L’Enigma dei Colori

Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale…
Il colore ha in sé una forza poco studiata, ma enorme, la quale può esercitare la sua influenza sull’intero corpo umano.

Wassily Kandinsky

La realtà è stupefacente, misteriosa, inaudita.
È nascosta, e siccome la diamo per implicita, non la vediamo!

E’ così per tutto così, e persino i colori sono stupefacenti, misteriosi, inauditi e nascosti nelle onde elettromagnetiche.
Se e come li vediamo dipende da molte cose. Dalla luce che è una radiazione elettromagnetica che si propaga nello spazio ad una velocità altissima, dalle relazioni occhio/cervello, dall’assorbimento, riflessione e rifrazione sugli oggetti e anche i fattori genetici possono influire sulle sensazioni cromatiche percepibili da una persona.

Il colore è una percezione di una ristretta banda di onde elettromagnetiche che colpiscono i fotorecettori che si trovano sulla retina e trasmettono segnali bioelettrici al cervello. Questi fotorecettori che abbiamo tutti studiato a scuola si chiamano coni e bastoncelli; i coni sono più sensibili ai colori e i bastoncelli alla luce.
Dunque la realtà cromatica non è solo funzione dell’oggetto percepito, ma anche del soggetto che percepisce; così non tutti gli animali sono in grado di vedere i colori alla nostra maniera.

L’ampiezza dell’onda influisce sull’intensità luminosa dello stimolo elaborato dal cervello, mentre la lunghezza dell’onda influenza il colore percepito.

La frequenza è la quantità di oscillazioni che l’onda compie nell’unità di tempo (unità di misura Hertz, oscillazioni al secondo) ed è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda; minore è la lunghezza d’onda maggiore è la frequenza.
La lunghezza d’onda delle radiazioni luminose, è molto piccola ed è espressa in nanometri.
Così un’onda elettromagnetica di lunghezza compresa tra i 650 e i 700 nanometri suscita in una persona con capacità visiva normale la visione del colore rosso.

Newton con il suo prisma di cristallo dimostrò che la luce che ci appare bianca è la somma di una serie di raggi, ciascuno con una differente lunghezza d’onda e quindi colore.

La banda luminosa delle onde elettromagnetiche è compresa fra 380 e 780 nanometri circa; al lato inferiore si colloca il colore rosso (da 700 a 780 nanometri), al lato superiore il colore blu violetto (da 380 a 400 nanometri).
Questi due colori segnano il confine delle radiazioni visivamente percepibili; al di là si estende l’infinito a noi invisibile dall’infrarosso da un lato e ultravioletto dall’altro.

All’interno di questi due estremi di frequenza Newton individuò sette gradazioni cromatiche, i 7 colori dell’arcobaleno. Il sette è un simbolo, un numero arbitrario, scelto per semplificare i colori delle onde elettromagnetiche da 380 a 780 e perché i colori dell’iride non sono distinti fra loro ma sfumano l’uno nell’altro.

vibrazione sonora, voce

Gli oggetti sono colorati perché riflettono le radiazioni luminose e il loro particolare colore è dato dalla particolarità con cui essi le riflettono.
Quando la luce colpisce un oggetto essa può essere assorbita dall’oggetto stesso, può attraversarlo o può essere riflessa indietro.

Il colore di un oggetto dipende dal potere di questo di assorbire una parte della luce ricevuta dall’ambiente e di rimandarne verso l’osservatore la parte non assorbita sotto forma di luce riflessa.

Se vedo un oggetto rosso non è perché è rosso, ma perché riflette, ossia, non accetta il rosso. Assorbe tutte le onde tranne una, quella del rosso e risulta del colore corrispondente a quella radiazione che non assorbe: se non assorbe il rosso, risulta rosso.


Se riflette tutte le onde luminose appare bianco, se assorbe tutte le onde senza restituirle ai nostri occhi appare nero.
Nero e bianco sono perciò due colori assoluti.

Che in molte culture il colore della morte sia il nero mentre in altre sia il bianco, lascia intendere che nei colori c’è qualcosa di più forte della tradizione seppur millenaria.
Sembra un archetipo, cioè un “a priori” psichico, una sorta di inconscio collettivo dove il carattere assoluto della morte è rappresentato da qualcosa di altrettanto assoluto.

Max Lüscher, quello del Test dei Colori, sostiene che nel vedere un colore non si percepisce solo una certa gamma di vibrazioni elettromagnetiche ma che ne viviamo anche, per lo più inconsciamente, l’effetto emotivo.
Poi, quello che dice, colore per colore, (per me, ma chi sono io per criticare
Lüscher?), non andrebbe accettato come qualcosa di certo e sicuro anche se il suo test viene considerato valido per tracciare un profilo psicologico.

Oso dire questo anche perché le radiazioni visibili dall’occhio umano sono moltissime e i test sui colori ne prendono in considerazione poco più di una decina, molto genericamente identificati, mentre la ricchezza delle sfumature cromatiche è vastissima e potrebbe avere significati diversissimi.
E poi, i colori sono radiazioni, onde elettromagnetiche e se le nostre “antenne” in grado di captarle non fossero soltanto i nostri occhi? Se avessimo altre antenne, canali percettivi, cioè sensibilità, per captare campi magnetici, “materiali” psichici, radiazioni e onde?

Cercate di capirmi, la mia idea è quella di “colorare” la storia horror che sto scrivendo con tinte e pennellate come quelle usate dai pittori che riescono in questo modo ad evocare sensazioni di angoscia e oppressione o per lo meno vorrei provarci, usando quei colori in altri contesti.

Perché, è un po’ come diceva Gustavo Rol: “Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore.
Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura
.”

grazie della lettura 🙂 Bloody Ivy