Il Bambino e l’Acqua Sporca

Tutti affrontiamo qualche paradosso nel nostro vivere quotidiano. I miei sono per lo più temporali e in questi giorni sono nel bel mezzo del paradosso temporale “più giorni liberi ci sono e meno tempo libero c’è”.

Tralasciando il fatto che stavolta mi si è pure gonfiato, bollito & ribollito l’occhio sinistro, e non so ancora se è congiuntivite, un calazio, un orzaiolo o il classico bubbone sintomo di peste nera e al mio medico, che giustamente fa il ponte lungo, farò visita appena ai primi di maggio, in ogni caso, comunque, nelle feste e durante i ponti festivi il tempo libero misteriosamente si dissolve. Il paradosso del tempo che c’è e non c’è… ma non si capisce il perché!?!

Così, cercando di seguire la strada del “ricevi con semplicità ogni cosa che ti accade e usala bene anche se ne avresti volentieri fatto a meno e la trovi decisamente strana” scrivo qualcosa per il post domenicale. La frase pare un incrocio fra un saggio insegnamento rabbinico e quello di un furbo pizzaiolo non napoletano disposto anche ad usare ananas, cuori di bambù e burro di noccioline appena pomodori e mozzarelle scarseggiano in cucina ma, in realtà la frase è tutta mia. Vabbè

Sto lentamente provando a scrivere una storia horror come chi passa per questo blog sa bene. Non è nemmeno la prima stesura ma piuttosto abbozzi di idee deliranti (mi piacciono le idee deliranti! 🙂 ) e per ora non sto facendo neanche attenzione alla trama perché preferisco concentrarmi sui personaggi che imparo a conoscere mano a mano li scrivo e descrivo. Non li voglio macchiette ma persone.
Da autore onnisciente immagino la vita di ogni personaggio, il suo passato, il presente, i suoi desideri, le frustrazioni, i pregi e difetti tanto che ognuno di loro potrebbe anche materializzarsi nel mondo reale e sembrerebbe vero.

Insomma sono personaggi inventati sì, certo, ma non per questo falsi. Il mio scopo non è che siano perfetti nei loro ruoli (tipo “il buono, il brutto e il cattivo” 🙂 ), perché la perfezione li renderebbe superficiali e scontati ma invece risultino veri, a tutto tondo, in modo che chiunque possa mettersi nei loro panni e nelle loro menti e possano dire “Sì, ho capito che tipo è questo qui!”.
Mi manca ancora un personaggio, sarà uno dei più forti, l’ho pensato solo a grandi linee e non è una persona in carne ed ossa (questo è il bello delle storie che piacciono a me, per intenderci… sono fan di Doctor Who e Agents of S.H.I.E.L.D. dove può accadere di tutto ed è possibile incontrare chiunque) ma in qualche modo deve apparire agli altri e, penso di dargli la pelle nera, un colore di pelle che sembra non interessare a nessuno, in modo che lo si possa scambiare per africano.

Dico questo perché sono triestina e fra ieri e oggi sono rimasta esterrefatta (modo forbito per dire che ci ho quasi vomitato l’anima) dalle ipocrite scuse infiocchettate da nobili intenti usate per tentare di estromettere gli atleti provenienti dal continente africano alla Half Marathon Runners.
Inutile raccontare la faccenda che è finita ovunque, persino sul nyt, The Guardian e sui quotidiani tedeschi, un po’ ovunque, spagnoli e potrei continuare.
Non è tanto razzismo quanto un modo di muoversi nel mondo con la mentalità del “buttiamo via l’acqua sporca e, se in mezzo c’è il bambino, pazienza, buttiamo via anche il bambino… ”.
Dove per bambino si intende il debole, lo sfruttato, il clochard, cioè la vittima collaterale che non conta e si può sacrificare perché l’importante è “buttare l’acqua sporca” e far contenti gli elettori. I poveri si possono disprezzare, sacrificare, distruggere a colpi di commenti sui social.

Si sono scritte e dette cose vere per avvalorare quel gesto ma, naturalmente vere solo in parte. Verità provabili con sottili manipolazioni, cioè cose dette in politichese; la solita tattica per confondere il tutto. Negano un diritto e lo spacciano come una difesa morale il che è un classico.
La politica è simile al principio di indeterminazione: dimostra che non possiamo mai sapere veramente ciò che accade. Mi pare l’arte dell’inganno: che brutta!
Questo post è l’eccezione perché Trieste è la mia città e me la sono presa sul personale.
Per prendermi per fessa invece di scusarsi l’hanno asciugata dicendo che dai, era una provocazione e caso mai gli amareggiati sono loro per quelli che subito hanno pensato male.
Che faccia di bronzo, eh?!?

In ogni caso è giusto dire che, anche se scrivo articoli con storie horror o se parlo di colori, per forza di cose dentro ai post ci saranno le mie idee sul mondo, sugli umani, sulla vita, sul tempo che farà domani…

Si scrive per svelare il non svelato, per varcare la soglia del Portale e portare i lettori con sé.
Ma adesso è meglio non esagerare 😉

Buona settimana e 1° maggio 😉 🙂
★ ★ ★ Bloody Ivy