da: Esperienze di Premorte – Enrico Facco

Enrico Facco con il suo libro “Esperienze di premorte”

Riflettevo su quanto le recensioni, sebbene scritte con impegno e perizia restino sempre troppo personali, legate ai gusti di chi le scrive, per questo, prima di recensire un libro, ritengo sia una buona cosa mostrare un brano preso da questo..
In questo post le ultime pagine del cap IX Vita-morte e spazio-tempo in Enrico Facco, Esperienze di premorte. Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica.
Sono le conclusioni di un solo capitolo, il IX,  e gli argomenti potrebbero apparire forse un po’ complicati ma soltanto perché sono “il tirare le fila” di quanto spiegato per tutto il capitolo.
Per due termini non proprio di uso comune ho aggiunto un link che porta alla spiegazione degli stessi. NDE è l’abbreviazione per near death experience e OBE per out of body experience.

(…) Una conseguenza ormai universalmente nota della relatività di Einstein è la relazione tra materia, energia e velocità della luce, espressa dalla formula E = mc2

Tale formula ha alcune fondamentali implicazioni:
1. L’energia è direttamente proporzionale alla massa, secondo una costante rappresentata dal quadrato della velocità della luce.
2. Al crescere della massa, cresce l’energia di un oggetto e viceversa; questo rende virtualmente impossibile poter superare la velocità della luce con un mezzo fisico, poiché la sua massa aumenta enormemente in prossimità di quei valori e quindi richiederebbe una quantità di energia inimmaginabile per raggiungerli.
3. La materia è un condensato di energia, il cui valore è facilmente esprimibile rovesciando la formula precedente come segue: m=E/c2

Secondo l’esempio citato da Hawking, la quantità di energia che si può liberare dalla materia è tale (considerando l’elevatissimo valore della costante  c2 ), che la potenza della bomba di Hiroschima equivale alla completa conversione di 30 g di materia.
4. Materia ed energia si possono trasformare l’una nell’altra: questo principio di conversione è chiaramente espresso da oltre 2500 anni dal Taoismo, un’intuizione di sorprendente intelligenza e modernità.

La materia ha iniziato a formarsi subito dopo il big-bang: la nucleosintesi primordiale ha dato origine ad atomi di idrogeno, deuterio, elio nei primi istanti e, successivamente, a tutti gli elementi della tavola di Mendeleev. L’atomo ritenuto indivisibile sino alla fine del XIX secolo si è rivelato una struttura composta, con la scoperta di sempre nuove frazioni in un processo che, ai non addetti ai lavori, appare senza fine e di difficile comprensione. Così dopo la scoperta dell’elettrone, del protone e del neutrone, sono state identificate due principali categorie di particelle subatomiche, i fermioni e i bosoni. I primi sono particelle di materia (ad es. protoni, neutroni ed elettroni), hanno massa ed ognuna di esse può occupare un singolo stato quantico, mentre i secondi (ad es. i gluoni) sono particelle virtuali senza massa, che possono essere unite in uno stesso stato quantico. Le particelle virtuali non possono essere direttamente osservate, ma è solo possibile misurare i loro effetti indiretti. All’interno di queste due categorie sono state identificate non poche particelle, quali androni, barioni, fotoni, gluoni, gravitoni, leptoni, muoni, mesoni, neutrini e quark.

Oltre alla materia esiste l’antimateria, che è composta di antiparticelle, ovvero da atomi con protoni negativi e elettroni positivi. Quando materia e antimateria si incontrano si annichilano trasformandosi totalmente in energia e liberando una radiazione elettromagnetica. L’antimateria è presente solo in tracce e, in natura, proviene dai raggi cosmici. La scoperta dell’antimateria risale agli anni trenta, quando Dirac nella sua teoria del moto dell’elettrone ipotizzò che esso potesse avere un’antiparticella corrispondente di carica opposta. Oggi si ritiene, in ambito quantistico, che lo spazio vuoto non sia tale, ma sia costituito da coppie di particelle e antiparticelle virtuali in grado di originare fluttuazioni quantistiche; inoltre le antiparticelle, oltre ad essere di carica opposta a quella delle particelle, possono essere immaginate come particelle che viaggiano indietro nel tempo. Lo spazio vuoto non sarebbe quindi in realtà vuoto, ma potrebbe rivelarsi come una straordinaria matrice attiva che pervade lo spazio- tempo ed effervescente per attività quantistica ubiquitaria (quindi non locale e non computabile).

Per quanto questi brevi cenni sulla struttura della materia possano apparire di interesse solo teorico e speculativo, essi sono estremamente concreti, perché descrivono la natura di quella materia che tutti i giorni percepiamo ed utilizziamo nel mondo macroscopico classico. E’ inoltre da ricordare che particelle come i positroni (ovvero le particelle di massa uguale a quella degli elettroni, ma con carica positiva) sono ormai routinariamente impiegati in medicina nella diagnostica per immagini, come la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET).

In definitiva, la materia è notoriamente composta di atomi, ma essi sono composti essenzialmente di energia e vuoto quantico; la stabilità apparente di un corpo fisico è costituita quindi dall’instabilità di un vorticoso e indeterminabile movimento di particelle, che fluttuano in modo imprevedibile in una condizione di contraddittoria sovrapposizione di onda e particella. L’indeterminazione è fondamento di ciò che appare determinato, mentre le caratteristiche fisiche apparenti, come ad es. la solidità sono creazioni della percezione, qualia che riflettono ma non costituiscono la natura della materia in sé: possiamo ammettere che la materia in fondo non sia altro che una particolare forma con cui l’energia appare ai sensi.

Conclusioni
Da quanto appena discusso, appare chiaro come la concezione classica del mondo, che ancora predomina nella vita di tutti i giorni e nel senso comune, non sia più sufficiente a spiegare la realtà. La fisica relativistica e quantistica, ancora poco conosciuta e compresa, è comunque destinata prima o poi ad essere recepita, come tutte le rivoluzioni culturali introdotte dalle scoperte scientifiche degli ultimi secoli; lo stesso vale per la medicina e la biologia. La portata delle nuove scoperte non sta solo nell’avere fornito ulteriori cognizioni, ma di aver rifondato dalle sue basi la natura stessa dello spazio, del tempo, della materia e dell’energia, trasfigurando la visione mondo in cui viviamo.
Prima di valutare le potenziali ripercussioni sull’interpretazione delle NDE, e, in generale, di tutta la realtà come è convenzionalmente percepita, è utile riassumere molto sinteticamente gli elementi essenziali di quanto precedentemente discusso, con le ineludibili implicazioni epistemologiche.
1. La coscienza percepisce la realtà esterna creandone immagini mentali.
2. L’oggettività è per lo più assimilabile alla soggettività condivisa, sulla base della riproducibilità dei fatti percepiti, misurati ed interpretati secondo il paradigma adottato.
3. La conoscenza scientifica classica più rigorosa è comunque approssimata e probabilistica ed è valida solo per oggetti composti da un elevato numero di molecole e in condizioni di moto relativo sufficientemente lento.
4. Il concetto fisico di stato è superato, avendo solo un significato psicologico, basato sulla percezione dell’apparente stabilità in relazione alle categorie spazio-temporali convenzionali della mente: la realtà e la vita sono dinamiche, in continua trasformazione (come sostiene da sempre il Taoismo) e lo stato è quindi un’illusione.
5. Sembra plausibile definire la vita come neghentropia, quindi informazione- energia: essa è un’unione inscindibile di vita-morte che si rinnova convertendo l’energia solare.
6. La centrale operativa della vita, nell’uomo e negli animali superiori, risiede nell’encefalo, la cui morte definisce la morte dell’individuo: se la vita è neghentropia e se la sua centrale operativa è nell’encefalo la vita è psiche, nel senso più lato del termine. Se la vita è psiche, psiche è neghentropia, quindi energia.
7. Se si ammette che la morte comporta un aumento dell’entropia, bisogna definire se e quale parte di neghentropia viene dissipata o convertita, dove ed in quale forma, per soddisfare il primo principio della termodinamica.
8. La vita e la coscienza si svolgono in uno spazio-tempo quadri-dimensionale ramificato, dinamico e interagente con la materia, in cui nessuna dimensione né entità fisica è assoluta, mentre l’universo, di cui siamo un’infinitesima parte, è probabilmente un inimmaginabile iperspazio multidimensionale con ramificazioni locali dello scorrere del tempo.
9. L’universo è in gran parte costituito di energia e materia oscura ed è ricco di singolarità (buchi neri), dove cessano di esistere le leggi fisiche, lo spazio, il tempo, le cause e gli effetti: le singolarità sono oltre l’orizzonte degli eventi e, come tali, costituiscono la metafisica concreta che permea il mondo fisico. Esse sono forse un segno della continuità della creazione nell’universo (o multiverso) e un supporto per la Vita.
10. Materia ed energia sono trasformabili l’una nell’altra. La materia, in ultima analisi, appare costituita da energia e vuoto, in una dimensione che fa perdere definitivamente il concetto di oggetto fisico, come classicamente inteso e percepito (è la coscienza che lo crea come apparenza): le caratteristiche dell’oggetto esperito (es. Duro-morbido, liscio-ruvido, ecc.), apparentemente oggettive, fanno parte dei qualia, quindi di natura soggettiva.
11. La fisica quantistica ha fatto definitivamente crollare il determinismo ed il dualismo: le leggi e le definizioni sono determinate dalle convenzioni imposte dai metodi di osservazione e misurazione e non sono una proprietà intrinseca che caratterizza il fenomeno. Prima del collasso vi è una sovrapposizione di tutti gli stati possibili in una condizione di reversibilità del tempo.
12. Dalla funzione d’onda nasce la sovrapposizione di universi coesistenti, un multiverso pluridimensionale di eventi paralleli dei quali la misurazione rileva un’unica proiezione. Ogni aspetto osservato è correlato all’osservatore e al tipo di misura; la misurazione inoltre crea l’asimmetria temporale ed aumenta l’entropia del fenomeno osservato.
13. Gli oggetti statici classici vengono sostituiti da sequenze di eventi dinamici spazio-temporali, definibili dalla loro storia: il mondo non è fatto di cose in movimento, ma è esso stesso un fluire di eventi. La causalità che agisce per contatto perde la supremazia come criterio di analisi, scontrandosi con l’evidenza dell’entanglement e, quindi con la possibilità di fenomeni sincronici acausali, che legano oggetti spazialmente separati (o forse illusoriamente separati).
14. Il concetto tradizionale di oggettività si diluisce nella consapevolezza del ruolo della soggettività nella definizione del cosiddetto mondo oggettivo.
15. Il Buddhismo e il Taoismo avevano già 2000 anni fa una chiara conoscenza di quello che sta scoprendo oggi la scienza moderna, come ad esempio la relazione materia-energia, l’epistemologia del rapporto tra realtà e sue immagini mentali e l’illusorietà della percezione della realtà esterna come composta di fenomeni separati, prodotto della mente duale e non fatto in sé (v. cap. 11).
Se risulta evidente che la materia inorganica è condensazione di energia, forse non è così astrusa l’idea filosofica che la vita sia una condensazione del soffio e la sua natura sia informazione-energia: forse si dovrebbe riflettere con attenzione e senza pre-giudizi se il termine informazione sia compatibile o perfino sinonimo del concetto classico di spirito e di anima (individuale o no).

Implicazioni per le NDE
(…) E’ attualmente impossibile stabilire il momento esatto in cui le NDE si verificano, ma i rari casi di OBE testimoniate suggeriscono che esse possano verificarsi durante la fase di arresto cardiaco, condizione incompatibile con le attuali conoscenze di fisiologia; se tale dato fosse confermato da ulteriori studi, le OBE comporterebbero di necessità una rivoluzione delle conoscenze sulla fisiologia della coscienza, che potrebbe forse trovare una possibilità di spiegazione scientifica nella fisica moderna. Esse sarebbero infatti compatibili con il concetto di non località della coscienza e con l’ipotesi termodinamica della vita-morte precedentemente discussa.
Le NDE e le visioni sul letto di morte si collocano all’estremo confine del mondo ordinario, tra fisica e metafisica, momento di grande mistero ma assolutamente concreto (dato che tutti lo dovremo sperimentare): anche se lo scenario post mortem non è scientificamente indagabile, esso rimane dunque un obiettivo fondamentale della conoscenza. Se con la morte sembra cessare l’esistenza dell’individuo, non si può a priori escludere che le cose possano essere diverse da come appaiono, perché, senza prove, l’idea di una fase ultraterrena della vita non è di per sé né più né meno plausibile della sua assenza. In ogni caso, qualsiasi riflessione sulla psiche, sulla vita e sulla sua fine non può prescindere dalle conoscenze acquisite sulla natura della realtà fisica, della materia e dello spazio-tempo, i cui elementi essenziali possono essere riassunti come segue:
a) Il mondo in cui siamo immersi è molto diverso da come appare alla coscienza ordinaria: la visione atea e materialistica, non meno di qualsiasi altra fede religiosa, può benissimo essere una conseguenza delle tante illusioni percettive dell’ego e della coscienza ordinaria sulla natura della realtà fisica, della vita e della morte.

Alfred Einstein

b) Lo spazio- tempo, fondamento della realtà fisica, è un’entità quadridimensionale dipendente dalla gravità, forse un iperspazio multidimensionale dinamico, di fronte al quale i concetti classici di materia, di stato di tempo e di spazio si sgretolano; parallelamente anche i fondamenti della logica classica si dissolvono nei concetti di non località e nell’entanglement.
c) La centrale operativa della vita dell’uomo è l’encefalo, la cui morte definisce la morte dell’individuo: se l’encefalo è la sede della vita, la vita è psiche. Se la psiche, in quanto centrale operativa della vita è informazione- neghentropia, è energia. Se si ammette la definizione di vita come psiche- neghentropia, la definizione di morte come semplice descrizione dei suoi segni clinici ed anatomopatologici non appare più sufficiente né soddisfacente; una parte della neghentropia dell’essere vivente potrebbe forse liberarsi o disperdersi nel momento della morte.
d) Se la fisiologia del cervello e della coscienza dovesse dimostrare basi quantistiche, la non località e l’entanglement sarebbero parte delle loro caratteristiche fisiche, rendendo scientificamente plausibile la separazione di psiche- neghentropia dal corpo.
Se si ammettono queste proposizioni, le NDE potrebbero essere un intrigante segno clinico della liberazione di neghentropia nel processo fisiologico del morire. Se ogni attività cerebrale deve avere un correlato anatomofisiologico, la non località quantistica potrebbe tuttavia rendere scientificamente plausibili le OBE testimoniate e la possibilità della separazione della coscienza dal corpo. In ogni caso i dati possono essere ottenuti dai pazienti sopravvissuti ma non da quelli deceduti, i quali forse hanno avuto le stesse esperienze, ma definitivamente collocate oltre il confine di questa vita.
Le ipotesi appena proposte emergono dall’analisi dei fatti, ma rimangono, almeno per ora, solo speculazione. L’autore non ha velleità di sostenere alcuna tesi, ma solo fornire uno spunto per una riflessione più ampia sul significato della coscienza e della morte, cercando di superare alcuni pregiudizi della visione convenzionale. Solo ulteriori studi potranno fornire le conoscenze necessarie per gettare nuova luce sulla natura della coscienza, delle OBE e della termodinamica del morire, consentendo di smentire queste speculazioni o forse, di trovare nuove risposte ai quesiti fondamentali della condizione umana suggestivamente posti dalle NDE.
Il meccanicismo, il riduzionismo e la stessa filosofia del XX secolo hanno demolito il valore della soggettività, il mondo della psiche e dell’anima e ripudiato la metafisica: l’uomo ha così finito per negare se stesso. Fortunatamente sta cominciando ad apparire un nuovo interesse per la soggettività nel mondo della scienza. In ogni caso, il confine della vita, il trapasso e lo scenario post mortem sono argomento assolutamente concreto, il cui significato è da sempre oggetto di speculazione e conoscenza filosofica e religiosa. Non si può quindi fare a meno di analizzarne alcuni assunti nella ricerca di elementi utili alla comprensione del significato della vita- morte, della coscienza e delle NDE.


Qui l’indice del libro
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Qui libro su IBS
Enrico Facco – Esperienze di premorte. Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica.
Edizioni Altravista 

mi riprometto di cimentarmici in una recensione di questo per la Bloody Mary Challenge, prossimamente

Grazie per la lettura Bloody Ivy