Il Fagiolo Magico e Nankuru Nai Sa

Dai semi di un verde baccello fatato si schiuse una via per il Re del Creato, ma invece di giungere ad un bel Paradiso
trovaron sventura e ciascuno fu ucciso.
Un luogo funesto tra la Terra e le stelle, Gantua patria di una razza gigante e ribelle.
Or che isolato non era più il loro mondo, scesero i mostri nello sprofondo, e seguendo l’esempio di vili sovrani trafugaron ricchezze ai miseri umani, ma la cosa più empia, l’infamia più grossa fu il mangiarli con gusto carne, sangue e ossa.
Re Erik si affidò alla mera magia per fermare quei cuori in preda a follia. Ci fu un sortilegio e, grande conquista, ne uscì una corona che non s’era mai vista.
Nel momento in cui il Re la posò sulla testa, da schiavi i giganti abbassaron la cresta. Tornare li fece, dov’erano nati, per sempre costretti a restar segregati.
(dal film “Il cacciatore di giganti”, “Jack the Giant Slayer” 2013)

Volevo spiegare perché sto scrivendo una storia in modo “anomalo”. Storia che non sarà un semplice  racconto perché sta crescendo e si sta allungando fino alle nuvole, come la pianta del fagiolo magico.

Scrivo un pezzettino alla volta e non è solo perché il tempo è merce dannatamente rara.
La mia scrittura dipende non solo dalla quantità temporale (minuti, ore, pomeriggi, sere) ma anche dalla sua qualità e questa è quasi tutta nella testa (vicinato fracassone escluso).
Se durante la settimana ci sono state giornate pesanti, con preoccupazioni, grane e pensieri (tutti, a parte pochissime fortunate principesse sul pisello che di certo non passano a leggere un post che parla del fagiolo per ovvio “conflitto di interessi”, capiscono cosa intendo) questi restano attaccati alla mente come le cozze agli scogli e farsi tornare la voglia e la creatività per scrivere non è facile; se invece la settimana è trascorsa in modo più tranquillo e abbastanza sereno ecco che il post o il pezzettino della storia, si scrive da solo, come con la scrittura automatica dei medium (dico così per diffondere un po’ di atmosfera horror ad una storia che spero riuscirà a dare qualche brivido).

I post della storia sono ancora bozze e andranno potati in alcune parti e fertilizzati in altre ma cerco di farli risultare già “carini”, in modo da gratificare oltre a me stessa anche chi passa a leggerli. Il tempo di tutti è incredibilmente prezioso e sarebbe davvero irrispettoso approfittarsene.
È un esperimento e lo seguo da curiosa, so di aver piantato un seme anomalo, un fagiolo magico e… chissà!? Verso dove crescerà la pianta del fagiolo? Dove porterà? O… fuor di metafora, come cavolo sto costruendo questa storia??

C’è una frase giapponese, nankuru nai sa (in realtà è la seconda parte di una frase che inizia con “Tu comportati come si deve e…“, inoltre non è proprio giapponese ma un dialetto di Okinawa e va scritta in hiragana, なんくるないさ fonte da un blog che seguo studiare da giapponese) che potrebbe tradursi con “beh, in qualche modo andrà“.
La frase completa quindi sarebbe “Tu comportati come si deve e poi andrà come andrà” cioè “fregatene!”; hai fatto del tuo meglio? Ora non è più compito tuo.
Well, you have done everything right, so what will be will be.

Ed è convinta fin all’osso di questa tesi (nankuru nai sa) che scrivo, cercando di rendere carino ogni post, lasciando che l’immaginazione scopra di volta in volta cose nuove, volando con il pensiero in spazi le cui dimensioni vanno oltre a quelle fisse e noiose dello spazio-tempo in cui viviamo. Quando ci si mette a sconfinare con il pensiero (…si diventa pazzi, ok, ma non necessariamente) si scoprono mondi interi di forze, di sentimenti, di nuovi ragionamenti e si realizza una sorta di indipendenza dalla realtà sensibile, quella rozza “terra a terra”. Non solo cambia la mente ma anche il legame con tutte le cose, e quindi con il mondo. L’immaginazione è una sorta di conoscenza immediata, intuitiva e visionaria. È come scoprire nella propria casa (cioè nella propria testa) una stanza di cui non si aveva mai sospettato l’esistenza, intravederne la luce che filtra dall’interno passando da sotto la porta e provare ad entrare (fra l’altro è un sogno che mi capita abbastanza spesso di fare la notte: una porta nelle cantine dell’edificio dove abitavo qualche anno fa, che porta facendo passare attraverso a cunicoli e gallerie addirittura in un altro mondo, come la porticina di Alice nel Paese delle Meraviglie e si trova nelle cantine di quella casa, però così sto divagando…. stop!). 

Ad ogni nuovo capitoletto/ bozza mi trovo di fronte ad un bivio dove sono libera di scegliere come continuare ma ben sapendo che le strade che mi appaiono davanti sono delle eredità lasciate dai post precedenti. In ogni caso, se si è in prima stesura, scritto e da scrivere sono reciprocamente influenzabili.
Mi chiedo: sto facendo entrare, chi legge, nella psiche dei singoli personaggi? Le cose che sto facendo fare, dire e pensare a loro, gli appartengono? Sono finalizzate alla storia?

mosaico a Ravenna

I singoli capitoli, post, i personaggi sono collegati fra di loro come le parti di un puzzle e seguono il fine del loro creatore/autore? Beh, non per darmi delle arie ma “haec ornamenta mea“, questi sono i miei gioielli, le mie creature, come disse la famosa Cornelia madre di Tiberio e Gaio Gracco.
Per ora sono parti, bozze, post, direi molteplici tessere di vari colori, ma che se messe assieme armonicamente possono costituire un’opera splendida perché il mosaico intero contiene tutti i tasselli, ed è questo “il bello della bellezza”.

Scrivo lentamente, per il tempo (disponibile) e per la testa (non sempre sulle spalle) che mi ritrovo. Poi c’è anche la mia amatissima figliola che habla, habla, siempre habla, e io ci metto un po’ a tornare concentrata, ma va bene così. 🙂 🙂 🙂
Li ammiro ma non so davvero come facciano quelli che riescono a scrivere di più, perché sicuramente hanno una vita normale e non sono rinchiusi in isolamento per quarantena, in un 41 bis o in un convento di clausura con tanto di voto del silenzio.

Sono anche lenta a leggere e voglio continuare così, perché le proposizioni lette alla moviola le comprendo meglio. Sì, mi si potrebbe commentare con un “quindi sei dura di comprendonio!”, cosa che potrebbe essere vera, ma su facebook, per es., dove quasi tutti sembrano comprendere articoli in pochi secondi  per poi cominciare a commentare precipitevolissimevolmente, non mi pare dimostrino il fior fiore della sagacia.
Ogni tanto trovo qui dei commentatori (grazie, mi annoto ogni correzione ma vedo che non riesco a migliorare) che contestano il mio uso smodato delle virgole. Effettivamente le uso come dissuasori di velocità per far rallentare il ritmo della lettura e le metto un po’ a pioggia, cioè ad acquazzone.

Cosa penso di fare? Continuare a scrivere la storia ma non con un post dietro all’altro tutti in fila, perché mi piace anche scrivere di altro. Per esempio questo post più personale l’ho inserito nella nuova categoria Bloody Ivy Note. Note e non diary in omaggio al manga Death Note.
Poi, non lo so cosa troverò continuando a salire sulla pianta del fagiolo magico, che poi è quella della mia immaginazione, ma cercherò di fare del mio meglio e, come dicono i giapponesi nankuru nai sa, sarà quel che sarà. 

Buona settimana a tutti.
In questa settimana cade anche el día de los muertos, come lo chiamano i messicani nella loro cultura vivace e colorata, e quindi, buona settimana anche a loro cioè ai messicani e a los muertos. 

hiedra sangrienta

 

 

2 Commenti

  1. volevo ringraziarti perchè, per aver messo “segui” al mio miserrimo blog di raccolta ricette mi hai permesso di scoprire il tuo interessantissimo sito di argomenti vari, davvero ben scritto. E leggi pure lentamente, quando una cosa mi interessa davvero lo faccio anch’io (tempo e concentrazione permettendo), non si è duri di comprendonio ma riflessivi e con la voglia di capire fino in fondo e analizzare ciò che si legge. Buona settimana anche a te

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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