una ciarlatana che credeva nei suoi prodotti.

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Avrei voluto cambiare le virgolette doppie dei dialoghi e usare quelle «  », le caporali, per essere coerente con quanto fatto nelle puntate precedenti ma, perdonate, casco dal sonno (vorrei poter dire “sarà la Primavera!” ma ci stiamo avvicinando a San Nicolò).

grazie della lettura Bloody Ivy

 

 

2 Commenti

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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