Dust In The Wind

“Ma sei fuori di bolla” è quello che mi hanno detto dopo aver letto l’ultimo post.

Detto da chi sapeva perché, cosa e a cosa mi stavo riferendo.
Certo che ero “fuori di bolla” ma avevo degli ottimi motivi per esserlo.

Quando sono “fuori di bolla” (in realtà, finora nessuno mi aveva definita così) l’istinto è diventare ancora più asociale del solito. Non ho risposto a mail, messaggi e, ho cercato di vincere la nausea quando mi hanno chiamato per dirmi “Ciò, ma gò capì ben? El xe andà? Ben dai, xè tutto finì, non te son contenta? E quando se vedemo cussì te me racconti?”.
Da asociale io non le reggo le chiacchiere, soprattutto quando l’altissimo fine morale dell’uscita assieme è convincermi che va tutto bene, vedermi più felice e farmi ridere.

Nota mia a margine: Risus abundat in ore stultorum.

Lo dico apertamente in tutti i modi che sono antipatica eppure, sicuramente con le migliori intenzioni, insistono. Scusatemi, ma è così.

Ero fuori di bolla perché è deceduta una persona, una pessima persona, pericolosa, fiera di riuscire ad ingannare e a manipolare chiunque a piacimento. Una persona che negli anni ha causato danni e dolori a molte persone. Sembrava odiare molto anche me, ovviamente.

L’idea che ne avevo era una creatura con dentro un immane abisso di infelicità e odio per se stessa, e che per sentirsi meno sola, per non concentrarsi su se stessa, cercava di portare altri nel suo abisso.
Mi sono sfogliata i miei libri di criminologia per centrare la sindrome corrispondente che poi è sempre personale e ognuno è diverso e poco catalogabile.
Mi sono immedesimata nei personaggi dei film horror e fantasy dove si approfondisce la psiche del cattivo.
Perché, per esempio, persino presentando Samara nel film The Ring si cerca di dare una interpretazione a quanto fa (fra 7 giorni…) in base al suo passato; e anche Freddy Krueger, il demone degli incubi, da vivo era una persona con dei grossi disagi interiori che l’avevano marchiato. Per non parlare dei cattivoni, adesso si dice villains, in Batman come il Pinguino o l’ultimo (strepitoso) Jocker.
«Ma stai scherzando?»

No, perché per come la vedo io tutto è collegato. Tutti gli studi e le arti sono associate e c’è un filo d’oro che lega le più disparate discipline e la via per capire meglio è il dialogo interdisciplinare anche quello più inaspettato.

Poi quando “i nodi stavano arrivando al pettine”, comportandosi come uno dei topolini di Henri Laborit ha scelto una lenta fuga, legalissima ma letale.
Morto, incenerito (si dice cremato ma non rende così bene l’idea) e dust in the wind.

E adesso? È stato come la scena che fa vedere Lo Spirito Del Natale Futuro a Scrooge, in A Christmas Carol, esattamente così.
Io sono dispiaciuta, sollevata, incavolata, compiaciuta, tutto assieme e contemporaneamente, come un tramezzino con burro di noccioline e marmellata.

Sono rimasta “fuori di bolla”, a chiedermi quanto la cattiveria sia riconducibile a disagi psichici e quanto no.
Adesso per forza di cose “a bolla” ci devo tornare, sono in ritardo con tutto, ho una scadenza al limite, spero di farcela, non è detto e… per rispetto di chi mi legge e ha vissuto questa storia, prometto non ne farò accenno mai più.

Bloody Ivy