Lo Specchio e il Pendolino – Cap 7.4 (Storia Horror)

Egon von Petersdorff

Perché ci lasciano crescere in un mondo insidiato da demoni senza illuminarci sugli occulti pericoli che ci circondano e su come difenderci?
Egon von Petersdorff – Demonologia

sinossi e puntate precedenti

Era da alcune settimane che le capitava. Si guardò allo specchio, quello del bagno, sopra il lavandino, a distanza ravvicinata per vedere meglio nell’occhio, come avrebbe fatto un miope.
« Eccolo! » bisbigliò anzi piagnucolò da sola, le serviva per togliere la tensione.

Era uno di quei giorni nei quali se lo portava dentro; sgranò gli occhi più che potè e poi li puntò dritti nel loro riflesso nello specchio.

Quello sguardo feroce non era il suo ne era certa e si controllava e riguardava in continuazione sperando che andasse via, a volte lo faceva, altre no ed era costretta ad uscire di casa con “l’orrendo” dentro di lei, che osservava la sua giornata tramite le sue pupille.

Usciva di casa e andava in mezzo alla gente che non si accorgeva di nulla, lei continuava a specchiarsi anche per strada, di sfuggita nelle vetrine dei negozi per controllare se continuava a vedere quello sguardo pieno di ardente gelo, rabbiosa insofferenza e disprezzo così intenso da trasformarle le espressioni del viso pur lasciandole i suoi lineamenti. Era come se quell’inquilino vi sovrapponesse una maschera rabbiosa, orrenda che li deformava.

Quando quegli occhi scuri, profondi e spietati si fissavano su qualcuno, la vittima rabbrividiva senza capirne il motivo, percependo ma solo inconsciamente di trovarsi faccia a faccia con una riserva inesauribile di malvagità latente, sostenuta da un’astuzia letale.

« Ti vedo maledetto! » ringhiò sottovoce, fissando ancora una volta la sua immagine allo specchio.

Anche lei veniva soggiogata dalla vertiginosa corrente magnetica che sentiva salire dai piedi fino alla testa, dandole l’impressione di precipitare in un pozzo senza fondo.

E il suo odore! Continuava a puzzare nonostante le frequenti docce per togliere la puzza e non di sudore, piuttosto qualcosa di marcio, putrefatto.

Si sentiva violata perché lui entrava ed usciva da lei come e quando gli pareva o forse restava sempre lì, latente come un brufolo pronto a manifestarsi appena si presentavano le condizioni giuste, al primo stress, alla prima cioccolata.

Ma non usava solo i suoi occhi, turbava anche la sua mente. Angosciata aveva sempre più difficoltà a fermare la concentrazione e riflettere, i pensieri erano confusi e le sue interpretazioni distorte. Era sotto una continua suggestione mentale e senza rendersene conto si lasciava manipolare da quei pensieri lambiccati che credeva solo suoi, mentre le suggerivano di essere più normale e di prendere dal mondo quello che le serviva come facevano tutti gli altri, perché nessun altro l’avrebbe mai aiutata; e continuavano a martellare in testa così finché la ragione saltava e cedeva.

I giorni che lo trovava lì, nei suoi occhi guardandosi la mattina allo specchio, già sapeva che la sua volontà avrebbe traballato e i confini fra pensiero lucido e puro delirio si sarebbero confusi.

Dalle abbuffate da bulimica al sesso, sempre con qualcuno particolarmente bello, che conquistava con sguardi straordinariamente gelidi e penetranti ma conosciuto solo qualche momento prima nel locale, e questo nel migliore dei casi. Era come essersi ubriacati con un liquore troppo alcolico e pericoloso. Dentro di lei sentiva due regni che confinavano, il suo con la sua volontà, le sue idee, le sue scelte libere e quello dell’altro che sempre riusciva a sedurla con abbagli, e poi lei alla fine si sarebbe sentita presa in giro, umiliata, arrabbiata ma… con chi? Forse con se stessa.

La possibilità che lei non stesse solo immaginando, non fosse sull’orlo della follia e delle allucinazioni le sembrava ancora più terribile.

« La vita è una menzogna abissale. Tutti fingono, mentono, pensano ai propri interessi » disse fra sé, convinta che l’unico modo per affrontare il suo mondo schifoso fosse farsi aiutare dal pendolino.

Lo stesso pendolino che sembrava anche essere anche la causa dei suoi “strani” disturbi, perché quando lo adoperava le prendevano dei sussulti ritmici al braccio ed era quel pulsare del sangue nei polpastrelli del pollice e dell’indice che tenevano la catenina del pendolo a comandarli.
Aveva degli attimi di perdita di coscienza, solo flash dalla durata di un paio di secondi; non sapeva dove “spariva” in quei momenti , e quando si riprendeva era ancora lì, con il pendolo che stava oscillando dandole la risposta.
In realtà in quei momenti di défaillance il suo iride scompariva sotto la palpebra e rimaneva visibile solo il globo bianco perché lei non c’era e non serviva ma, questo non lo sospettava.

Confidava e si appoggiava al pendolino, si lasciava guidare. Ogni domanda che gli poneva era la richiesta per un suo suggerimento. Era caduta in una sorta di dipendenza ma in fondo, lei pensava, nella voglia di conoscere, di sapere, non ci può essere niente di male, anzi!

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sinossi e puntate precedenti

Grazie della lettura Bloody Ivy

2 Commenti

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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