Ci sono più Cose in Cielo e in Terra… Cap 13.3

There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy.
Shakespeare, Hamlet

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Stefan Hoenerloh

Era in una via senza colore, anonima, dove le automobili passavano monotone nella loro lentezza, uniformi e senza suoni, lasciando nell’aria le scie dei fumi di scarico grigio piombo dalla marmitta.
Quelle spente, cioè parcheggiate accanto al marciapiede sembravano così malmesse da dare l’idea di avere poche possibilità di poter ancora rimettersi in moto.
Anche gli edifici di quella via erano impolverati e decadenti come delle vecchie rovine, pietre sepolcrali inabitabili, che tombano gli scheletri dei trapassati; non c’era alcun segno di vita o forse no, non era ancora una terra di nessuno.
« Che cosa diavolo è? »
Se lo chiese ad alta voce per scoprire che anche i suoni erano smorzati in modo inafferrabile.
Se lo disse perché sentì come dei sibilanti soffi e allora aveva sollevato lo sguardo in quella direzione. Erano dei guizzi di luce fosforescente resi più spettrali guardati attraverso quei banchi di nebbia attaccaticcia o fumo inquinato lasciato dalle automobili che fosse. Provenivano da un appartamento al terzo piano; assurdi bagliori di luce dai colori psichedelici che però le davano anche l’unica sensazione di speranza in quel mondo angosciante e sinistro.
Non sentiva né caldo né freddo, solo oppressione per l’aria soffocante che togliendo l’ossigeno offuscava la consapevolezza. Il panorama non poteva definirsi né chiaro né scuro, soltanto un grigiastro senza tempo.

Stefan Hoenerloh

Stavano passando delle persone, vestite con abiti diversi anche se tutti in tonalità grigie, tanto che avrebbero potuto essere scambiati per vecchie e scolorite uniformi. Avevano un’espressione anaffettiva, ottusa, come di chi per non sentire ancora dolore oscura ricordi e persino l’inconscio e così vive anestetizzato nell’apatia. Svuotati, devitalizzati, ricordavano indifferenti burattini, tutti uguali pronti per il burattinaio; quel grigio era il colore della rovina, l’inferno era grigio.

La certezza che fosse un sogno lucido non fu immediata, perché non è che quella desolazione da incubo non fosse possibile trovarla anche nella realtà da svegli, e le arrivò quando i bagliori di quella finestra del terzo piano cominciarono ad accompagnarsi a suoni cacofonici, agghiaccianti fino a sembrare urla di molte persone che gridano sotto tortura.
Alla fine uscirono, schizzarono via da quella finestra, ectoplasmi fluorescenti, Nor fu quasi investita da quelle folate fredde, che sibilavano stridule come scudisciate tanto che si tirò indietro e poi da un lato per schivarle.
I burattini! I burattini erano vuoti e il vuoto attira, come i sedili liberi su un treno affollato, risucchia come un gorgo, horror vacui, e come parafulmini attirarono gli ectoplasmi che andarono a scaricarsi su di loro.

Stefan Hoenerloh

Si svegliò sollevata di esserne uscita, anche se non era stato un sogno così pauroso da definirlo un incubo e di certo, non poteva esser un sogno premonitore.
Senonché ci sono più cose in cielo e in terra di quante uno ne possa sognare nella sua filosofia…

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questa domenica di tempo per scrivere ne ho avuto poco, anzi no, ho voluto fare altro, ma ci tenevo a non saltare il post e questo è il motivo che lo rende più breve del solito; pardon!

buona settimana Bloody Ivy