In Un Mondo Che… – Cap 7.1(storia Horror)

non sento niente no adesso niente no
nessun dolore
non c’è tensione non c’è emozione
nessun dolore

Lucio Battisti, Nessun dolore

Breve sinossi e puntate precedenti 

Zdenka era morta di paura, in realtà di arresto cardiaco per il panico causato da quello che vedeva.

Non se ne rese conto subito. Ad un tratto si sentì calma, tranquilla, non provava più paura anzi, la paura era un concetto così distante da lei che la ricordava vagamente, senza poterla provare più. Era lei ma incredibilmente diversa.

Tutto svaniva ed ebbe la netta percezione di essere in una dimensione diversa da quella ordinaria, di aver abbandonato il suo corpo fisico ed oltrepassato i limiti del proprio io, della dimensione spazio temporale, di essere morta. E non aveva provato niente, nessun disagio, nessun dolore, nessuna emozione, tutto era distante, lontano, straniero.

©Loredana di Biase
pagina facebook “surrealismo”

Morendo era rimasta lei ed era ancora sveglia, anzi più sveglia.

Quegli istanti le avevano rivelato misteri sul destino dell’esistenza umana più di quanto non fossero mai stati in grado di fare tutti i sistemi religiosi e filosofici del mondo.

Era come se si fosse squarciato qualcosa nella sua mente, non poteva più lambiccarsi il cervello con angosce e paranoie, e anche senza neuroni la sua energia c’era e ragionava ancora con pensieri di un tipo nuovo.

C’era luce intensa ma non abbagliante, e guardava attraverso i colori di una conoscenza nuova. Ripensò a Nor quando le raccontava di come si vedono le cose nei sogni lucidi e di come quel percepire le persone per vibrazioni poi Nor se lo portava, senza volerlo, anche nella vita diurna; era simile sì, ma la capacità di vedere era per lei indicibilmente più intensa.

Aveva perso tutte le facoltà corporee legate ai sensi, non provava più alcuna delle sensazioni od emozioni legate al sensibile, persino le paure, le paranoie, i legami ossessivi compulsivi se li ricordava lontani; ma ricordava, e quindi la memoria non se n’era andata, l’intelligenza e la volontà c’erano, e i ragionamenti ne avevano guadagnato.

Non sapeva ancora bene dov’era o da quanto era lì, potevano essere pochi istanti ma non si sarebbe stupita se fossero stati 1000 anni. Il tempo, se quello poteva definirsi tale, passava quando lei, la sua energia (anima, spirito, campo magnetico, aurea, impossibile trovare la parola giusta) cambiava, e lo scandire del tempo era dato dalla sua evoluzione spirituale. Senza corpo, niente cambiamenti visibili con il sopraggiungere di rughe, capelli bianchi, acciacchi vari, ma il tempo (termine improprio) passava in base a quanto si cambiava; cioè ad ogni concetto che si apprendeva, e più la coscienza si faceva limpida più si vedevano le cose e “il tempo” andava avanti. Non c’erano dogmi di fede, capiva ancora poco ma tutto si svelava spiegandosi in modo apodittico. Le ignobili catene della superstizione non esistevano più.

© Loredana di Biase
pagina facebook “surrealismo”

Dopo un po’ di quel “tempo” si convinse di essere e non essere (una sorta di principio di indeterminazione ma più inafferrabile) in una specie di temporanea anticamera, contenta di aver il “tempo” per imparare e rimediare a sbagli che comprendeva meglio e dispiaciuta anzi tormentata di aver ferito qualcuno nel farli. No, chiamarlo purgatorio sarebbe stato decisamente fuorviante perché non era un luogo ma una condizione, uno stato d’animo.
« Anche la vita sulla terra del resto, era stata solo una condizione » si disse in quel momento Zdenka.
Alla fin fine poteva-voleva (lì erano un unico concetto, ma ricordava che le insegnanti a scuola la pensavano allo stesso modo, “volere è potere Zdenka, impegnati e vedrai i risultati“) ancora migliorare, rimediare e aiutare le sue amiche, perché si stava avvicinando una tempesta orribile, come non se ne erano mai viste.
Non poteva conoscere le vite degli altri o gli avvenimenti futuri ma quello, in quel mondo che sembrava potersi leggere anche all’incontrario, era ormai certo.

Inoltre c’era una specie di terra di mezzo, una zona franca non solo per i disincarnati, quella delle onde celebrali nelle fasi Rem, e ci aveva incontrato Nor mentre lei stava sognando.

Era strano (e cosa non lo era) che, pur restando nel regno dei morti, potesse incontrare le amiche vive ma solo a volte e solo nei loro sogni; per il resto lei era ormai fuori dal consorzio dei viventi e aggregata a quello, per le sue nuove capacità, delle sostanze spirituali.

Non era sola, incontrava anzi percepiva, anche con immagini della mente (o della sua intelligenza, perché quella era rimasta, il cervello no) altre energie.
Incontrò un personaggio, lo vedeva in quella maniera perché così si mostrava lui (lui, lei, come si fa ad essere pignoli sul genere parlando di entità?). Un gigante, immenso, solenne, fiammeggiante e terrifico, seduto su una pietra di marmo puro, biancheggiante, vestito di blu però blu era un termine inesatto e quei toni erano  meravigliosi (anche se la meraviglia era scomparsa come sentimento e quello di Zdenka era più simile ad uno stupor mundi), i fianchi cinti da una stoffa di luce argentata, impugnava una takouba a doppio taglio, il volto di fuoco, coperto perché le sarebbe stato insostenibile.

La sua bellezza (o meglio la sua coscienza, perché quello era) la stordiva.
Si parlarono.
Anche qui è difficile trovare parole giuste per raccontarlo, perché si comunicava istantaneamente: tutto e subito, diretto e profondo, per logica concettuale.

Zdenka “sorrise” (le sue facoltà intellettuali in qualche modo lo fecero).
Sorrise così di gusto che intorno a lei si formarono vortici colorati, campi magnetici come danze vorticose di dervisci arabi.

« Felice di conoscerti Socio Blu ».

 

Breve sinossi e puntate precedenti 

grazie della lettura Bloody Ivy

3 Commenti

  1. Interessante anche questo sviluppo, anche perché riesce a differire dalle immagini letterarie consuete. Manca giusto, nel paragrafo che inizia con “Era strano”, il punto di domanda nella frase tra parentesi.

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)