Hacker – cause famose

Emmanuel Goldstein (Eric Gordon Corley)
Emmanuel Goldstein (Eric Gordon Corley)

“Non reagire sarebbe come firmare un assegno in bianco per queste grandi corporation. Comincerebbero a portare in tribunale chiunque, anche se cerchi solo di capire come funziona la tecnologia, oppure il modo in cui puoi vedere un prodotto acquistato legalmente. Quindi faremo ricorso alla Corte d’Appello, e poi magari alla Corte Suprema, perché qui la storia non sono io, e neanche i DVD. Il problema è chi avrà il potere di controllare la nostra era digitale, e nessuno doveva aspettare di risolverlo con una sentenza”. Emmanuel Goldstein (Eric Gordon Corley)

La Rete, Lester C. Thurow, brillante economista del MIT di Boston, l’ha soprannominata wild world Web. Intendendola come un territorio selvaggio senza leggi né prigioni né uomini con la stella al petto, alla Far West. Così è Internet oggi: popolato dai soggetti più vari e disparati che compiono le più nobili azioni oppure cercano di fare fesso il prossimo. Tutto ciò al di là di regole, diritti, istituzioni, autorità, tribunali e sanzioni. Attualmente in Rete l’unica remora all’illecito è la personale responsabilità morale dei singoli operatori, vale a dire un criterio soggettivo estremamente variabile che permette ai fruitori di Internet di farsi liberamente i “cavoli loro”. Pertanto, se c’è anche chi chimericamente vuole globalizzare la solidarietà, esistono pure i truffatori, i ricattatori e le organizzazioni criminali. Nel prosieguo saranno trattati comportamenti da hacker, ovvero che esulano –a parere degli hackers- dalla delinquenza o dal cyberterrorismo. Salterà agli occhi come i tempi della legge siano troppo anacronistici per il regno del virtuale. Negli Stati Uniti un anno è il tempo perché un giudizio arrivi alla decisione finale, ma nella Rete poi è sufficiente un giorno per inserire un nuovo sistema che aggiri in qualche modo magari cavilloso ma legale il verdetto. Trovare leggi adatte che mettano al riparo dai banditi cibernetici ma che tutelino giustamente la privacy senza controlli draconiani o esagerate acredini moralistiche, che riescano a bilanciare l’interesse pubblico e quello privato non sarà cosa da poco ma c’è da scommetterci che nel futuro prossimo ci proveranno in tanti. Inoltre, che le cause siano state intentate dalle grandi corporation non pare un caso…

ivy