Epidemia di sangue (Cap 7.2 – storia Horror)

© Francesco Bruni Trieste, fuochi d'artificio
© Alfidea Zitafi A.Z.

Il suicidio è preparato nel silenzio del cuore, proprio come una grande opera d’arte. Albert Camus

breve sinossi e puntate precedenti

Si apriva l’abisso che separava la capacità di comprensione di una persona normale da quella di chi era rimasto suggestionato, incantato, dall’epidemia di pensieri schizofrenici, che riempivano le menti di cianfrusaglie senza valore, suggerivano ossessioni, provocavano fobie, rabbia, razzismo, deliri di gelosia e non mancavano le allucinazioni.

Persone apparentemente normali al primo scambio di battute di cortesia ma che poi continuando la conversazione rivelavano poco a poco la loro debole e malata visione del mondo.

Ognuno aveva la sua fissazione mentale ad hoc; il complotto che meglio assecondava la propria personalità al quale prestare fede tanto cieca quanto illogica.
Molte persone si erano create la loro visione della realtà, una Weltanschauung ingenua e bislacca della quale incomprensibilmente erano fermamente conviti.

Deliranti, non modificavano le loro assurdità neanche messi di fronte alle prove scientifiche e in fondo gli articoli scientifici fasulli abbondavano e quelli seri a loro dire erano creati dal Sistema, con il proposito di non far scoprire la verità sul complotto; a nulla servivano ragionamenti, argomentazioni logiche  che sembrava non fossero più in grado di seguire o forse non volevano ascoltare nel timore di lasciarsi influenzare. Per restare inamovibili nelle proprie sballate convinzioni bisognava detestare ed inveire verso chi stava cercando di diffondere dubbi e così facevano.
Deliri, allucinazioni mentali, epifenomeni di patologie più vaste che intaccavano il sistema nervoso.

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© Enzo Lorenzetti
Trieste, Faro della Vittoria

La notizia del tumore gli era piombata addosso come un fulmine a ciel sereno. Un disturbo senza importanza poi la visita di controllo per puro scrupolo, degli esami di accertamento, angoscia senza tregua fino al momento della diagnosi della malattia e infine giornate sature di disperazione e sciagure imminenti.

Un incubo tremendo dal quale non potersi risvegliare, quella malattia lui non l’aveva messa in conto, un imprevisto al quale, forse per scaramanzia, non aveva mai voluto pensare e ora gli pesava come un fallimento personale.

Se si fosse operato e poi curato forse avrebbe potuto sconfiggerlo e guarire ma sua madre sarebbe morta di dispiacere in ogni caso, pensò.

Anche lui si sentiva già morto, ucciso dalle preoccupazioni sulle possibili reazioni della gente qualora la malattia o un ricovero fossero diventati di dominio pubblico. Avrebbe dovuto umiliarsi mostrandosi malato in un letto di ospedale e poi malandato durante la chemioterapia. Poteva scegliere di non curarsi o di abbandonare le cure, arrivare a chiedere la sedazione, ma in ogni caso gli avvoltoi lo avrebbero saputo, diffamato e lui non avrebbe avuto l’energia necessaria per difendersi.

Era già morto perché la società ipocrita non sarebbe riuscita a farlo affrontare con rispetto e dignità la sua grave malattia e sua madre avrebbe sofferto anche per questo.

La sua brillante carriera avrebbe iniziato un’infrenabile discesa.

Non faceva altro che concentrarsi su questo, fuori dalle udienze, ovvio. Il suo cervello e la sua coscienza lavoravano assieme, rimuginando su queste cose giorno e notte.

Nella veglia come nel sogno i suoi pensieri restavano rapidi ed intensi e, sicuramente per la stanchezza, a momenti, avevano i medesimi caratteri delle allucinazioni, ma non dimenticava quanto amaro era ogni secondo del presente e come sarebbe diventato orribile il futuro, per non parlare di quello di sua madre.

© Paolo Carbonaio
www.carbonaio.it
Trieste

Passava le notti insonne e incredibilmente lucido; persino con il corpo addormentato, paralizzato nel letto la sua mente continuava ad elucubrare.

C’era un’ombra oscura, come un fumo nero, che veniva ad appoggiarsi alla parete di fronte al suo letto e si metteva a riflettere assieme a lui, suggerendo e commentando i suoi pensieri e lui aveva la netta sensazione che lo spronasse ad agire in fretta. Quell’apparizione dalla forma inquietante di vecchia strega non gli sembrava assurda, era a conoscenza del fenomeno delle illusioni ipnagogiche, e stanco ed esausto com’era sarebbe stato strano che non gli fossero capitate.

Di giorno era a tratti lucido e poi instabile. Una volta nel mezzo dell’udienza, davanti ai giudici e con un folto pubblico ebbe un’esplosione di rabbia e se ne uscì dalla sala per calmarsi e non continuare ad urlare in quel modo. Più tardi tornò sui suoi passi; finì la giornata maestosamente, riappropriandosi del suo solito modo di fare da leader, ma la sera ritornò a sentirsi sconclusionato e incoerente.

I momenti di lucidità e coraggio lo salvavano dai pensieri di suicidio ma erano sempre più brevi mentre le suggestioni ed allucinazioni ipnagogiche sempre più frequenti.
Il suicidio, non aveva ancora deciso se fosse una questione d’onore o un atto di codardia.

Quella sera si lasciò suggestionare dalle ombre attorno a lui, entrò nella stanza di sua madre e la soffocò con un cuscino mentre stava dormendo; per non darle altri dolori, si disse. Si recò nel suo studio e libero dai rimorsi di coscienza si impiccò.
Dopo aver superato la soglia della morte vide un uomo che se ne stava là appeso e riconobbe il suo corpo. La disperazione non era cessata, il suicidio non lo aveva liberato. 

© Francesco Bruni
Trieste, fuochi d’artificio

La mattina dopo Celestina lo stava attendendo in tribunale per l’udienza quando l’avvertirono dell’omicidio suicidio dell’avv. Nevio L.. Era il quarto fatto di sangue fra le persone che conosceva quella settimana, sembrava un’epidemia ed era appena mercoledì.

… continua…

breve sinossi e puntate precedenti

grazie della lettura Bloody Ivy

7 Commenti

    • grazie!
      Non credo di farlo diventare un personaggio di spessore a tutti gli effetti, ne ho 4 da gestire (Celestina, Nor, Jole, Socio Blu), portarne avanti tanti… ci riesce solo Dostoevskij (sto pensando a quelli de I fratelli Karamazov). Ma ho una settimana per pensarci prima di mettere al mondo una nuova puntata, non si sa mai. 🙂

      • Ok, allora capisco. Forse sarebbe utile accennare alla sua presenza anche in una delle puntate precedenti, giusto un paio di righe, così almeno non ci piove addosso così all’improvviso: i riferimenti a un uomo senza sapere chi sia, in una storia di personaggi femminili, può confondere. A parte questo mi pare un bel capitolo.

        • Sì, hai ragione, una briciola di pane nelle puntate precedenti, magari dove introduco Celestina. Me lo appunto.
          Domenica scrivo, e non so ancora cosa. La mia storia è…. come direbbe Zygmunt Bauman, a “scaletta liquida”. Un personaggio vero o una semplice comparsa un fantasma/disincarnato in più in un racconto simile non stona.
          Qualsiasi suggerimento è sempre ben accetto 🙂

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)