Digital Millennium Copyright Act

Digital Millennium Copyright Act

Il Digital Millennium Copyright Act è una legge emanata il 28 ottobre 1998 negli Stati Uniti. Voluta più di tutti dall’industria discografica per tutelare il diritto d’autore e il diritto connesso in ambiente digitale (soprattutto sulla musica compressa in formato MP 3). Contiene norme sulla salvaguardia delle protezioni tecnologiche e sulle informazioni relative ai diritti (nome dell’autore, titolo dell’opera, identificazione del titolare dei diritti di utilizzazione economica). Violare il Digital Millennium Copyright Act significa incorrere in punizioni civili e, c’è dolo e fine di lucro, anche penali. Le sanzioni sono più severe di quelle applicate in Italia ed è prevista anche la reclusione.

Il caso Napster da questo punto di vista ha fatto scuola. I tribunali americani a cui si è rivolta la RIAA (Recording Industry Association of America) hanno respinto tutte le argomentazioni del sito per lo scambio di MP 3 musicali, confermando che con il suo operato Napster viola la normativa sul copyright. Il sito si era difeso principalmente richiamandosi a una sentenza americana del 1984, nota come “Sony contro Universal city studios”, con la quale era stato respinto il ricorso presentato nei confronti di produttori di videocassette, accusati di vendere oggetti predisposti per la violazione del copyright. Sotto accusa era il Betamax della Sony, che consentiva di copiare i film passati in TV su un videoregistratore casalingo. In quell’occasione si era riusciti ad affermare che gli utenti, registrando opere protette su cassetta non facevano altro che spostare il tempo in cui potevano godere del diritto di vedere il film senza violare i diritti degli autori. Detto anche in altre parole, Sony vinse perché si provò che, seppur quel suo nuovo aggeggio tecnologico consentisse la violazione del copyright a livello casalingo e quindi di massa, avrebbe benissimo potuto servire per tanti altri scopi non condannabili. Morale finale: la società non poteva privarsi di un’invenzione tecnologica nuova, solo perché poteva anche essere utilizzata in modo illegale.

Per Napster invece i giudici hanno nello scambio di brani in formato MP3 c’era l’intenzione di diffondere illegalmente musica con diritti d’autore.

In realtà questa è l’epoca del dopo Napster, e i nuovi siti fax-simili si difendono ricordando che il cyberspazio è come un gran salotto dove gli utenti scambiano e condividono musica proprio come fossero nel loro salotto reale di casa e, sottolineando, certo non a fini di lucro. Sicuramente quest’inedita convivialità del salotto globale peer-to-peer non verrà vista di buon occhio dalle potenti associazioni delle industrie discografiche.

In Europa invece si parte dal principio fondamentale che vede gli autori, gli interpreti e i produttori come i possessori delle loro opere e in diritto di utilizzarle e di ricevere da questo un compenso. In realtà il diritto di copyright, come già menzionato, ci sono un sacco di eccezioni facoltative, questo perché lo spazio lasciato dalle direttive agli Stati membri è piuttosto ampio proprio per evitare tensioni e situazioni discordanti.

ivy