Criminal Profiling Cap 13.7 (Storia Horror)

“From this time, unchained,
We’re all looking at a different picture,
Through this new frame of mind”

Glory Box, Portishead

Di buon mattino, Nor era già uscita e camminava lenta, passo dopo passo, per mascherare il suo passo vacillante. Era già diversa, a prima vista dagli altri così, perché bastano dei colori troppo particolari di occhi e capelli che subito ti mettono al rogo, figurarsi avanzare con una gamba semiparalizzata, vacillando come in bilico fra due mondi quello conosciuto e un altro troppo misterioso.

I diversi sono rifiutati a vista, non ci si fida, per prevenzione per paura del contagio (i pensieri contagiano e sei diversa fuori chissà cosa mai avrai dentro la testa) per una sorta di mentalità eugenetica, i diversi non si devono mischiare con la società perché potrebbero cambiarla cioè rovinarla.

Cosa vecchia quanto il mondo, un fenomeno patologico, la sindrome del capro espiatorio, così la definiva quando scriveva i suoi profili criminali.

Se hai dei modi di fare, idee o pensieri troppo originali ma sei abbastanza intelligente, è più facile riuscire a nasconderti, perché di regola la gente non ti ascolta e se lo fa capisce solo quel che vuole capire, ma se hai dei marchi esteriori e zoppicare era il contrassegno di chi si è recato in regni dove avrebbe fatto meglio non avventurarsi, allora ci si deve vergognare e accettare tutti gli insulti, le umiliazioni.

Trieste

Era fresco e uno speciale scintillio dell’aria rendeva le cose glitterate come da bagliori iridescenti.
Ci avrebbe messo un’eternità per arrivare alla biblioteca di psicologia e richiedere del materiale che in realtà aveva già a disposizione nella libreria di casa ma quel camminare lento non era una perdita di tempo, le dava modo di pensare e ragionare concentrandosi di più: anche quello faceva parte del lavoro. Il movimento poi era una buona medicina per la gamba e camminando si curava la paralisi.

La brezza gelata, il soffio ultraterreno che è la misteriosa caratteristica della città, la rendevano serena.

In un cielo d’ardesia, verde – azzurro con delle pennellate di nuvole rosa e ancora visibili i puntini argentei delle stelle, camminando come chi si inerpica sul sentiero di un mondo diverso pensava a come avrebbe formulato i suoi criminal profiling, simili a spaventosi oroscopi perché si poteva rivelare il destino criminale delle persone tracciando la loro storia psichica.
Glieli chiedevano in tanti ma poi nessuno li teneva in conto, perché se li porti da leggere davanti al giudice allora anche la controparte presenterà un profilo criminale che dice esattamente il contrario.

Interessavano agli avvocati ma non li usavano mai usati, perché non c’era tempo, le cose andavano fatte in fretta senza stancare il giudice aggiungendo ai fascicoli lunghi ragionamenti e perché gli avvocati sono fermamente convinti dell’efficacia del metodo “il rasoio di Ockham” cioè non ha senso usare più cose in una causa quando con la difesa più semplice e con meno complicanze ottieni lo stesso risultato finale. Interessavano alla P.G. ma valevano poco se preparati da lei, perché è troppo comodo stare sui libri a studiare qualcosa che invece si impara in strada.

Quindi sostanzialmente, studiava il Male e creava i profili richiesti di quelle personalità senza che servissero davvero a qualcuno o per qualcosa.

Eppure il rapporto fra personalità, l’intento che spingeva a commettere atti e il movente che ne spiegava le ragioni era un modo per conoscere le persone.

© Paolo Carbonaio www.carbonaio.it

Un improvvisa assordante raffica di vento la fece vacillare e le spettinò i capelli color rosso rame fuoco dandole un’immagine ancora più inquietante ma non quanto lo erano i suoi pensieri.

Anche per lo stato interiore, come per i corpi, c’erano delle ondate di epidemie e così la diagnosi invece di peste, tifo, colera, ebola o influenza stagionale era narcisista perverso, manipolatore passivo- aggressivo, stupratore mentale, affetto da disturbo ossessivo compulsivo, cercatore del capro espiatorio e, incappava sempre più spesso tanto da farle pensare si era ormai all’epidemia, persone con la sindrome di Procuste.
«Ah! Procuste!» sospirò.

puntate precedenti

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Mi riprometto ogni settimana di trovare più tempo per scrivere e invece anche stavolta non riesco nemmeno a rileggere il post scritto troppo in fretta ma, non per questo con meno sentimento.
Ma faro di tutto per migliorare la mia gestione del tempo, davvero!
Buona settimana a tutti! Bloody Ivy