Il Grande Complotto su san Nicolò – 2nda parte

krampus3Scrivendo mi infervoro, mi conosco, per questo metto le mani avanti onde evitare equivoci.
Non sto per dire che, genitori, parenti, maestre, quando raccontano di come il 6 dicembre arrivi san Nicolò in persona a portare regali ai bambini buoni e in compagnia del diavolo (sia che lo si chiami Cudič, Krampus, Parkelj, Zwarte Piet o con altri nomi) pronto a far piazza pulita dei bambini cattivi, sbaglino; ma semplicemente che io la penso diversamente dal 99,9 % (nove periodico), delle persone sull’argomento.
Non voglio neanche che passi l’idea che questa mia interpretazione, per quanto (leggermente 😉 )farneticante e infervorata, sia una boutade tanto per fare il bastian contrario nel blog, infatti cerco di spiegarne i motivi nei quali forse qualcun altro ci si può ritrovare.

Quando ho scoperto il Grande Complotto su san Nicolò andavo all’asilo (qui il post) e, come capita ai bambini di quell’età ero imbavagliata da una sorta di alessitimia (dal greco a- macanza, lexis parola e thymos emozione: letteralmente non avere parole per le emozioni) cioè provavo intense emozioni ma avevo difficoltà nel riconoscerle (rabbia da indignazione da frustrazione da senso di ingiustizia…) e figuriamoci poi, comunicare il mio stato d’animo a parole ai grandi. Tutto ciò era frustrante. I grandi davano per scontato che il mio modo di sentire fosse banale, superficiale, sempliciotto come il vocabolario che usavo e io non avevo ancora nessun modo per dimostrare l’incontrario.

La scoperta della bugia di san Nicolò per me non fu né dolce né buona, caso mai una vera e propria doccia fredda.
I grandi, gli stessi che ripetevano ogni due per tre “Ricordati che le bugie non si dicono!” non sentivano la necessità, ma neanche la voglia, di mettere in pratica quel che insegnavano. Avrei gridato Ipocriti! se avessi conosciuto il termine, invece avevo solo la brutta sensazione che si prova quando se ne incontra uno.

nichi1Da piccola non ne sai niente delle tradizioni natalizie e non sei capace di calibrare né filtrare i sentimenti che insorgono davanti alla scoperta che la mamma, il papà, i parenti, le maestre, i grandi di cui ti fidavi, ti stavano in realtà mentendo.
E’ un Grande Complotto che, una volta scoperto ti spiazza, ti trovi costretta a rielaborare il modello concettuale del mondo che loro stessi avevano contribuito a crearti, ti senti addosso un clima di incertezza e precarietà, si oscura il senso e il valore che davi alle persone; ma sei piccola e per spiegare ciò che provi non puoi che lanciare un urlo e metterti a piangere per la rabbia mentre i grandi intorno a te la buttano sul ridere.

Con San Nicolò arrivava anche il diavolo. Non che fosse così pauroso e traumatico per i bambini, almeno, fra i miei amichetti si diceva così: ci avevamo fatto l’abitudine. Per tutto il resto dell’anno se non eri buono c’era il babau, la strega cattiva, un altro diavolo o l’uomo nero pronti a portarti via, a me si diceva che mi avrebbero rinchiuso in collegio a vita e, per come me lo rappresentavano, neanche Alcatraz poteva competere. Insomma, anche all’uomo nero ci si fa l’abitudine.

Non solo i genitori ci avrebbero lasciati portar via, senza difenderci, senza atti eroici del tipo “Nooo Krampus, prendi me al suo posto!” ma anzi, fosse accaduto, avremmo dovuto farcene una ragione, perché la colpa sarebbe stata tutta e solo nostra. E così la pensava anche il “buon” san Nicolò che, arrivava in compagnia del diavolo.
Tutto quel che ti raccontavano stonava, bene e male spiegati così erano una cacofonia confusa e ti ritrovavi all’impasse.
I bambini cercano fiducia, solidarietà, verità e non stanno bene quando cominciano a sospettare di non poter far affidamento neanche sui grandi.
Così l’ho vissuto io: una specie di The Truman Show,  un complotto dei grandi, della società intera, un inganno commesso con tutta l’energia di una volontà persistente e perseverante, perché non è un imbroglio passeggero ma continua, ininterrotto, anno dopo anno, mentre si divertono della tua creduloneria.
Quando lo scopri e alla fine messi alle strette, confessano, non si scusano ma anzi si fanno una risata “Brava, allora vuol dire che sei diventata grande!“e ti chiedono di continuare la loro farsa, di diventare loro complice con i più piccoli che ancora non sanno.
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Ok, ma hai detto che ti piace ancora molto la festa di san Nicolò…”.
Sì perché per superare il trauma da complotto me la sono dovuta reinterpretare.
Bugia resta bugia ma quella di san Nicolò interessa alla società perché evidentemente serve. Serve come rito di passaggio.
Ogni cultura è piena di tradizioni e fra queste ci sono i riti di iniziazione, passando attraverso i quali si cambia, si cresce, si matura.

Nella bugia di san Nicolò ci si entra da subito, da piccoli, e si passano anni come si fosse in una fiaba ma poi bisogna uscirne, chi in età da asilo, chi alle elementari.
Se ne esce imparando che il mondo non è così dolce e tu bambino non sei il piccolo imperatore dell’universo che i grandi mettono sul piedistallo. Vedi quanto è facile imbrogliarti? E anche mamma, papà e maestra possono raccontarti le bugie. E’ una doccia gelata ma nel senso di crioterapia, cioè una disillusione salutare, una tappa della crescita, un rito di passaggio per l’appunto che permette di legare il bambino al nuovo gruppo, quello dei più grandi che sanno la verità su san Nicolò.
Così dopo la delusione per la bugia arriva la percezione tranquillizzante ed appagante del sapere di essere entrato a far parte della tribù dei più grandi, quelli che sanno, e di avere l’approvazione dei genitori. La soglia simbolica è lo smascheramento di san Nicolò. Un atto sociale che, proprio quando l’ordine sociale del bambino viene alterato, ricrea, fa entrare in un nuovo stato sociale, differente e più importante da quello precedente.  Quando si accetta di raccontare a propria volta ai più piccoli la bugia è perché scatta il cameratismo, l’adattamento empatico con il nuovo gruppo dei più grandi: adesso sono uno di voi.
Quando il bimbo dev’esser svezzato, la madre si tinge di nero il seno, perché sarebbe cosa crudele che esso restasse desiderabile quando il bambino non deve più trarre nutrimento. Così il bambino crede che sua madre è mutata, ma la madre è sempre la stessa ed il suo sguardo è sempre pieno di tenerezza e di amore. Beata la madre che non deve ricorrere a più terribili espedienti per svezzare suo figlio. (Søren Kierkegaard, Timore e Tremore)
drhouse-everybodyliesCon la scoperta della verità su san Nicolò finisce l’attaccamento senza ombre e dubbi alla mamma, è un simbolico distacco dal seno della madre, il primo svezzamento al mondo reale. Le persone intorno ti hanno voluto mentire in modo che imparassi da loro che ti vogliono bene, piuttosto che da altri, che il mondo non è dorato e andavi preparato perché nella vita incontrerai tanti finti san Nicolò e dovrai cercare di riconoscerli ricordando questa lezione. Anche la non coerenza di bene e male rispetto alle situazioni che si troveranno a vivere ed affrontare inizia con san Nicolò e il diavolo.
Tutto ciò potrebbe però anche togliere il senso di responsabilità nel mentire.
Nella vita si mente per “liberrimo consilio“, con una decisione liberissima che ognuno prende da sé ma, se si accetta lo scherzetto dei grandi su san Nicolò, cioè la visione di un mondo dove tutti mentono, anche i genitori che mi stanno insegnando come si vive,  non ci si sentirà decisamente con la coscienza più tranquilla a farlo?
I nostri ragionamenti, le nostre decisioni, l’intelletto stesso è una facoltà della coscienza. Insomma, tutti si ragiona e agisce secondo coscienza. Il problema è che la coscienza è incompleta, imperfetta, in fieri, poco chiara e a volte falsa.
Mento perché anche i miei genitori lo hanno fatto con me sebbene continuassero a dirmi di non farlo” anche solo a livello subconscio, la quieta.
parkeljMa dai, vieni a parlarci della bugietta di san Nicolò nell’era della post verità? In tempi di bufale, information warfare, disinformazione?”
Sì, e poi, quando lo dovrei fare se non in questi giorni? Ormai ci siamo, il 6 dicembre si avvicina e lo festeggerò anch’io.
Questo non è un post che tratta di antropologia, psicologia o sociologia con dati alla mano ma è soltanto il mio punto di vista.
Dalla bugia di san Nicolò ne sono uscita come tutti e ho imparato anche io.
Per esempio che è meglio non fidarsi di nessuno, perché per quanto sincero e rispettabile possa sembrare, se gli conviene riuscirà ad assolversi (così va il mondo, così fan tutti) e  mentire, ingannare, tradire, insomma giocare qualche brutto scherzo che non ti aspetti e tutto “a cuor leggero”.
kick_krampusSolo il Krampus ormai, è quel che è e fa quel che deve fare: sempre cattivo, sempre bugiardo, sempre pronto a prenderti e portarti via alla prima occasione. Insomma nell’era della post verità, e della disinformazione è l’unico punto fermo e sicuro.
Puoi sempre fidarti che non puoi mai fidarti di lui. Più sicuro di così… 🙂

Buon san Nicolò a tutti.
Saluti dal Krampus!

Il Grande complotto su san Nicolò parte prima – parte seconda

grazie per la lettura Bloody Ivy

16 Commenti

  1. Battute o no, complotto o no è la prima forma di omertà, tradimento, bugie e incertezza se i genitori dicano il vero che si affronta nella vita. Personalmente non ho avuto mai simili traumi, però ne capisco il dramma.

  2. Ah, io sono quello che chiedeva perché a me poteva portarmi via il Baubau o darmi carbone la Befana, mentre potevano portarsi via Hitler prima della 2a guerra mondiale…

        • non per vantarmi, ma io ho cercato di fare con mia figlia l’incontrario di come si son comportati con me, cioè rispondendomi alle mie domande con “è così perché l’ho detto io”. E’ impegnativo rispondere a tutti i perché dei bambini ma apprezzano che tu stia facendo attenzione a quel che ti stanno dicendo. Apprezzano anche la sincerità anche quando ammetti che quella risposta non gliela sai spiegare bene perché non sei un astronomo, un chirurgo o un ingegnere. E’ il sentire che i loro pensieri sono considerati seriamente che li appaga. Poi…. io ne ho solo una, ne avessi avuti tre di figli con tre raffiche di domande diverse non lo so se sarei riuscita a tenere il ritmo 😉

  3. Non lo scoprii fino alle elementari, quando una nostra maestra ci spiegò l’inganno (era in buona fede, pensava lo sapessimo tutti).
    Con mia madre reagii proprio come hai scritto: un urlo e fiumi di lacrime. Da parte sua, ha riso per l’intera giornata.
    … Non avevo mai pensato alla cosa come un rito di passaggio, per me è stato uno degli inganni più dolorosi.

    • già… dolorosissimo 🙁
      io l’ho scoperto prima e così “i grandi” cercavano di continuare con la farsa insistendo che ero io a sbagliarmi. che brutti momenti da far passare ad una bambina…

  4. ti invidio per la tua capacità critica tanto precoce (che del resto non ti ha reso felice, almeno a quel tempo, se mai dopo ne sei stata orgogliosa ) ma soprattutto per la tua capacità di ricordare anche fatti molto lontani nel tempo; io, per quanto ci provi, non ho molti ricordi della mia prima infanzia, ora che sono sull’altro versante della vita mi piacerebbe molto recuperare l’inizio….emergono solo poche immagini scollegate.
    Ad esempio, per quanto riguarda il complotto – come tu lo chiami – di San Nicolò, o Babbo Natale o Gesù Bambino, ho solo un vago ricordo di una volta che mi mandarono a spasso col nonno perchè non li vedessi fare l’albero coi doni sotto, e io sapevo benissimo perchè mi mandavano a spasso e cosa mi aspettava al ritorno, ma stavo zitta e pensavo dentro di me: ma lasciamoli pensare che io ci creda ancora, se si divertono così ….da me Gesù bambino arrivava la vigilia, come in Germania, l’albero era grande e vero quando ancora si usava poco in Itaila, e il presepe piccolissimo…davanti all’albero c’era una figura di Papà natale e dietro i diavoletti suoi aiutanti, però erano incatenati e non potevano farci del male….un bel sincretismo, non ti pare?

    • ricordo troppe cose della mia infanzia… di quando ancora ero piccola e non camminavo e non sono ricordi indotti da cose raccontatemi casomai l’inverso. Cose che io non ho mai detto a nessuno. Compresa la sensazione che provavo sulla pelle quando zia (e dovevo avere solo un paio di mesi) mi immergeva nella bacinella per fare il bagnetto. Era un poco rovinata sul fondo e quindi ruvida e io sulla pelle lo sentivo. Ma ricordo anche i sogni. Quelli che mi impressionavano di più lo sapevo da me di non essere in grado di interpretarli e allora, per ricordarli passavo i giorni seguenti a ripetere “devo ricordarmelo per quando sarò grande, devo ricordarmelo per quando sarò grande, devo ricordarmelo per quando sarò grande…” chissà quanti ne avrò dimenticati ma per alcuni, sul serio ha funzionato.
      Ma non è pericoloso non scotomizzare quasi nulla o almeno cercare di non farlo? Beh in realtà credo di aver trattenuto solo ricordi agganciati a percezioni, sia molto belle che brutte: ricordo quelle e poi rivedo il contesto, la scena, nn altro.
      Voglio dire… a parte due di ungaretti, non so a memoria nessuna poesia.
      Anche tu però ricordi i pensieri che facevi allora “ma lasciamoli pensare che io ci creda ancora se si divertono così”… 🙂 🙂 🙂
      Che belli gli alberi grandi e veri, che profumo! Non ne vedo più da anni. Una volta era proprio un rito preparare l’albero, dovevi persino portartelo a casa. Che ci fosse più tempo libero? bei ricordi 🙂 grazie

      • è veramente misterioso il meccanismo della memoria…avevo sempre pensato che gli scrittori che iniziano le loro autobiografie (vere o per interposta persona) dai primi anni o addirittura mesi di vita abbiano una fantasia molto fertile e magari un po’ truffaldina, e invece poi scopro che esistono davvero persone in grado di risalire indietro, dove la parola ancora non è in grado di definire sensazioni ed emozioni.
        Una sei tu, ma ancor prima mia sorella un giorno mi raccontò che si ricordava benissimo di quando le cambiavano i pannolini sulla tavola di cucina, e anche mio marito ricorda molti dettagli della sua prima infanzia…
        Però, anche se non ricordo se non pochissimi dettagli dei miei primi natali, è rimasta in me la magia del profumo di abete, misto all’odore di candeline che si stanno poco a poco fondendo e non cambierei questo ricordo con quello degli abeti finti di adesso, anche se carichi di bellissime decorazioni e lucette ammiccanti.
        Ricordo anche l’odore di carta patinata di un libro ricevuto in dono e che cominciai subito a leggere, seduta accanto all’albero. Durante la lettura, il resto del mondo spariva…

        • beh, Proust aveva ragione, si comincia a ricordare proprio con le sensazioni (dove parla di les Petites Madeleines), ti fermi su quelle, ti concentri con calma e pazienza e piano piano nella memoria rivedi scene, risenti discorsi.
          Anche tu inizi dalle sensazioni, vedi? odori di abete, candeline, carta… 🙂 ci vuole tempo e calma per ricordarsi… lo dice anche il modo di dire comune “lasciarsi cullare nei ricordi” 🙂

  5. Penso che vivendo nel dualismo siamo obbligati a scoprire i due lati della medaglia! Ho avuto la fortuna di amare molto il gioco e questo da grande spesso si trasforma in ironia e così tante cose che ti farebbero soffrire affogano in un bel sorriso ironico. Non si può andare sempre in un’unica direzione si volta si gira si torna indietro…. Se i grandi mentono su certe cose ti feriscono terribilmente ma per altre sta a te capire il gioco….che non sempre è a fin di male.. La scoperta di San Nicolò la paragono alla frustrazione della prima mestruazione. Anche se prima mi avessero avvertito, il momento in cui lo vivi è veramente terribile soprattutto perchè vieni a capire che non sarà una volta all’anno ma tutti i santi mesi!
    Lasciamo che San Nicolò e Krampus se la vedano fra loro e scegliamo il nostro modo di vedere e di vivere e ….continuiamo a giocare .perchè la fantasia ha veramente le ali

    • non sono d’accordo (beh, logicamente, sennò non avrei scritto questo post). il dualismo, il conoscere e distinguere bene da male è essenziale nella vita (anche perché noi stessi siamo un intreccio di parte luminosa e parte oscura e capire il perché siamo così è la condizione necessaria per lavorare su noi stessi) ed è qualcosa che si impara giocando, sicuramente.
      ma… i bambini non stanno giocando quando credono a quanto raccontano come fatto vero i genitori riguardo a san Nicolò e il krampus.
      Il gioco per essere definito tale, deve fondarsi su due presupposti,
      1) deve essere serio (i bambini giocano per aumentare le loro abilità e non si scherza e non si imbroglia a meno che nelle regole del gioco non sia permesso il “senza regole” ma che non sarà mai un imbrogliare perché concordato.
      Per giocare serve la consapevolezza che stai giocando. Se sei dentro ad un gioco di altri e non lo sai, non stai giocando… si è pirati ma si sta che si sta giocando perché se non fai il pirata o viceversa sei convinto di esserlo davvero, e ti ci senti anche finito l’incontro con gli amici, non stai giocando.
      Il gioco implica una destrutturazione del soggetto consenziente e una piena consapevolezza del sé che gioca
      2) il gioco deve essere divertente, deve, sennò non è gioco (anche giocare alla guerra e alla lotta devono essere divertenti). Mentre il bambino scoprendo che i genitori hanno mentito soffre, prova rabbia, sintomo dell’abbandono subito (io mi fidavo di voi, mi sentivo protetto nella convinzione che “se lo dice la mamma è vero”) e non si diverte.
      Forse i grandi stanno avendo un esperienza ludica fra di loro ma non certo con il bambino.
      Come rito di passaggio ci può stare, imparare dai propri genitori (che cmq ti vogliono bene) come va il mondo dove uomini grandi mentono, imbrogliano ecc è meglio capirlo da loro che da estranei che possono farti davvero del male.
      I bambini giocano per imitare ed imparare dagli adulti, quindi sarebbe pure rischioso per un adulto scusarsi con un “è solo un gioco” poiché come loro hanno giocato con il bambino, questo imparerà a giocare con loro e con il prossimo così: bugie saranno ammesse.
      Appunto perché impara in fretta a cambiare direzione, impara l’azzardo che poi il rischio nel bambino ha a che fare con l’intelligenza (“proviamo, vediamo cosa succede…”).
      Poi… dalla notte dei tempi si racconta ai bambini di san Nicolò e del diavolo al suo seguito non è che arrivando io con un mio post, cambi le cose. Ma io ho una vena polemica abbastanza spiccata. Inoltre come festa (ma chiara, a carte scoperte) piace tantissimo anche a me.
      scusa per la risposta lunga e pallosa e grazie per l’imput che mi hai dato nel commento 🙂
      è un modo per conoscere meglio i miei lettori 🙂

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