I Sogni Vogliono Svegliarvi – Capitolo Primo 1.1

Trieste, via Rossini - Paolo Carbonaio Photo

“I sogni non vogliono farvi dormire, al contrario, vogliono svegliarvi”

(René Magritte)

Uscì dall’aula raggiante, non avesse indossato, per quell’occasione, dei tacchi esagerati, si sarebbe messa a saltellare lungo il corridoio come una bambina spensierata.
Felice; felice per lei stessa, perché appena la vita le dava un nuovo appiglio per credere alla giustizia e amare il diritto il mondo si illuminava di vivida luce. Commossa, con gli occhi lustri, pensando alla sua coraggiosa cliente che, se la meritava questa conclusione.
L’imputato era stato assolto in primo grado ma ora la Corte d’appello aveva ribaltato la sentenza condannandolo e, non c’erano vizi di legittimità da far valere in Cassazione; era dunque finita così e, stavolta le scappò un passo a saltello.
Aveva scelto l’avvocatura per aiutare il prossimo, per fare qualcosa di buono nella sua vita, e in quella di tanti sfortunati che assisteva anche in patrocinio a spese dello Stato ma impegnandosi seriamente perché ne avevano il diritto, per la giustizia, per il bene, per il giusto. Insomma, per lei era una missione più che un lavoro.
Troppe volte, è scontata la “vittoria” per l’avvocato più conosciuto che poi è sempre quello a pagamento; qualcuno è diventato indifferente, cinico riguardo alla giustizia ma super esperto di procedura, interpretazione e cavilli indispensabili per far vincere, o comunque soddisfare il pagante, o peggio, far soffrire con atti di ingiustizia degli innocenti.
Questi pensieri devono  restare segreti e non vanno neppure accennati, neanche per scherzo, con nessuno,  perché la dote migliore di un avvocato è dire l’essenziale e chiacchierare mai.

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Per molti colleghi era l’antipatica idealista, una sbruffona che non si piegava neanche a banali compromessi con i personaggi che nel foro, in politica, nelle amicizie (di convenienza), nell’opinione pubblica detenevano (lo dicevano da convinti) il potere; ma anche al di fuori dell’ambiente, alla gente comune, non piaceva; perché un avvocato penalista per difendere dei delinquenti deve avere la faccia come il… la faccia di bronzo, ed essere marcio, sporco, venduto.

Lei invece era autorevole, caparbia, scrupolosa e irremovibile che tradotto in lingua volgare, significava “una con le palle”, e quei giudizi sulla sua persona andavano soltanto a creare una leggenda metropolitana, da riderci e brindarci su.
Lasciò perdere l’ascensore e scese per la rampa di scale centrale, in pompa magna, con un’andatura da regina, di nome e di fatto: Regina Celestina, avvocato.
Se il cognome fosse stato Neve, ne era convinta, i suoi genitori l’avrebbero battezzata Bianca, un marchio a vita fra la principessa delle fiabe e la tossica cocainomane, quindi tutto sommato, le era andata bene.
Uscì dal Palazzo di Giustizia per constatare che la giornata era splendida non solo nel suo animo ma anche fuori all’aperto si stava meravigliosamente:  cielo terso e brezza da città di mare. “Troppa grazia oggi, signor Giudice!”, bisbigliò sarcastica a Dio che, quasi sempre, se c’era,  durante le udienze dormiva.
 …
Improvvisamente si ricordò di quanto le aveva raccontato il suo cucciolo piccolo quella mattina: “Mamma, stanotte avevo vicino al letto uno shinigami e mi guardava”.
Shinigami? Cercando con google si era fatta un’idea di cosa cucciolo grande guardasse, senza preoccuparsi del fratello piccolo, quando lei non era a casa; alla prima occasione avrebbe fatto un bel discorsetto anche al papà che sicuramente non era del tutto ignaro.
Quindi il piccolo aveva immaginato di notte gli orribili mostri guardati assieme al fratello durante il giorno.
Anche lei da piccola, di notte, vedeva uno shinigami, un mietitore di anime, nella mitologia giapponese, solo che molto più banalmente lo chiamava strega.
Erano sogni paurosi, che sembravano reali, nei quali voleva gridare e non poteva perché tutto era come paralizzato in lei; credeva di soffocare per l’agitazione e la sofferenza mentale che le dava quel terrore, quei brividi di ghiaccio che sentiva lungo tutto il corpo, mentre vedeva la strega entrare dalla finestra e avvicinarsi lentamente al letto.
Questi incubi l’avevano perseguitata per anni, fino a quando non si era decisa a combattere quella sua forsennata paura e la strega era diventata meno feroce e la sua azione meno efficace.
I genitori e i fratelli non le avevano mai creduto, per loro lei era la femminuccia paurosa che ha paura del buio e delle streghe.
Alla fine era riuscita a scacciarla; come, non riusciva a ricordare.
Da adulta, alcune volte si era svegliata di soprassalto con una bizzarra sensazione di terrore, come se la strega si trovasse ancora lì, accanto a lei, invisibile; ma ormai preferiva pensare agli impegni del giorno seguente che alla strega notturna e dopo essersi rigirata un paio di volte nel letto finiva per riaddormentarsi.
Tornare allo studio per continuare il lavoro come se niente fosse in una giornata così… di festa, non le andava, e se non ricordava male quello era il giorno settimanale di “no stress – solo relax” come lei stessa lo chiamava,  di Anna Nora, così provò  a scriverle un’invito.
“Nor, ti va un caffè fra un’ora al bar da Sdenka?”
“Perfetto!”
 …
Nor era dall’alba che cercava di ragionare sui dettagli di quello strano sogno che le aveva lasciato un così orribile e forte presentimento.
Era ancora frastornata ma sicura che il sogno fosse importante, un cruciale punto di non ritorno, premonitore e più che certo, di una certezza apodittica, sul fatto che quanto capitato nel sogno si sarebbe tradotto in realtà.
Ma per quanto si sfibrasse nel tentare di decifralo quelle premonizioni erano simboliche, tanto da rendere tutto assurdo; e quella certezza interiore era incredibile, inconcepibile (ma forse soltanto perché non ancora compresa) o pazzia pura e semplice?
La seconda che hai detto” le avrebbe risposto Sdenka, di sicuro.
Stavano riposando in riva al mare, nero come l’inchiostro e sotto un cielo notturno senza luna, lei, Celestina, Sdenka e Jole quando ci fu un cambiamento di colore nell’oscurità che lentamente si tinse di verde, quasi un’aurora boreale. Poi sfrecciò in alto, sopra di loro, una sfera verde luminescente, intrisa da odio antico e pronta ad infliggere torture agli umani; questi sentimenti si percepivano solo respirando l’atmosfera al suo passaggio. 
 Scaturivano da essa fasci di luce, bagliori inquietanti, e saette verdi si scaricavano con potenza sulla terra, dove poi scorrevano per ogni dove come sottili strisce di lava verde fosforescente, e come se fossero corde, potevano legare persone. Alcuni di questi lacci venivano assorbiti nella pelle, ammalando. Le persone si trasformavano cominciando a risplendere dello stesso strano bagliore verdognolo, ma diventando anche insipienti smaniose. 
Nor era stata affiancata da una luce blu che tentava di comunicare psichicamente ma, le sue amiche erano troppo allegre e chiassose e lei non riusciva a capire.
“Una cometa verde come la speranza, esprimiamo un desiderio!” incitò Jole.
“E’ verde come il mio gelato al pistacchio” aggiunse Sdenka per fare la simpatica.
“E’ verde come lo smeraldo che vorrei  mi regalassero” disse Celestina.
“E’ verde come il cavallo dell’apocalisse, quello della Morte”, ma non era lei ad aver deciso quelle parole, nel sogno era come se si stesse ascoltando da fuori. 
 Ridevano tutte allegre e spensierate, mentre intorno, molte persone ormai zombie verdi come quella cometa, vagavano rabbiose per ogni dove.
Trieste, via Rossini – Paolo Carbonaio Photo

Certo, un sogno, solo simbolico, ma come fare a non pensarci più?

grazie per la lettura BloodyIvy

9 Commenti

  1. Promette bene direi (qualche minuscola virgola fuori posto dipende sicuramente dalla carenza cronica di tempo 🙂 ), ora sono curioso di sapere se quello che succederà unirà le quattro o se le metterà una contro l’altra…
    Un mese eh. Tic tac, tic tac… 🙂

      • per accorgermi delle virgole, dei punti di interpunzione, devo rileggere con tutta calma e mi sceglierò il momento. grazie per l’osservazione.
        mah… io ho lo stesso tempo a disposizione di tutti quanti solo che, riesco a fare meno cose degli altri, pare una maledizione.
        E’ il capitolo 1,1 quindi non è terminato, probabilmente posto la parte 1.2 e poi mi prendo qualche settimana di blog con argomenti “normali” prima di iniziare il cap 2 anche per non perdere lettori.
        comunque ricordo che questo horror potrebbe risultare una immane schifezza 😉 😀 😛

    • ho finito appena il primo capitolo, cercherò di scriverne uno al mese; pensavo bastasse un post a capitolo ma, evidentemente mi conosco male… scrivo sempre di più di quanto preventivato… comunque per lasciar respirare i followers continuerò anche con i post normali…

  2. L’inizio promette bene, finalmente una donna con un po’ di carattere!
    C’è qualche errore di punteggiatura e un paio di verbi anarchici, ma si legge abbastanza bene. Corro a leggere il seguito ^^

    • sì, sicuramente va corretto, come anche le altre puntate. Attendo giornate più tranquille, quelle dove sapendomi libera mi chiederanno di uscire e io risponderò “no, perché devo correggere un post che avevo scritto nel blog” e come al solito, penseranno sia solo una scusa 🙂
      Credo di aver scelto inconsciamente figure femminili per le notizie di violenza che si ascoltano sempre più frequenti. Qui servono eroine 🙂

  3. Piccola nota tecnica: nel paragrafo subito prima della descrizione del sogno c’è un “decifralo” fuori posto.
    A parte questo è un buon inizio: ho apprezzato il fugace accenno, da un altro punto di vista, dei fenomeni che nel prologo erano affrontati così scientificamente; e ho pensato anche a quanto mio fratello apprezzerebbe il riferimento a “Death Note” se leggesse questquesta storia – e anche l’idea del diario che uccide non è proprio da buttar via… 😉

    • grazie, terrò conto di questo commento, gli altri erano più che altro complimenti e logicamente mi hanno fatto piacere e rincuorato.
      ecco… death note, è una cult story, con quel cameo volevo rendergli omaggi e non è detto che non lo citi ancora 🙂
      Grazie ancora, ora ho più energia per proseguire!!!

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  1. Indice Storia Horror (ancora Senza Titolo) ⋆ NIENTE PANICO

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