È un Mondo Marrone

Da oggi, anzi da domani, la mia agenda dovrebbe rimettersi in riga, essere più sobria e smettere di “perder pezzi” per strada, cosa che succede regolarmente nei periodi festivi. Finalmente ci sarà un po’ di Ordine Nuovo, il mio, e con il nome non sto facendo riferimento a niente che abbia a che fare neanche lontanamente con la politica (troppo falsa, con secondi fini e assetata di potere) né con i fumetti (L’ordine del nuovo mondo, The Walking Dead) bensì con la semplice (per modo di dire, perché sarebbe più corretto il termine “arzigogolata”) organizzazione delle mie giornate.

Per quanto mi riguarda, a settembre inizia l’anno nuovo più di quanto capiti a gennaio tanto che mi verrebbe spontaneo di farvi gli auguri con sorrisi, baci e un brindisi: “Auguri! Buon Inizio e tante cose belle!”. Peccato che le persone non la prendono mai così bene la fine delle ferie.
Quindi farò un augurio a chi passa di qua solo con la forza del pensiero, “che è meglio” (cit, Puffo Quattrocchi).
Sono ancora in rodaggio e questa è una giornata “Già e non ancora”. È già finito agosto ma è domenica quindi non ancora settembre lavorativo a tutti gli effetti.
Così ritorno con post su un colore che non è fra i miei preferiti (e conto di sbrigarmela presto e con poco): il marrone.

Ne ho altri di colori fuori dalle mie grazie ma almeno me ne è chiara la ragione, per esempio il rosa, colore nel quale sono belle tutte le bambine per bene, come insisteva a dirmi mia madre e non ammetteva richieste di spiegazioni; era un dogma, punto e basta.
Così da piccola ho accettato la mia natura di maschiaccio pur di avere i miei colori preferiti. La libertà ha sempre un prezzo, anche da mocciosi e il mio problema con il rosa farebbe gola agli psicologi.
Da grande ho scoperto che la storia del rosa è persino una sorta di violenza psicologica e sta ad indicare la sottomissione allo sguardo dell’altro, prevalentemente maschile che le donne ancora subiscono perché glielo si insegna fin da piccole e perché al marketing conviene.
Comunque l’alba rosa di oggi era meravigliosa (apprezzata in modo sonoro anche da gabbiani e corvi) e infatti il problema non è con il colore rosa in sé ma con la scia di significati che si porta appresso. Ma questo è un discorso non adatto su un post di fine estate e per giunta dedicato al marrone.

Il significato del segnale dipende dal contesto ed è qualcosa che tento di ricordare quando scrivo i post sui colori ma i contesti sono molteplici e i significati sono quasi sempre a cipolla o a Matrioska insomma a strati.
Cosa mi segnala il marrone? Mah… Lo si ritiene un colore elegante per mise sobrie e impeccabili soprattutto nella versione chiara che io chiamo color squacquera mentre altri beige.
Sì, lo so, brontolare contro i colori è troppo facile e banale nonché poco elegante, per restare in tema ma, proprio come le mosche e i tafani divento più fastidiosa e punzecchio quando attendo la pioggia.

In realtà il marrone non mi attira ma almeno non lo aborro, specialmente nella versione bruno scuro anzi bruno oscuro.
E non voglio fare il mistagogo dei colori che ce ne sono già troppi in giro e per ogni santissima (e dannatissima) cosa ma quest’autunno voglio riprendere la mia storia e colorarla e per riuscirci devo capire a cosa (altri oggetti, sensazioni, stati d’animo, rumori…) associo i colori.
Niente di scientifico e del tutto personale quindi opinabile.
Marrone è:

  1. Selvatico. Qualcosa di selvatico come lo sono i tronchi color marrone nei boschi; l’abete, il pino, la quercia, il noce, il castagno… con le loro pigne, ghiande, noci, castagne. Gli animali di pelliccia spesso di color marrone (orso bruno, castori, cinghiali, cervi, caprioli… selvaggina!), i funghi.
  2. La terra. Quella dei campi dove si semina il grano e quella del cimitero pronta ad ospitare la bara e la terra dove si seppelliscono i morti che diventano humus da… sempre. I nostri passi insomma, li facciamo sopra i cadaveri ormai decomposti di chi ci ha preceduto. Siamo tutti sulla stessa barca ma principalmente tutti ci trasformiamo in humus.
  3. L’enorme sala di una biblioteca. Di un’antica biblioteca, con mobili e ripiani in legno scuro e con le pareti ricoperte dai libri, dove soggiornandoci si riesce a provare un senso avvolgente di protezione, come in un nido.
    Stallwärme! Ho cercato con google translate per vedere se riusciva a tradurmi il concetto con una parola e mi ha dato un bel “calore stabile”; però der Stall è la stalla e Stallwärme è il tepore tranquillo, stabile e sereno che si può provare in una stalla. Che ne so, dormendo nella mangiatoia in mezzo al bue e l’asinello la notte di Natale e comunque penso che il termine faccia riferimento a quando, in altre epoche più dure e povere, nelle giornate più fredde, i montanari tirolesi non disdegnavano di scaldarsi per qualche momento anche nella stalla, più calda grazie all’alito e al corpo degli animali e che quel tepore fosse davvero piacevole.
  4. Marroni sono gli stivali texani che prima o poi mi prenderò. Già mi ci vedo con l’andatura stile Far West.
  5. Marrone come la cioccolata, magari fondente e dannatamente squisita ma anche come la disgustosissima merda e a farti confondere fra le due ci provano in tanti. Perché vivono e vogliono continuare a vivere in un mondo di…

Grazie di essere passati da queste parti,
Bloody Ivy

PS: WP mi obbliga a cambiare versione di PHP nel blog avvisandomi che il linguaggio di programmazione istallato potrebbe dare dei problemi. È capitato a qualcun altro? Perché io, non sono per niente convinta di riuscirci ma staremo a vedere e poi non sarà mica pericoloso come disinnescare una bomba. No? Spero.