Luna di Sangue – Cap 11.1 (Storia Fantasy Horror)

autore Marino Sterle
Faro della Vittoria. Trieste

Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità. Hanno bisogno di illusioni e a queste non possono rinunciare. L’irreale ha costantemente in esse la precedenza sul reale, soggiacciono all’influsso di ciò che non è vero quasi altrettanto che a quello di ciò che è vero. Hanno l’evidente tendenza a non fare alcuna distinzione tra i due.

Sigmund Freud. Psicologia delle masse e analisi dell’Io

riepilogo e puntate precedenti

Per la notte dell’eclissi, la luna di sangue, ognuno aveva fatto i suoi programmi, scelto la profezia più adatta alla quale credere, immaginato la notte romantica o… pensato ai desideri più corrotti e perversi sperando di venir esauditi da quella luna color cinabro.

Come chi, in una serata speciale decide di fare qualcosa di inusuale, stappando una bottiglia pregiata di spumante, o magari recandosi in uno dei Casinò appena oltre il confine per giocare cifre importanti e ugualmente aleatorie ma l’azzardo era un modo per sottolineare l’eccezionalità di quella notte.

Così c’era anche qualcuno che si era rivolto ai maghi che da tempo pubblicizzavano la notte dell’eclissi lunare e delle rarissime congiunzioni astrali presenti in quella notte quando la potenza dei riti sarebbe stata eccezionale e ogni maledizione, malocchio o fattura, avrebbe colpito nel segno.

Photo by Enrique Shore – 27 July 2018. Faro della Vittoria in Trieste, Italy is seen towards the end of a moon eclipse. The Winged Victory (Vittoria alata) bronze statue on top is an artwork by local sculptor Giovanni Mayer (1863-1943).

Erano servizi costosi ma non più di una notte di follia al casinò e poi dipendeva dal mago e dal tipo di fattura. In un mondo cinico e duro era normale che desideri crudeli tormentassero le persone entrando ed uscendo dalla loro mente e dal loro cuore

C’era forse qualcosa di male nel desiderare di danneggiare il proprio capo, sbruffone e prepotente o di avere più potere sulla donna, l’uomo che si desideravano ma che si stavano dimostrando troppo indifferenti alle lusinghe e soprattutto inconquistabili?
Contro la magia sarebbero stati inermi e i clienti del mago avrebbero finalmente potuto riscattare la propria dignità umiliata dai capricci del capo o dai rifiuti ricevuti alle loro avance. E poi dei propri soldi ognuno poteva fare quel che voleva?
Pertanto, perché non provare? Mica stavano uccidendo nessuno, certo qualcuno era arrivato a chiedere fatture di morte ma alla fin fine erano solo desideri, come soffiare sulle candeline della torta di compleanno sperando che il proprio sogno si avveri.
Era un modo per scaricare tutta la frustrazione e sete di vendetta che covavano dentro, era una licenza di uccidere per gioco, mica per davvero, per magia e, la magia non esiste.

Il dubbio che con simili stati d’animo si stessero ammalando, danneggiando se stessi, non passava per la mente a nessuno.

Anche gli astrologi si erano dati da fare nel preparare oroscopi a seconda del segno e l’ascendente, vivaci e sdolcinatamente positivi come le frasi dei cartigli dei cioccolatini. Le persone ci speravano perché quello volevano e per l’effetto Forer se ne convincevano.
Il “non è vero ma ci credo” è un long drink mentale leggero e rilassante.

Ma soprattutto la luna di sangue era l’occasione per eventi mondani, feste e balli all’aperto, vicino al mare nero e tenebroso come il cielo, e in tombale silenzio. Saltavano e si agitavano con indosso le cuffie silenziose ma luminescenti, capaci di avvolgere la testa di chi le indossava in una spettrale aureola di luce, blu, verde o rossa, a seconda del canale ascoltato cioè del genere di musica scelta per ballare.

Dense spirali di nebbia artificiale da party si innalzavano creando un’atmosfera ancora più misteriosa mentre i ballerini con quelle cuffie, da lontano avrebbero potuto scambiarli per nugoli di grilli saltanti dagli occhi luminosi.

autore Marino Sterle

La luna di sangue era una delle profezie dell’apocalisse ma anche i preti ci ridevano su perché, e lo dicevano tranquilli, le parole dell’apocalisse non sono mai chiare, non sono mai certe e il linguaggio è sempre e solo simbolico.

Jole era andata ad uno di quei party, silenziosi da fuori ma un pandemonio dentro la testa dei i portatori di cuffie.
Non le era cessata da dipendenza dal pendolino che continuava a consultare più volte al giorno, e incapace di distaccarsene portava sempre con sé. Non le erano cessate nemmeno le allucinazioni che aveva guardandosi allo specchio ma ora riusciva a controllarsi. Aveva imparato che le crisi allucinatorie erano precedute da vertigini, disforia e doveva lottare per mantenere il controllo delle proprie emozioni ma il compromesso o meglio il gioco valeva la candela. Non avrebbe mai lasciato il pendolino, smesso di ascoltare incondizionatamente le sue risposte.

Così la sua personalità diventava sempre più gracile e insicura, sia a livello intellettivo sia affettivo, nella continua ricerca di risposte, aiuto e di protezione del pendolino.
Non era l’unica, non era la sola ad avere allucinazioni ipnagogiche e un po’ a tutti i confini fra realtà e sogno stavano diventando più labili.
Inoltre c’erano i nuovi tre farmaci, tanto efficaci quanto altrettanto plagia-cervelli che, se presi facevano restare nei sogni con allucinazioni da folli, da folli drogati.

Celestina era rimasta a casa con la sua famiglia, le piaceva sentire la voce dei suoi figli per le stanze. Non comprendeva cosa ci fosse da festeggiare con un cielo color nero e sangue, le migliori immagini dell’eclissi sarebbero state pubblicate ovunque e poi voleva terminare di leggere delle vecchie sentenze che sarebbero potuto esserle d’aiuto.

Nor come faceva per abitudine, stava osservando la città dall’alto, seduta sul tetto. Si era portata con sé dei crackers per sgranocchiarli con la banda di corvi. Perché fra gli animali funziona così: sei gentile, offri da mangiare, aiuti, e loro ti accettano nel gruppo.

Da lì intravedeva le luci delle feste silenziose, apparivano come nuvole di lucine colorate che si accendevano e spegnevano; le sembravano i bagliori delle sinapsi di un cervello malato.

Non era eccentrica a passare le serate sul tetto, o forse sì ma non di proposito; era prudente e anche se non arrivavano più le minacce in codice in modo che capisse solo lei dal suo ex, ci saliva per fare esercizio perché la gamba paralizzata non era ancora tornata normale, per portare qualcosa da sgranocchiare ai corvi e anche per scappare se qualcuno avesse provato a spallate control al porta ad entrare.

I femminicidi ultimamente stavano aumentando anche se in molti continuavano a negarli, come si fa quando arrivano le epidemie e la priorità è non spaventare la popolazione.
Le storie a monte di quelle tragedie si somigliavano tutte. Donne che avevano cercato di denunciare ma senza prove in mano, perché chi ti minaccia lo fa quando sa di non essere ascoltato da altri, e non erano state credute. Gli uomini poi, a volte erano stati interrogati ma più che altro solo per scrupolo, e si erano finti indignati raccontando le loro innocenti versioni.
A volte le vittime non venivano credute nemmeno da assassinate, perché sicuramente l’autore del crimine era ormai esasperato dalle denunce, nonché stanco e stressato dal lavoro, e il raptus arriva così, all’improvviso, come una possessione demoniaca, odio e rabbia che non si possono controllare finché non si è distrutto l’”oggetto cattivo” di genere femminile.

E poi perché non se ne erano andate prima? E perché non avevano denunciato con più convinzione?

E poi con tutte quelle donne che denunciavano falsamente i propri mariti per ottenere qualcosa, per forza non si poteva più credere a tutte. E poi perché… davvero tanti “e poi perché…?”.

Ma non c’erano solo i femminicidi, c’era una società di deboli ed egoisti che sfruttavano e prendevano di mira quelli ancora più deboli di loro.

Se le esperienze di vita e qualunque forma di apprendimento influenzano il pensiero, le emozioni, il comportamento, modificando le connessioni sinaptiche in particolari e delicatissimi circuiti cerebrali, quel sonno della ragione stava creando mostri.

(El sueño de la razón produce monstruos)

riepilogo e puntate precedenti

“le sudate carte” di Leopardi me le sto immaginando studiate proprio ad agosto…
E grazie della lettura di questo sudato post (al solito, domani rileggo e sistemo meglio) Bloody Ivy

Be the first to comment

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.