Il Funerale (Cap. 5.3 Storia Horror)

Forse tu non pensavi ch’io löico fossi!

© Mauricio Ghiggeri Photography

Inf. Canto XXVII – 123

breve riassunto e puntate precedenti

Un refolo di bora arriva impetuoso, come un fiume in piena che si getta a precipizio per le strade con fragore rabbioso, come un drago volante che mugghia e sibila. Poi, per qualche istante tutto torna calmo ma solo fino al prossimo refolo magari più potente che ulula e ringhia, o sembra il rombo di un tuono o di un terremoto, il rimbombo di un’esplosione, e a volte pare una potente invisibile cascata d’aria.

Quando i refoli, si intrufolano fra le tombe spingendo e schiaffeggiando le statue degli angeli piangenti al cimitero, mugghiando come demoni inferociti, e il cielo appare scuro, coperto da nubi grigie e nere che come serpenti corrono veloci le une sulle altre, il paesaggio diventa gotico e l’aria gelida sovrannaturale, come nei romanzi di Edgar Allan Poe.

Quello era uno dei primi giorni di bora della stagione e nessun triestino si lamentava per così poco.

Celestina era passata di sfuggita per dare un ultimo saluto all’amica, prima che iniziasse il funerale, quando la si poteva vedere serena e truccata nella bara aperta.

Nor, non era ben chiaro da quanto fosse lì, restava seminascosta a distanza di almeno una ventina di metri da tutti. Non le interessava avvicinarsi al cadavere e detestava i convenevoli scambiati durante i funerali. Le persone che appena ti riconoscono si avvicinano per salutare e chiedere come stai, cosa fai, dirti che ti trovano bene e aspettano tu faccia lo stesso con loro, per poi terminare con la frase da manuale « Che peccato rivedersi solo in simili occasioni » e salutare col falsissimo « Restiamo in contatto ».
Di lei avrebbero detto che era la solita antipatica asociale senza cuore perché nemmeno si era avvicinata alla bara della sua amica. Ma era lì solo per capire in quale campo del cimitero l’avrebbero seppellita così da poterci tornare un altro giorno, da sola.
Arrivato il momento seguì il corteo, sempre a distanza e non avendo voglia di concentrarsi ad ogni passo, ancora in via di ripresa dalla paralisi, procedeva claudicante, rendendo inquietante la sua silhouette nera e incappucciata.

Invece Jole salutava educatamente e aveva un sorriso per tutti. Si era presentata ben vestita, perfettamente truccata e indossando occhiali a specchio, quelli che ai funerali sono un segno distintivo degli amici del defunto perché servono a nascondere gli occhi pieni di lacrime; ma a Nor anche a quella distanza, arrivava molto intenso, ancora più denso del solito il suo alone di disperazione come fosse la lunga chioma di una cometa che Jole portava dentro di sé.

Iolanda non si era sorpresa per l’improvviso infarto di Zdenka. In fondo fumava una sigaretta dietro l’altra da quando era una ragazzina, non faceva esercizio fisico e bastava una passeggiata perché cominciasse a respirare con il fiatone e soprattutto, era praticamente obesa. Però si ricordava anche degli ultimi discorsi sulla Mora, e com’era spaventata per quello che diceva di vedere e sentire da sveglia.
Sicuramente stava succedendo qualcosa, i suoi tarocchi diventavano sempre più precisi, misteriose energie li possedevano.

Il mondo finora cosa le aveva dato?
Suo padre se ne era andato via da casa quando lei era una bambina, probabilmente sua madre non era così bella come l’altra donna che aveva trovato. Per questo Jole aveva puntato tutto sulla bellezza; a 18 anni si era fatta rimodellare il naso, poi il seno, i glutei, i denti, fino a farsi togliere le rughe che in realtà erano solo i primi segni d’espressione ma a lei terrorizzavano.

Tutto questo per trovare e convincere un uomo bello, ricco e potente, potente soprattutto, per diventarlo di riflesso anche lei; e poi cercava la rassicurazione di qualcuno che non l’abbandonasse come aveva fatto suo padre.
Le delusioni le avevano forgiato una personalità manipolatrice, da predatrice sessuale e gli uomini, quelli per i quali “ogni lasciata è persa” , non si tiravano indietro ma poi regolarmente la scaricavano.

Alla fine era diventata rabbiosa verso chiunque appartenesse al sesso maschile. Ammirava le donne, ma erano troppo intelligenti, belle, sicure di sé e profonde per prendere in considerazione una Barbie finta, perché così si calcolava.

© Abigail Larson

Provava un tremendo senso di solitudine e il dolore mentale sostenuto da sentimenti di vuoto, di abbandono, di mancanza di speranza la stava facendo impazzire.
Impossibile chiedere aiuto, qualcuno mai l’aveva aiutata? Aiutata ad emergere, trionfare, ottenere quel che si meritava?
Aveva anche cercato di pregare Dio ma non era stata ascoltata, così ora provava ogni strada ed era disposta ad accettare qualsiasi compromesso.

Si era rivolta ai tarocchi e imboccato altre vie esoteriche. Perché avrebbe dovuto accettare la sua tristissima vita se ricorrendo alle carte poteva conoscere cose agli altri occulte e sapere il prossimo futuro? Cercava di uscire dalla disperazione aiutandosi come poteva.
I tarocchi riuscivano a comunicarle alla mente pensieri e ragionamenti che da sola non sarebbe mai riuscita a costruire, le facevano emergere ricordi di situazioni e vedere immagini di esperienze che prima di quel momento non pensava di aver vissuto. Toccava con mano un’altra dimensione per gli altri irraggiungibile. Si sentiva turbata ma anche esaltata.

Iniziò a piovigginare quando la tumulazione era ormai terminata e al primo fulmine, scaricatosi poco distante visto il lampo di luce, iniziò un acquazzone. L’urlo di guerra del nuovo refolo e le onde sonore del tuono si schiantarono su Nor contemporaneamente: « Norrr! ».

© Lili Saatchi

« Pareidolia acustica » si disse, quelli erano giorni di strane allucinazioni per tutti. Però nel dubbio rispose semplicemente con un: « Che c’è? ».

★★★★★★★★

(non finisce qui 😉

breve riassunto e puntate precedenti

 

grazie della lettura Bloody Ivy

12 Commenti

  1. Come la puntata precedente, va molto bene; c’è solo una virgola da eliminare all’inizio del secondo paragrafo, dopo “Quando i refoli”. Per il resto, si legge volentieri e invoglia a proseguire.

    • ci mancava qualche riga per finire bene la puntata ma ero cotta dal sonno e sragionavo.
      sì, questa cosa delle virgole deve finire 🙁 sto pensando di ricominciare a rileggere ad alta voce perché evidentemente con la lettura mentale non me ne accorgo.
      grazie!

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)