Le Leggi dei Sogni – Cap 13.2

(When this began),
I had nothing to say,
And Ìd get lost in the nothingness inside of me,
(I was confused),
(Linkin Park Somewhere I belong)

puntate precedenti

Sedute su un muretto che pareva galleggiare, fra onde di energia, dai colori ipnotici, rosso, arancione, oro, in alcuni punti c’erano dei toni di verde, blu, indaco, e tutti quei colori senza nome perché si vedono solo con l’occhio della mente e da svegli non si può.
Come sotto un incantesimo e invece era un sogno lucido.
Erano sopra il ribollio di nuvole opalescenti dai riflessi cangianti e guardando più lontano si vedeva il mare anche se, onde e nuvole si fondevano rendendo incerti i confini.
Il ribollio delle nubi corrispondeva a quello degli spiriti rancorosi che vagavano sotto quella cappa di nebbia, incatenati da infermità psichiche e da passioni sanguigne, come folli zombi pronti a sbranarsi l’un l’altro.

Z. « Incominciò ».
N. « La memoria comincia a riaffiorare, il delirio mi possedeva la mente e spingeva per farmi cadere ».
Z. « Ero confusa ».
N. « Cerco di capire, ansie, presentimenti, l’anima circondata da visioni o sono allucinazioni, assilli della mente ».
Z. « Dentro di me ».
N. « Non sono l’unica con idee vergini e selvagge, misteriosi sogni lucidi e rivelazioni stonate da ascoltare? ».
Z. « Niente da perdere »
N. « Ricordo cose eterne, un piano di guerra sconvolgente, un piano di terribile misericordia »
Z. « Devo guarire, togliermi il soffrire. Qui è spezzato il rapporto tra ciò che è visibile e non lo è più e nel sogno più assurdo sei vicino a qualcosa di reale, così vero »
N. « Sapevo i nomi delle stelle e avevo la solidarietà del creato »

photo – Antonella Linci, Prosecco, Trieste

Nor e Zdenka erano sedute vicine su quel muretto, che pareva una grande e grossa cosa di drago cinese volante, perché in quel ribollio di nuvole e nebbia non era chiaro chi stesse fermo e chi stesse fluttuando.
Tutte e due parlavano, ognuna per conto suo come se stessero facendo due soliloqui ma non contemporaneamente; una frase a testa, all’incirca. L’altra, seria, ascoltava attentamente anche se poi, invece di risponderle, riprendeva con il suo monologo.
Quando erano vive, cioè quando Zdenka lo era (anche se in realtà Nor ormai erano anni che si addormentava entrando nei sogni lucidi non dando per scontato che si sarebbe nuovamente risvegliata; la guerra, i terremoti o gli ex pericolosi ti insegnano a vivere in questo modo), facevano spesso così.
L’importante era far sapere all’amica quello che le premeva sul cuore in quel momento, sicura che con calma, nei momenti liberi o nelle notti insonni, ci avrebbe pensato e poi al prossimo incontro le avrebbe risposto; si sarebbero risposte l’una all’altra, una frase a testa all’incirca, ognuna in riferimento a quanto detto sotto forma di soliloquio la volta precedente.
In alcuni sogni però, il tempo scorre con una velocità tutta sua, rapidissimo, probabilmente oltre alla barriera del suono, forse della luce e a volte si rovescia su se stesso o rimbalza come una pallina di ping pong fra il prima e il dopo e così Nor cominciava a confondersi e non ricordava se la risposta gliela stava dando in base a quello che le aveva sentito dire o che avrebbe sentito in seguito. Nei sogni, cause e conseguenze seguivano altre regole e il tempo scorreva verso il futuro, il presente o il passato per importanti ragioni che lei ancora non aveva ancora compreso.
Forse per quel motivo ne faceva tanti di sogni così, perché era lenta a capire. Forse per questo che anche in quel sogno le sembrava, nella coscienza notturna, di esserci rimasta molte settimane, e in quella diurna, avrebbe scoperto di aver dormito solo per qualche ora.

I posti dove si incontrava con Zdenka, erano manifestazioni di stati d’animo o, “psicosomatici”, come preferiva definirli lei, e non erano del tutto sereni e perfetti, come la sua silhouette con della ciccia sì, ma psicosomatica. Spingevano a pensare, come le domande di uno psicoterapeuta che “prudono”, agitano e portano a galla le ferite dei ricordi.
Ma era un posto più riposante e sicuro lì, in confronto allo stress e le ansie di quello da svegli.
C’erano questi due mondi, uno visibile all’esterno del quale non si poteva negare l’esistenza e uno invisibile dove spazio, tempo, ricordi avevano leggi e velocità diverse. Neanche del mondo invisibile si poteva dubitare finché si restava nel sogno. La coscienza onirica è cosmologica ma poi da svegli la coscienza si restringe e ridiventa storica e il sogno lucido e sensato appare qualcosa di assurdo, indeterminato e quindi dimenticabile.
Se lo si avesse provato a raccontare ti avrebbero fermato con « È stato solo un sogno, pensa a cose reali! ».

Chi aveva simili sogni lucidi però, la viveva in altro modo e chiudere la luce ed addormentarsi era come fare il salto della fede nell’universo di Assassin’s Creed, lanciarsi da un aereo senza poter vedere verso dove si andava, per quanto e se si darebbe tornati. Non era possibile evitarlo, o forse sì, magari prendendo qualche farmaco che non ti facesse sognare, che facevano in tanti in quel periodo, per evitare le paralisi ipnagogiche e gli incubi notturno, ma in fondo i suoi sogni erano sempre stati cosi e ormai ci aveva quasi fatto l’abitudine anche se, come un Assassin, non le restava altro che fidarsi e saltare. « Sia quel che sia ».

puntate precedenti

grazie della lettura e, buoni sogni! BLOODY IVY