Dobbiamo Resistere alla Tempesta

Resistere alla tempesta.

Don’t think sorry’s easily said
don’t try turnin’ tables instead
you’ve taken lots of chances before
but I ain’t gonna give anymore
don’t ask me, that’s how it goes
cause part of me knows what you’re thinkin’

(Alan Parsons Project – Eye in the Sky)

Dobbiamo resistere alla tempesta.
Dobbiamo imparare a convivere con il mistero di questa storia, con i morti, con le ingiustizie (troppo spesso stratagemmi legali), con i corrotti , con chi approfitta cinicamente delle disgrazie altrui, vere iene verso i più deboli e, naturalmente, con il pericolo corona-virus.

Siamo anche noi responsabili di quello che avverrà, la morte o la salvezza per tante persone; perché non siamo chiusi in una prigione del fato. Ci piaccia o meno ma è così. È una lezione profonda, difficile e da imparare in fretta.

Siamo potenziali assassini e molti non lo accettano e se ne fregano, perché sono potenziali assassini senza il minimo rimorso. Così continuano ad uscire per “farsi un giretto” e con pesante indulgenza ti ripetono, come si fa con i duri di comprendonio: «ma chi contagio se qui non c’è nessuno?».
É un virus pericoloso, non dà sintomi, e nel frattempo si toccano cose e capita che si avvicinino altre persone.

Siamo solo alla prima ondata. È una pandemia di un virus che stiamo cercando di conoscere e dobbiamo ancora capire quali siano le misure più efficaci per controllarlo, quindi sarà una cosa lunga e danneggerà in modo devastante le categorie dei più deboli, e intendo poveri economicamente o con la salute anche solo un pochino traballante.

Ad un certo punto i decessi si fermeranno, gli infetti rallenteranno e tutti saranno pronti a gridare felici «Gatto!!!», convinti di averlo già nel sacco; ma questo gatto è piuttosto selvatico e il sacco è già bucato.

Le categorie deboli in questo periodo soffrono.
Stanno provando il dolore dell’inadeguatezza, di chi si sente messo da parte e abbandonato, dell’angoscia per il futuro.

La tristezza di percepirsi fra “quelli sacrificabili” e con la lungimiranza che si ha solo con il cuore spezzato dalle ingiustizie e di chi sa molto bene come questa società tratta gli scarti.

L’unica cura per il corona virus è il ricovero in terapia intensiva e l’attacco ai respiratori va razionato; così basta una condizione di salute non ottimale e si viene scartati.
Se i posti in terapia intensiva per la ventilazione assistita sono 10 e i malati che ne necessitano sono 15 per forza di cose si dovrà fare una scelta.
O si procede facendo Ambarabà Ciccì Coccò o si privilegiano i più forti e con maggiori possibilità di farcela.

E i medici saranno obbligati a queste tremende scelte grazie anche ai viziati e smidollati passeggiatori incalliti pronti ad inventarsi ogni scusa pur di non restare a casa.
Scherza pure se vuoi, ma sta per succedere.

Questo è l’ultimo post sull’argomento #restiamo-a-casa.
Non mi si crede, passo per quella completamente fuori dalla realtà.
Io non stavo lanciando maledizioni ma solamente dando un consiglio, quello di restare calmi e nascosti per due anni.
Lo so, ora sembra improponibile. Magari non continuando a fare una vita in stile latitante mafioso come quella di queste ultime settimane ma almeno evitando il più possibile incontri inutili, posti affollati, abbracci.

Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, – degli oppressi, dei derisiin una parola dei sofferenti. Se in questi tempi l’amarezza e l’astio non ci hanno corroso il cuore; se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l’infelicità, la forza e la debolezza; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l’umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara, più libera, più incorruttibile; se, anzi, la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la riflessione e l’azione: tutto questo una fortuna personale. Tutto sta nel non far diventare questa prospettiva dal basso un prender partito per gli eterni insoddisfatti, ma nel rispondere alle esigenze della vita in tutte le sue dimensioni; e nell’accettarla nella prospettiva di una soddisfazione più elevata, il cui fondamento sta veramente al di là del punto di vista dal basso e dall’alto
Bonhoeffer, Resistenza e resa,

Termino con gli auguri di Buona Pasqua a chi passa per di qua. Spero che il mio punto di vista non vi abbia ulteriormente stressato, visto il periodo.
Bloody Ivy