Jole Tristissima (Capitolo 2.1)

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Trieste ©Paolo Carbonaio photo

Provo a continuare ad inventarmi il Capitolo 2.1 “Jole tristissima” di una storia da brivido e mistero che non ho ancora intitolato.
Qui l’indice dei post.

Tutto ciò che vi è di terribile e di pauroso in quello che dici ha origine nel tuo intimo: il mondo esterno vi ha ben poca parte.

E.T.A. Hoffmann L’uomo della sabbia e altri racconti

Iolanda stava discorrendo al bancone del bar con Celestina di sogni, incubi, demoni notturni, impersonando con convinzione un’esperta in quel campo, tanto che un’insegnante della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts non avrebbe saputo fare meglio.
Più di una volta i sogni le si erano avverati e aveva anche provato l’esperienza della Mora, quindi parlava per esperienza personale.

E poi per avere altre risposte e soluzioni – stava ricordando Jole –  sarebbe bastato interpellare i suoi tarocchi consacrati.

Sdenka e Celestina la assecondavano sempre in queste cose, pensavano che fosse un allegro gioco da fare magari sotto l’ombrellone al mare, per divertimento, invece Anna Nora non ce la faceva proprio a sorridere di quella nella puerile convinzione di essere una cartomante con tutti i crismi e così si prendeva della antipatica scontrosa, cosa indubbiamente vera.
In quel momento Sdenka stava dall’altra parte del banco e si stava prendendo il lusso di ascoltare le amiche, ma solo perché sua zia, l’altra comproprietaria del locale e il giovane cameriere riuscivano a badare ai clienti.

Trieste ©Wall Street Journal

Jole era affascinante, specialmente nelle foto sui social, che considerava i suoi biglietti da visita, perfettamente truccata, le pose ammiccanti consigliate dall’amico fotografo e, naturalmente, con gli adeguati ‘ritocchi’.

Anche nei selfie non veniva male, sempre leggermente girata ma non proprio di profilo e con la duckface, cioè l’incresciosa ‘bocca a culo di gallina’. Dal vivo poi era una donna normale, sempre bella ma normale.

Era il tipo di amica adatta per uscirci assieme la sera, andare a prendersi un aperitivo e poi a ballare ma, Celestina oltre a non avere tempo, teneva troppo al contegno e alla dignità della sua professione forense per mettersi a ballare in pubblico, Anna Nora evitava come la peste la movida e i luoghi affollati e Sdenka la sera spesso lavorava.

Non era invece l’amica ideale per le confidenze, che con lei diventavano subito virali e manomesse all’occorrenza; inoltre criticava tutti, criticava per proiezione, appioppando agli altri i sentimenti, desideri e qualità che in se stessa trovava insopportabili, in una sorta di “io mi comporterò anche male ma sono come tutti gli altri”.

A tratti arrogante perché cercava di nascondere il suo endemico senso di inadeguatezza, spesso prepotente perché il cuore le si era indurito dopo anni di reciproche slealtà e tradimenti fra lei e le persone incontrate.
Aveva scelto di puntare tutto sui valori della bellezza e dell’ importanza sociale intesa come stile di vita ed amicizie, false ma utili, perché glielo avevano insegnato con l’esempio, persino suo padre, lasciando la famiglia per una donna più bella e con meno scrupoli di sua madre.

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Era un’amica sincera, e quando a Sdenka, Celestina, ad Anna Nora capitava qualcosa di bello era capace di gioirne e se c’era qualche guaio, un pochino ne dubitava perché solo a lei andavano sempre male tutte le cose, ma ne era dispiaciuta.

Fuori, assolutamente perfetta in ogni dettaglio, di una perfezione estetica ineccepibile, ma dentro viveva invasa da un sentimento di disperazione che le opprimeva l’animo, ammorbava la mente e oscurava ogni cosa attorno, come se un muro con dense nubi nere la circondasse; una potenza così distruttiva che anche solo ad avvicinarcisi troppo si entrava nella spaventosa sofferenza psichica che emanava da lei come fosse un campo magnetico di morte.

Annebbiata, disperata e vulnerabile.

Pur di non soffrire più così avrebbe accettato qualsiasi proposta, qualunque compromesso, sottoscritto ogni genere di patto, recitato preghiere a chiunque e probabilmente avrebbe tradito, fatto lo sgambetto e ingannato tutti: non andava forse così il mondo?

Nor, a volte, riusciva a comprendere le persone senza passare per i cinque sensi, per una sorta di empatia ricettiva, quando queste traboccavano di intense emozioni che i confini del loro corpo non erano più sufficienti a contenere. Percepiva invidia, disperazione, corruzione, panico, egocentrismo, falsità, rabbia, rancore, bontà… la bontà soltanto una volta, forse perché più unica che rara in questo mondo.

Era convinta che capitasse anche agli altri, soltanto che non ci facessero caso, e catalogassero la cosa come “quella persona mi ha fatto una strana impressione, ma non so spiegare” .

Per Nor era le sue non erano solo suggestioni, scherzi del cervello simili alle allucinazioni; era come se fosse psichicamente sintonizzata su un livello anomalo di sensibilità, vicinanza emotiva e, proprio ora, dalla parte del bancone le arrivava – la stava respirando – la tristezza inimmaginabile di Jole, e dall’altra parte, vicino l’entrata, c’era quella donna da cui partiva un refolo di odio fortissimo e freddissimo ma che non muoveva niente intorno.
Non era l’odio intenso e subdolo che emanava stalker 4, l’ex, ma era sempre un torrente gelato di odio.

L’aroma di caffè nel bar, la disperazione amara di Jole e l’odio glaciale che arrivava dalla tipa appena entrata si stavano mescolando in modo disgustoso, sentiva sopraggiungere un forte senso di nausea e forse avrebbe vomitato.

Avvocato” chiamò anzi sibilò la donna, fissando concentrata la nuca di Celestina che, non ci pensava proprio a girarsi.

Vuole parlare con me? Prenda un appuntamento, al bar non faccio l’avvocato!” pensò seccata.

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to be continued (indice della storia)

grazie della lettura Bloody Ivy

11 Commenti

  1. Be’ che dire: bello!
    PS.: il rompibolle che è in me dice solo: “assolutamente perfetta” non va, meglio “perfetta”… perfetta è già assoluto! 😛 Non è sbagliato, ma prova a rileggere la frase così.
    Ok parere eccessivo (anche questo è un assoluto).

    Ps+1: continua così che mi sto divertendo un sacco.

  2. Se dici “tarocchi consacrati” con quell’enfasi sembra abbia fatto benedire le carte, ahah!
    “Consacrare i tarocchi” significa semplicemente purificarli dalle energie negative e renderli “propri” con un rituale scelto (e spesso inventato) dal cartomante stesso.

    • beh diciamo che di tarocchi ne so molto poco… quando avrò modo di rileggere queste puntate che per ora son scritte di getto, grazie a questo commento ne terrò conto

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  1. Indice Storia Horror (ancora Senza Titolo) ⋆ NIENTE PANICO

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)